Caso Moro: Cornacchia, indagine su legami tra BR e ‘Ndrangheta già nel ’76 e ’77

La Commissione di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro, ha oggi sentito il Generale dei Carabinieri Federico Cornacchia, braccio destro di Dalla Chiesa  che ha fornito ulteriori dettagli sul possibile ruolo svolto dalla ‘Ndrangheta nel Caso Moro

moroaldo-1Una lunga audizione, la seconda, quella di oggi a Roma, che porterà ad un prologo il prossimo 3 novembre. Tante le cose che la Commissione di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro ha oggi chiesto al generale dei carabinieri, Antonio Federico Cornacchia, già braccio destro di Carlo Alberto Dalla Chiesa e tra i primi ad arrivare a via Caetani, il 9 maggio del 1978. Cornacchia ha, in particolare, fornito dettagli sul ruolo possibile svolto dalla ‘NDRANGHETA nella vicenda Moro e sul traffico d’armi legato al Bar Olivetti di via Fani. “Una infiltrata (Nadia) mi permise di scoprire i rapporti con le cosche calabresi dei brigatisti, già nel 76 e nel ’77″, una indagine che poi il militare rese nota al pm Luciano Infelisi, che coordinava le indagini del sequestro Moro. Infelisi, ha ricordato il presidente Fioroni, “proprio durante i 55 giorni si recò in Calabria per trovare la casa per le vacanze estive”. L’allora comandante del nucleo investigativo dei carabinieri, poi presunto appartenente alla P2, con tessera 871, ha poi fatto riferimento all’inchiesta sul traffico d’armi da lui avviata nel ’77 e che portò al coinvolgimento di Luigi Guardigli, faccendiere che tirò in ballo Tullio Olivetti, proprietario del bar che si trovava di fronte al luogo dell’agguato e che, secondo alcuni, potrebbe essere stato usato come base per organizzare l’assalto al corteo delle macchine su cui viaggiava Moro. Ma Tullio Olivetti – ha ricordato ancora Fioroni – non venne ascoltato, restando ai margini: “Mentre da lui avremmo potuto sapere cose di notevole importanza”. Dal generale Cornacchia infine anche un riferimento all’omicidio Pecorelli, il giornalista ucciso a Roma i 20 marzo del 1979, un anno dopo via Fani. Cornacchia fu il primo a raggiungere il luogo dove i sicari avevano sparato, rinvenendo il corpo del direttore di OP. Un omicidio di cui l’ufficiale dei carabinieri si occupò, arrivando ad un identikit del killer che somigliava a Massimo Carminati, allora uomo di raccordo tra Nar e banda della magliana: “Ma poi quella pista venne scartata”, ricorda Cornacchia. ( Adnkronos)