Reggio Calabria, 2 anni di Falcomatà: la “svolta” sbagliata, di quel programma da sogno non sono rimaste neanche le briciole. #sequestaèprimavera…

Reggio Calabria, esattamente due anni fa veniva eletto Sindaco Giuseppe Falcomatà con il 61% delle preferenze: oggi del suo (bellissimo) programma elettorale non sono rimaste neanche le briciole

LaPresse/Adriana Sapone

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Esattamente due anni fa Giuseppe Falcomatà diventava Sindaco di Reggio Calabria: era il 26 ottobre 2014 e oggi, 26 ottobre 2016, è doveroso tracciare un bilancio di un’esperienza amministrativa che è ormai quasi al giro di boa. Non sono i fatidici “primi cento giorni“: adesso Falcomatà di giorni con la fascia tricolore addosso ne ha passati oltre 700: tanti, per esprimere alcune valutazioni sul suo operato politico e soprattutto amministrativo. A partire dall’inizio. Torniamo a quell’autunno di due anni fa.

Un programma da sogno per il Sindaco dei Record: il più giovane e il meno votato della storia della città

LaPresse/Adriana Sapone

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Neanche il tempo di essere eletto, già il 26 ottobre 2014 Falcomatà batteva diversi record. Ad appena 31 anni diventava il “Sindaco più giovane della storia della città“, superando il precedente record che apparteneva a Scopelliti eletto Sindaco nel 2002 quando aveva 35 anni. Ma diventava Sindaco con un altro primato, quello del “meno votato della storia della città“.

Infatti Falcomatà ottenne appena 58.000 voti: tutti i suoi predecessori riuscirono ad averne di più. La percentuale del 61% fu data dall’altissima astensione: due anni fa, infatti, ci fu anche il record negativo di affluenza alle urne nella storia delle elezioni comunali reggine. Ecco i dati storici:

  • 2014 – Affluenza 65% - Sindaco Falcomatà con 58.000 voti, pari al 61% dei votanti
  • 2011 – Affluenza 75% – Sindaco Arena con 61.500 voti, pari al 56% dei votanti
  • 2007 – Affluenza 82% - Sindaco Scopelliti con 84.000 voti, pari al 70% dei votanti
  • 2002 – Affluenza 80% - Sindaco Scopelliti con 61.500 voti, pari al 54% dei votanti
  • 2001 – Affluenza 76% – Sindaco Falcomatà con 61.000 voti, pari al 58% dei votanti
  • 1997 – Affluenza 77% – Sindaco Falcomatà con 58.500 voti, pari al 53% dei votanti
LaPresse/Adriana Sapone

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Per leggere questi dati bisogna contestualizzare l’elezione di Falcomatà due anni fa: la città arrivò alle elezioni comunali stremata da 25 mesi di commissariamento. Due anni e un mese drammatici che avevano messo in ginocchio la città da tutti i punti di vista. La classe politica non aveva saputo rispondere a quel momento di crisi in modo adeguato: da un lato il centro/destra era ridotto in brandelli dopo la stagione del “Modello Reggio”, dall’altro il Movimento 5 Stelle continuava a dilaniarsi internamente senza esprimere un gruppo dirigente in grado di presentarsi agli elettori. Rimaneva così soltanto il Pd e il Sindaco, più che in quelle Comunali, era stato scelto alle primarie di qualche mese prima, in cui Falcomatà riusciva a battere Battaglia per appena 200 voti. Un risultato scontato, quindi, quello delle amministrative.

LaPresse/Adriana Sapone

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Ma Falcomatà non vinceva solo per la pochezza degli avversari: figura giovane e dal volto pulito, rispondeva alle aspettative degli elettori anche perchè porta con se’ un cognome importante che l’ha aiutato molto per il ricordo che la città conserva del padre, e soprattutto aveva presentato un programma straordinario, da sogno, con 44 pagine di proposte concrete che proiettavano la città nel futuro.

Il 1° ottobre 2014 su StrettoWeb pubblicavamo i programmi di tutti i candidati sottolineando proprio la bontà di quello di Falcomatà, che proiettava Reggio in un futuro di speranza. Ecco, la speranza: in tanti hanno votato il giovane Sindaco perchè rappresentava la speranza che le cose potessero cambiare, che la città potesse veramente “svoltare”, con la convinzione che dopo il disastroso commissariamento bastasse poco per riprendere la retta via.

