Progetto CrePS: società civile e istituzioni assieme nelle visite studio ai beni confiscati a Polistena e Rosarno

beni-confiscatiLe visite studio di lunedì 17 e martedì 18 a Polistena e Rosarno sono state un’importante tappa del progetto CrePS che ha consentito il confronto tra giovani, studenti, appartenenti all’associazionismo locale e membri delle istituzioni sul tema del riutilizzo sociale dei beni confiscati. La Regione è stata presente con tre esponenti della Commissione anti-ndrangheta del Consiglio Regionale, Annamaria Ferrara, Maria Irene Sgro e Francesco Albano e il responsabile dell’Ufficio Cooperazione Territoriale Europea, Nicola Mayera’ (capofila del Progetto) e un funzionario del Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria, Nicola De Giorgio, mentre l’Osservatorio sulla ndrangheta era rappresentato da Stefania Ziglio, referente del progetto e Federico Alagna, Junior Researcher. Alle visite hanno partecipato, inoltre, esponenti di associazioni che gestiscono beni confiscati e molti giovani beneficiari di altri progetti gestiti dall’Osservatorio sulla ndrangheta in collaborazione con altre associazioni del territorio: progetti che spaziano dalla progettualità sul riutilizzo dei beni confiscati (cooperativa NEMESIS) alla memoria delle vittime di ndrangheta (progetto Impronte e ombre), al teatro sociale (progetto Sguardi di strada). Questo ha consentito di intraprendere un dialogo costruttivo con il sindaco di Polistena, Michele Tripodi sui successi così come sulle criticità del sistema della confisca e delle assegnazioni dei beni confiscati anche in vista della stesura di un testo di legge regionale che tratterà proprio di queste tematiche e di come l’amministrazione regionale possa intervenire a sostegno dei comuni che si trovano ad affrontare costi elevatissimi per poter restituire alla collettività i beni confiscati.

Il sindaco, da sempre impegnato fattivamente nella lotta alla ndrangheta, ha, infine, ribadito quanto può essere positivo l’impatto e il cambiamento sociale che può produrre un bene confiscato sull’intera comunità laddove vi vengano realizzate attività con fini sociali e si riesca a realizzare un restauro che anche dall’esterno trasformi l’identità di un intero quartiere attraverso la bellezza. Sempre a Polistena, l’incontro con la coordinatrice di Emergency, Alessia Mancuso nel pomeriggio del lunedì è stato proficuo per comprendere l’importanza di avere all’interno di un bene confiscato ( ex Palazzo Versace gestito dalla parrocchia di Santa Maria Vergine di Don Pino de Masi) una realtà che opera a favore dei migranti (costretti a lavorare in condizioni di schiavitù) e delle classi sociali più svantaggiate fornendo loro non solo un supporto medico (a cui non avrebbero altrimenti diritto non avendo un permesso di soggiorno regolare) ma anche psicologico per affrontare i traumi subiti prima e durante il viaggio verso l’Italia e a causa della dura situazione di vita che quotidianamente devono sopportare. Francesco Bonelli ci ha poi accolti a Rosarno nel tardo pomeriggio, presso la sede dei Masci, per raccontarci la sua esperienza di “amministratore sotto tiro”, minacciato più volte dalla ndrangheta semplicemente per aver svolto il proprio lavoro nella trasparenza e nella legalità, e del suo impegno sul fronte dell’assegnazione dei beni confiscati in qualità di ex Assessore con delega all’Innovazione Tecnologica e alle Politiche Giovanili C’è stato altresì tempo per condividere esperienze positive, quali il Festival “A di Città”, festival della rigenerazione urbana che oggi è divenuta Associazione culturale e che ha lasciato tracce importanti sulle mura delle periferie di Rosarno: murales dipinti da artisti internazionali e locali per far affiorare la bellezza laddove vi è solo cemento, opere incompiute e case non finite. “Le mafie” ribadisce Francesco Bonelli “si vincono facendo rete, rafforzando le collaborazioni tra le forze sane del territorio.”

La giornata del lunedì si è conclusa con la visita dell’ex fortino Condello dove il gruppo Scout Agesci RC Robert 15 Baden Powell ci ha accolto nella loro sede di recente restaurata e ridipinta grazie al lavoro dei volontari di Libera e dei migranti del quartiere. Il racconto emozionante di chi come Luciano Cama, il responsabile del gruppo, è nato e cresciuto ad Archi e che ha visto la trasformazione del bene da presidio criminale a luogo di cultura e di aggregazione giovanile, è la giusta conclusione di un’intensa giornata di conoscenza e scambio di esperienze. Martedì si sono uniti a noi gli studenti del Liceo Scientifico Piria di Rosarno, la cui Dirigente scolastica Maria Rosaria Russo ha accolto con entusiasmo la possibilità di far conoscere ai suoi ragazzi la realtà dei beni confiscati. L’amministrazione comunale ci ha accolti presso il bene confiscato alla cosca dei Iannace/Pesce recentemente assegnato al Comando della Polizia Locale e ci ha accompagnati successivamente a visitare alcuni campetti da calcio, un garage diventato autoparco comunale e ville confiscate alla cosca dei Bellocco che al momento sono in stato di profondo degrado dopo aver subito numerosi atti vandalici da parte degli ex proprietari e che verranno restaurate per essere destinate ad alloggi e caserma dei carabinieri. La visita è proseguita per vedere i container dove una parte dei migranti è costretta a vivere attualmente e gli immobili confiscati che, una volta terminati i lavori, li ospiteranno. La giornata si è conclusa con la visita al Museo dell’Antica Medma, un’occasione per mostrare ai partecipanti al progetto e gli studenti di Rosarno le bellezze nascoste di questa città. Unire l’aspetto sociale delle visite ai beni confiscati con percorsi turistici che sappiano valorizzare le risorse culturali e naturalistiche della Calabria potrebbe essere importante per una sostenibilità economica e una crescita occupazionale che parta dalla restituzione alla collettività dei patrimoni un tempo in mano alle mafie.