Reggio Calabria: all’Università Mediterranea la lectio magistralis del presidente emerito della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri

Quest’oggi all’Università Mediterranea si è svolta la lectio magistralis del presidente emerito della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri

lectio-silvestriIl presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, e’ intervenuto questa mattina, all’Universita’ Mediterranea, alla lectio magistralis del presidente emerito della Corte costituzionale, Gaetano Silvestri, sui “settant’anni della Repubblica nell’Europa che cambia“. L’incontro è stato organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’ateneo e dall’Associazione degli ex Consiglieri regionali della Calabria.  ”Dell’ordinamento costituzionale del Paese, della forma di Stato e di Governo, delle riforme e del rapporto con l’Europa, si parla spesso a sproposito. Senza alcuna competenza, senza una conoscenza rudimentale dei meccanismi della democrazia, senza le nozioni più essenziali della storia italiana” , ha esordito Irto che ha aggiunto: “Oggi abbiamo il privilegio di ascoltare, su queste materie, una personalità di altissimo profilo accademico e istituzionale: il presidente emerito della Corte costituzionale, che – ci sia concesso un cedimento al localismo di chi crede nell’Area integrata dello Stretto – nella mente e nel cuore di tanti è stato anche e soprattutto il Magnifico Rettore dell’Università di Messina, maestro di Costituzionale per intere generazioni di operatori del Diritto“.

Il presidente dell’Assemblea di palazzo Campanella ha proseguito: “La Costituzione, oggi, è al centro di un dibattito che ci colpisce in negativo per l’inconsistenza e a volte anche la volgarità del terreno in cui è relegato il confronto democratico. ‘La politica si nutre di diversificazione e competizione tra le parti. Ma è inaccettabile la volgarità del confronto sul referendum’, ha recentemente ricordato il presidente Napolitano. La spia della crisi della società italiana, a mio avviso – ha chiosato Irto -, si rivela proprio in questo aspetto: nel puro scontro tra tifoserie, che rifuggono una matura e approfondita valutazione delle scelte che i cittadini saranno chiamati a compiere il prossimo 4 dicembre, tra le conseguenze della conservazione legata al ‘No’, e l’effetto e il cambiamento che saranno innescati se vincerà il ‘Sì’“.

Irto ha detto ancora: “In 14 lustri – tanti ne sono trascorsi dal referendum del 2 giugno 1946 – quanto e come è cambiato il nostro Paese, la sua società, la sua politica? L’Italia di oggi è ancora quella rappresentata dall’Assemblea costituente e dalle tre anime cattolica, socialista e liberale?  E queste categorie valgono ancora per definire in termini attuali la società italiana nell’Europa che cambia, che acquisisce sempre maggiori spazi di sovranità sovranazionale, e nel mondo globalizzato dominato dal potere del finanz-capitalismo? Per queste e per numerose altre ragioni, che riguardano la progressiva inefficienza del sistema politico e dei partiti, l’inadeguatezza di procedure ormai anacronistiche, l’aggravarsi delle condizioni di un Paese divenuto più vecchio, pesante e dalle ginocchia fragili, discutere seriamente delle riforme non è un tabù, ma un dovere verso le generazioni dell’avvenire“.

Per Nicola Irto, “l’Italia, e il Sud in particolare, non possono più specchiarsi nel passato e vivere come Dorian Gray, ma devono gettare lo sguardo oltre, con visione profonda e pensieri lunghi. Così come fecero i Padri costituenti: non guardando alle dinamiche politiche del momento, ma al futuro. Una bella Costituzione formale è motivo d’orgoglio, ma la società evolve, la Costituzione materiale, per definizione, si trasforma, e una Legge non può essere – come un diamante – ‘per sempre‘”.
Il presidente del Consiglio regionale si e’ soffermato successivamente sui cambiamenti dell’Europa: “Non è più quella del Trattato di Roma ma una realtà molto più ampia, variegata, composita. Non è più il cuore della civiltà mondiale ma solo una della sue parti, probabilmente la più attempata e affaticata. E’ sempre, però, un’Europa a trazione franco-tedesca. Un’Europa che, diciamolo con grande franchezza, continua a occuparsi con tignoso zelo del raggio di curvatura delle zucchine, ma non dei migranti; che impone il latte in polvere nei formaggi, ma non ha il coraggio di assumere una posizione unitaria sulle grandi crisi umanitarie e sui conflitti internazionali. Dinanzi a queste contraddizioni, la soluzione è il ritorno allo spirito di Ventotene e a quegli ‘Stati Uniti d’Europa’ che Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi ‘videro’ molto tempo prima dei governanti delle nostre Nazioni”.

Non potendo restare nel guado in cui ci troviamo, dobbiamo scegliere se tornare indietro o completare l’attraversamento – ha concluso il presidente del Consiglio regionale -. Noi riteniamo di avere il dovere del progresso. Il dovere, politico ed etico, di andare avanti, per impedire che il cambiamento del Vecchio continente si traduca nella mera riproposizione del Gattopardo su vasta scala. Solo così realizzeremo il sogno di De Gasperi e sentiremo davvero ‘la nostra patria Europa’”.