Il problema è che oggi, dopo due anni, di quel programma da sogno non sono rimaste neanche le briciole, e Falcomatà sembra aver preso la “svolta” sbagliata.

La “svolta” sbagliata, di quel programma da sogno non sono rimaste neanche le briciole: altro che “primavera”…

premier renzi sindaco falcomatàA parte quei pochi “tifosi” che parlavano di “nuova primavera” già dal giorno dell’elezione di Falcomatà, senza che avesse dimostrato nulla di quanto la città gli chiedeva, oggi Reggio Calabria dopo due anni di ritorno alla democrazia è una città smarrita, moribonda, degradata. Molto peggio persino rispetto alla stagione, già disastrosa, del commissariamento. Neanche i più pessimisti o critici, due anni fa, potevano immaginare questo capitombolo dopo l’elezione del giovane e rampante sindaco Pd. I più maliziosi l’hanno accusato persino di aver “copiato” il programma da Renzi, ma ammesso che così fosse, il problema non è certo il copia/incolla del programma, ma semmai il non aver proseguito nel “copia/incolla” di tutto il resto, perchè da un lato a livello nazionale Renzi è l’unico che, tra mille difficoltà e pur con degli errori, sta comunque cercando di portare l’Italia sulla via di uno sviluppo moderno, dall’altro sul territorio i buoni propositi di Falcomatà si sono sciolti come neve al sole. Di quel programma da sogno la città non ha visto neanche le briciole e l’unica cosa primaverile che è rimasta sono le condizioni meteo gradevoli come in questi giorni.

LaPresse / Roberto Monaldo

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Falcomatà, più che di “svolta” e di “primavere”, è stato travolto da scandali e inefficienze che l’hanno riguardato sia personalmente che dal punto di vista politico. La sua azione si è “contraddistinta” per un clamoroso immobilismo, proprio nel momento in cui la città più di ogni altra cosa aveva bisogno di decisioni importanti. L’aspetto tragi-comico di questa situazione è che in due anni Falcomatà si è scatenato con selfiehashtag come mai nessuno prima: uno stile social per mascherare con l’apparenza ciò che manca nella sostanza.

falcomatà2Se i reggini andassero a rileggere oggi il programma elettorale di due anni fa, quello che faceva sognare, che aveva illuso e incantato molti cittadini, verrebbe da mettersi le mani ai capelli. Perché è davvero un peccato che neanche una briciola di quelle idee e di quei progetti sia stata realizzata o quantomeno messa in cantiere. Falcomatà prometteva di “realizzare una rete wireless che copra la città“, quella rete che dieci anni fa aveva esordito con straordinario successo sul Lungomare e nelle piazze del Centro, quando Reggio Calabria stava già diventando una “smart city”, mentre oggi si trova all’ultimo posto della classifica e gli esperti nazionali del settore ricordano con rammarico l’eccellenza del Comune di qualche anno fa, a fronte del disastro odierno. Proprio l’assessore alle politiche “smart” (che significa città intelligente, cioè in grado di utilizzare le nuove tecnologie per migliorarsi in sicurezza e sostenibilità), Agata Quattrone, è stata travolta da uno dei più grandi scandali di questi due anni, con la nota vicenda di conflitto d’interessi di cui le cronache hanno ampiamente approfondito.

domenica go green (23)

Eppure l’iniziativa più bella di questi due anni è arrivata proprio dall’assessore Quattrone: sono state le domeniche “green” sul Lungomare, che nel 2015 hanno portato migliaia di reggini a potersi godere di domenica la via Marina senza traffico, dando così una parvenza di città pulita, gradevole, a misura d’uomo. Un’iniziativa fantastica, sulla falsariga delle più grandi città italiane ed europee. Talmente tanto bella, utile e apprezzata che nel 2016 non è stata ripetuta. Anzi, è stata bocciata. Mah.

