Morte maresciallo Francesco Spanò: il commosso ricordo del comandante Cosimo Sframeli

Reggio Calabria: è morto Francesco Spanò, carabiniere e agente segreto. Il ricordo del comandante Cosimo Sframeli

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E’ commosso il ricordo del comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo Valentia, Cosimo Sframeli, nei confronti del maresciallo Francesco Spanò, deceduto poche ore fa. Spanò è stato “il maestro” di Sframeli quando quest’ultimo prestava servizio a Locri. Tanta era la stima nei confronti di Spanò che addirittura i due libri scritti da Sframeli sono dedicati al maresciallo: in quei pregevoli testi si può ripercorrere proprio la straordinaria carriera investigativa di Spanò. Riportiamo integralmente il ricordo che Sframeli stasera ha pubblicato su facebook:

Ci furono persone che affrontarono persecuzioni, fame e morte per affermare i valori della Giustizia. Ce ne sono state altre la cui energia si spreca ancora alla ricerca di una persecuzione, di un comodo martirio, in libertà. Da qualche cattedra insegnano come comportarsi, ad essere retti, onesti, leali. Mostrano di essere perseguitati e, parlando senza un effettivo pericolo, per le agevolazioni che ne derivano, risolvono il “martirio” in un affare. Al contrario delle vere persecuzioni, quando vicino non rimaneva nessun amico e il pensiero della morte era il principale compagno. In nome della legalità, si promuovono petizioni o sottoscrizioni, partecipazioni a trasmissioni televisive, meglio se del servizio pubblico nazionale, per annunciare drammi e dimostrare verità rivelate. Una cultura in perpetuo divenire, tutto da appurare e da correggere, da definire e da elaborare, ma non si potrà mai leggere che la dottrina di moda predicata sia la ricetta infallibile e risolutiva dei dubbi, degli affanni, del malessere di questa terra, delle tristezze e perplessità degli intellettuali. La nuova morale, la nuova legalità, le nuove verità, purtroppo non riusciranno a separare la luce dalle ombre, non sveleranno gli inganni e le ipocrisie, tentano già d’insegnare che la ‘ndrangheta si contrasta con annunci, cortei, fiaccole, convegni, con eccessi di retorica e di cerimonie.

In Calabria c’è un meridionalismo che ricorda le colpe dello Stato, le truffe e l’avidità di un’Italia ricca, le complicità fra ‘ndrangheta e istituzioni, fra ceto politico e finanza. Il lavoro investigativo del pool non durò a lungo. Le prime reazioni, all’ inizio lente e sottili, cominciarono ad assediare il gruppo quando seguendo la pista dei soldi sporchi gli inquirenti ammanettarono politici o seguendo le maglie delle cosche accusarono intoccabili (o presunti tali). Ricordava il giudice che cominciò un arretramento delle istituzioni, un palese fastidio assediò il pool e le inchieste stagnarono. Fu uno scontro di cultura e mentalità. “Il carabiniere, in queste terre, non può essere come un pasdaran mandato allo sbaraglio con la baionetta: occorrono bagaglio tecnico, conoscenze, impegno morale. Se questo non c’è, la mafia ha già vinto”. La normalizzazione fu un dato di fatto, non era contingente ma effetto di scelte generali del governo e degli apparati dello stato. Francesco Spanò, a capo di quella squadra, un maestro per tanti ed insuperabile investigatore per tutti, fu l’ultimo a lasciare Locri, era stato tra i 50 uomini scelti dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa negli anni del terrorismo. In una stradina di fianco alla caserma di Locri, il montacarichi della ditta Crivelli di Catanzaro andava su e giù dall’alloggio con i suppellettili del maresciallo, inteso l’archivio vivente dell’Anonima, della ‘ndrangheta. Ancora, non sono riusciti a sostituire la sua conoscenza di luoghi e di persone”.