Catania, dirottavano pazienti in dialisi da strutture pubbliche a private: in manette il cugino di Messina Denaro

medici_in_scioperoIl suo nome reale era Francesco Messina Denaro, aveva 55 anni ed era cugino del piu’ famoso Matteo, boss mafioso trapanese latitante da anni però si faceva chiamare Gianfranco Messina. C’e’ anche lui tra i cinque arrestati posti ai domiciliari nell’operazione della guardia di finanza ”Bloody money” coordinata dalla procura di Catania che avrebbe scoperto che due dirigenti medici Giorgio Leone, 52 anni, e Elvia Sicurezza 55 anni, rispettivamente in servizio presso i reparti di Nefrologia e Dialisi degli ospedali Garibaldi e Vittorio Emanuele di Catania, dirottavano pazienti, soprattutto dializzati, nelle cliniche private di Salvatore Guarino, di 65 anni, Carmelo Papa, di 60, e di Messina Denaro. Gli indagati sono accusati di ”associazione per delinquere finalizzata a una serie di episodi corruttivi per atti contrari ai doveri di ufficio tra il luglio 2014 e l’aprile 2015”. Nell’inchiesta e’ indagato anche Gianpaolo Barone Lumaga, amministratore delegato della Diaverum Italia Srl fino al febbraio scorso. La societa’ e’ inserita in un gruppo internazionale di rilievo operativo in 20 nazioni, 9.000 dipendenti, 29.000 pazienti in cura e con un volume d’affari oltre 580 milioni di euro. Il giudice che ha firmato gli ordini di custodia ha disposto l’interrogatorio di garanzia, per la nomina di un commissario giudiziale per un anno a carico della Diaverum (societa’, con sede ad Assago che gestisce centri di dialisi in tutta Europa) di cui e’ procuratore speciale il cugino del boss (i loro nonni erano fratelli) e del centro dialisi privato “Le Ciminiere” di cui sono amministratori Guardino e Papa. Secondo la procura ”i dirigenti medici coinvolti avrebbero approfittato del rapporto diretto instaurato con pazienti affetti da patologie nefrologiche e bisognosi di terapia dialitica orientando, talora anche con ‘pressioni psicologiche’, il loro invio verso i centri di dialisi privati. Secondo gli investigatori i malati avevano ”un trattamento meramente ‘commerciale”’. In alcune conversazioni intercettate i dializzati venivano considerati ‘regali’ o ‘numeri da portare’. Il sistema era finalizzato – dice il procuratore catanese Carmelo Zuccaro – ”al progressivo e sensibile aumento dei flussi di spesa pubblica erogati per il rimborso delle prestazioni effettuate dai centri privati”. L’azione commerciale di Lumaga e di Messina Denaro – dicono gli inquirenti – sarebbe stata apertamente mirata all’espansione dell’azienda nel settore dialitico privato ”attraverso l’assegnazione di pazienti da strutture pubbliche ma anche mediante la progressiva acquisizione di centri privati operanti in Sicilia, la cui attivita’ era scemata nel tempo in ragione dell’ascesa della Diaverum e de Le Ciminiere,  che sarebbero riuscite ad accaparrarsi un numero elevato di pazienti”.