Restiamo nel settore di ambiente, sostenibilità e sicurezza: nel famoso programma da sogno, Falcomatà assicurava “manutenzione digitale delle strade per il monitoraggio del tracciato urbano e la prevenzione del degrado del manto stradale” e lanciava lo “sviluppo del bike sharing“. Inutile commentare oltre. Sempre sull’ambiente urbano, la città è molto sporca e nel centro storico (vedi Corso Garibaldi) per trovare un cestino dove gettare i rifiuti servirebbe un segugio. I più civili tengono cartacce in mano per diverse centinaia di metri, ma tutti gli altri le gettano dove possono…

waterfront azione nazionale (4)Andiamo avanti, sarebbe già tanto ma il peggio deve ahi-noi ancora arrivare. Due degli argomenti più drammaticamente attuali e importanti sono il Porto e l’Aeroporto. Con il fallimento della SoGAS, lo scalo reggino è commissariato, i voli rimasti si contano con il contagocce (e per giunta con tariffe costosissime), adesso il rischio è quello di una definitiva chiusura o un totale ridimensionamento. Poi c’è il Porto, con il suo progetto turistico legato al Waterfront disegnato da Zaha Hadid: Falcomatà ha detto “no” senza neanche spiegare il perchè. Eppure i soldi c’erano, già stanziati grazie ai fondi POR – PISU (Progetti Integrati di Sviluppo Urbano).

waterfront azione nazionale (3)Ecco un’altra differenza sostanziale tra Renzi e Falcomatà: il premier non ha paura di sostenere un progetto, se questo è davvero valido, anche se il passato era stata una bandiera di Berlusconi (vedi il Ponte sullo Stretto). Perchè lo sviluppo del territorio passa dalle opere e non dalle persone. Qui, invece, abbiamo Falcomatà che soltanto per andare contro a qualcosa di obiettivamente utile per la crescita della città, ma inizialmente ideato da Scopelliti, dice “no”. Vedi la vergognosa gestione del Tapis Roulant, più ore chiuso che aperto. Eppure quello di Zaha Hadid era un progetto straordinario: qualche mese fa lo studio della famosissima archistar ha scritto al Comune, ma il Sindaco non ha avuto neanche l’accortezza di ascoltarli e di riceverli senza impegno. Una chiusura totale.

Zaha Hadid Regium Waterfront (10)Intanto, però, diciamo “no” al Waterfront senza proporre qualche altra cosa di alternativo. In pieno stile grillino. Ma Falcomatà è del Pd, anche se a Reggio sembra amministrare con l’ostilità nei confronti di tutto e la cultura del “no” dei cinquestelle. Perchè invece del waterfront, il Porto si prepara ad “accogliere” i mezzi pesanti per il nuovo approdo dei traghetti dello Stretto: Villa San Giovanni, dopo decenni, verrà liberata da tutti i disagi legati alla salute e alla viabilità, e tutti i problemi di inquinamento e traffico si sposteranno su Reggio Calabria, con il conseguente aumento dei tassi di tumori e di incidenti (spesso mortali).

code traghettiTutte circostanze che Villa San Giovanni negli ultimi decenni ha già pagato sulla propria pelle, fondamentalmente per l’arretratezza di un territorio che non vuole fare un Ponte che risolverebbe questi problemi ma considera quella stessa grande opera – nonostante non ci sia – quasi quasi come colpevole di tutti i problemi. Ed è la classe dirigente reggina che oggi subisce senza colpo ferire una scelta drammatica per la città, una stessa scelta che invece rappresenta un grande successo per il Comune di Villa San Giovanni, che dopo molti anni riesce finalmente a vincere la propria battaglia. Hanno trovato i polli a Reggio.

Aeroporto_Reggio_CalabriaEppure in quel programma da sogno Falcomatà scriveva: ”lavorare con intensità alla completa risistemazione del porto, della stazione centrale e dell’aeroporto, andrà creato un asse viario che li colleghi con efficienza e a costi contenuti. Le porte d’accesso di questa città dovranno essere totalmente diverse come qualità dei servizi e dell’accoglienza da quelle che siamo abituati a conoscere. Gli ingressi di stazione, porto e aeroporto sono i biglietti da visita di una città che oggi non si presenta all’altezza delle aspettative dei turisti ma soprattutto dei cittadini. [...] Sarà fondamentale avviare uno studio che consenta la limitazione dell’ingresso in centro città ai mezzi pesanti facendoli fermare alle porte nord e sud, offrendo un opportuno servizio navetta per il centro. [...] Allo stesso tempo, partendo con un progetto pilota in alcune giornate ben definite, bisognerà iniziare a programmare la progressiva chiusura al traffico di tutto il centro storico dal lungomare a via FIlippini, un centro città finalmente dedito al passeggio, allo shopping, alla fruizione delle bellezze architettoniche cittadine“.

Notte-Bianca1Era un’idea da sogno. Forse troppo bella per essere vera, ma Reggio l’aveva già vissuta con entusiasmo negli anni delle notti bianche, dei concerti, delle iniziative turistiche e culturali in cui il traffico veniva vietato in tutto il centro storico e sostituito con un efficiente servizio di navette. Sarebbe stato bello tornare sulle iniziative di quella stagione, se possibile anche migliorandole. Sarebbe stato stupendo vedere realizzato il 50% di quanto appena riportato dal programma elettorale di Falcomatà: una città a misura d’uomo, pulita, ecologica, intelligente, turistica. Invece niente di tutto questo è stato fatto, anzi – appunto – le domeniche “green” sul Lungomare, tanto apprezzate nel 2015, sono state cancellate nel 2016. Troppa bontà ripetere per due anni consecutivi l’unica cosa buona che quest’Amministrazione aveva azzeccato.

bus turistico reggioParliamo del turismo. Era la strada che la città aveva intrapreso (con evidenti risultati) negli scorsi anni, dapprima durante il tanto vituperato “Modello Reggio“, poi con il progetto “Terre della Fata Morgana“. Ma ciò che è bello, a queste latitudini ha breve durata. Falcomatà nel programma che stiamo riportando era foriero di innovazioni: “dobbiamo rilanciare la città turistica, conseguire Bandiera Blu, creazione del porto turistico, pannelli informativi multilingue e interattivi, punti di informazioni turistica gestiti da personale valido, biglietto unico per tutti i musei cittadini, eventi culturali di alto livello che uniscano cultura e turismo, ideazione di un festival di richiamo internazionale, del mediterraneo o della magna Grecia“. Anche qui, su quello che doveva essere e quello che è stato, possiamo stendere un velo pietoso. I provvedimenti del Comune per attirare i turisti sono stati la tassa di soggiorno, lo stop alla musica nei locali e i sequestri dei gazebo del Lungomare in piena estate.

Cosimo FazioAltro passo importante del programma: “legalità e trasparenza, riconoscendo attraverso la toponomastica meriti e onori“. Per quanto sia soltanto un passaggio simbolico, oggi balza all’occhio: un’Amministrazione Comunale che dopo due anni non è in grado di assicurare degna sepoltura ad un proprio eroico figlio come Antonio Cosimo Fazio, morto tragicamente mentre dirigeva le operazioni di soccorso dei migranti al porto, come può “riconoscere attraverso la toponomastica meriti e onori“?  Proprio Fazio è stato l’ultimo comandante della Polizia Municipale: l’ennesimo scandalo dell’Amministrazione Falcomatà che dopo due anni non è stata in grado di nominare un successore, passaggio fondamentale per la riorganizzazione di un corpo di cui la città sente grande bisogno nelle strade, dove impera l’anarchia più totale. Senza telecamere, senza controlli, l’isola pedonale sul Corso Garibaldi è diventata una strada carrabile ad ogni ora del giorno e della notte, i pochi semafori rimasti funzionanti vedono auto sfrecciare col rosso (tanto, i photored non ci sono più…). Come si fa, ancora, a parlare di “legalità e trasparenza“, se i più delicati passaggi amministrativi sono stati da questo punto di vista imbarazzanti? Lo scandalo Miramare, i parenti, amici, cugini e condannati nominati dal primo cittadino che ha scelto il cugino del suocero come amministratore delle nuove società miste, senza dimenticare la poco chiara vicenda delle nomine per la gestione dei fondi comunitari.

E che dire della sanità? Dopo la vicenda di Ginecologia, quella di Reumatologia ha completato un quadro disarmante a fronte di cui la politica calabrese ha nuovamente spostato il proprio baricentro del potere tra Cosenza e Catanzaro, a fronte di una Reggio Calabria debole, assente e piegata.

Falcomatà-Accorinti (1)Scandali, e immobilismo. Come quello per l’Area dello Stretto. Nel programma di due anni fa, Falcomatà scriveva: “dialogo con la vicina messina per concretizzare l’area metropolitana dello Stretto“. Un annuncio che fa coppia con la “flotta dello Stretto” annunciata 4 anni fa da Accorinti. Oggi le due città in realtà sono sempre più lontane, e le buone intenzioni di Accorinti e Falcomatà sembrano affondate nello Stretto, senza un minimo di seguito operativo che vada oltre gli annunci e le parole.

Lo sport. Un altro passaggio importante di quel programma così bello, ma così illusorio: “sport, diritto alla cittadinanza, elemento fondamentale della saluta e dell’educazione, incentivare l’accesso alla pratica sportiva“. La risposta sono le palestre diventate dormitorio per i migranti, e le società sportive costrette ad emigrare altrove. Per non parlare della gestione degli impianti, dal Granillo per mesi senza agibilità (con l’assurda convinzione che oggi sia un impianto “da Champions League” e con la presa in giro che il minimo banale, cioè che lo stadio sia accessibile ai tifosi, diventi eccellenza…).

L’immagine simbolo di questi due anni di Falcomatà è recentissima: i residenti del borgo collinare di Santa Venere hanno protestato lamentando l’abbandono da parte dell’Amministrazione che due anni fa aveva deciso di presentare la Giunta proprio nell’angolo periferico più lontano dal centro storico per evidenziare la vicinanza alle periferie. Anche questa, rimasta poi soltanto un annuncio.

marcianòLasciando stare l’aspetto Amministrativo, anche sotto il profilo politico Falcomatà non sembra brillare: nel crollo dei consensi (che era già netto un anno fa, oggi certamente ancor più pesante) paga i propri errori ma anche quelli della sua squadra. Una Giunta ferma che non riesce a dare una scossa al primo cittadino immobile: gli unici due Assessori che si sono distinti per una particolare vicinanza alle istanze della popolazione sono Angela Marcianò e Nino Zimbalatti. Stili diversi, ma stessa passione: l’assessore ai lavori pubblici è riuscita ad imporre la propria linea di trasparenza in un settore molto delicato, e l’ha fatto con competenza, stile e serietà. Quello allo sport è riuscito a mettere qualche toppa lì dov’è stato possibile con la sua istintiva passione, e pur senza risultati particolarmente esaltanti s’è sempre distinto per l’ascolto e la disponibilità nei confronti della gente della sua città a cui si approccia con cuore e umiltà.

Il tanto atteso “rimpasto” non c’è stato, Falcomatà continua con la stessa squadra varata due anni fa (anzi, stava facendo fuori dalla Giunta proprio la Marcianò!) e con questo gruppo dirigente si approccia alla grande sfida della “Città Metropolitana”: con quali prospettive?

consiglio comunaleUna cosa però bisogna dirla. Non a discolpa del Sindaco, ma semplicemente per completare la “fotografia” alla realtà. Se Falcomatà ha deluso, le opposizioni stanno facendo addirittura peggio. Il quadro politico reggino è oggi sconfortante. Sia il centro/destra che il Movimento 5 Stelle continuano a latitare dal dibattito politico, che è limitato ai (pochi) interventi di qualche giornalista ancora voglioso di gettare nero su bianco quattro parole su una città moribonda, vuota, silenziosa.

reggio calabria _ dall'altoMancano proposte alternative, mancano progetti, manca anche quel ruolo di opposizione attenta e puntuale che possa svolgere un compito costruttivo nell’azione amministrativa di Palazzo San Giorgio. L’eclatante episodio delle votazioni per il consiglio della Città Metropolitana ha indicato la caratura dei componenti dell’opposizione dentro il palazzo, mentre quella fuori è ancora in fase di riorganizzazione. Una riorganizzazione che per entrambi i poli (M5S e Centro/Destra) non è ancora di fatto ripartita.

Ecco perchè di triste, per Reggio Calabria, non c’è soltanto il presente.
Ma anche il futuro.