Calabria: “il patrimonio ambientale calabrese è a rischio saccheggio”

“Il patrimonio ambientale calabrese è a rischio saccheggio”: ecco spiegato perché

Parco Nazionale della SilaCOSENZA – Venerdì, 28 Ottobre 2016 – Il patrimonio ittico, venatorio e micologico calabrese rischia di essere distrutto e saccheggiato a causa della mancanza di controlli. Gli effetti della Riforma Delrio e la confusione creatasi con il passaggio di competenze dalle Province alle Regioni dei compiti di controllo e tutela ambientale, aggravati dalla soppressione del Corpo forestale dello Stato, stanno causando danni immani ed irreversibili al territorio. La campagna della caccia è iniziata da ormai due settimane, con controlli insufficienti. Un intervento forte e deciso della Regione, pertanto, non è più rinviabile. È necessario che il personale derivante dalle ormai ex polizie provinciali venga impiegato nelle attività di presidio delle aree boschive, rurali ed extraurbane così che vengano applicate le diverse prescrizioni in ambito di tutela ambientale. È, questo, l’allarme lanciato dal Segretario questore del Consiglio regionale, Giuseppe Graziano, che in merito alla grave carenza di controlli per prevenire i crimini ambientali, determinatasi anche a seguito dell’entrata in vigore della Legge 56/2014 e delle successiva modifiche ed integrazioni, ha presentato un’interrogazione al Governo Regionale per chiedere, tra le altre istanze, quali provvedimenti urgenti intenda assumere il Presidente Oliverio al fine di garantire la necessaria e indispensabile vigilanza nelle materie della caccia, della pesca e della raccolta dei funghispontanei. Atteso che tali compiti in maniera dedicata, già svolti dai corpi di Polizia provinciale, non possono essere trasferiti ad altri soggetti privi di mezzi, professionalità e conoscenze specifiche.

Ci troviamo di fronte ad una situazione imbarazzante – commenta Graziano, da sempre e professionalmente attento all’attività di controllo e tutela del territorio – che, soprattutto in Calabria, sta generando la depredazione totale delle migliaia di tipicità faunistiche e floristiche che caratterizzano la nostra Regione. Nei boschi, così come sui laghi e nei fiumi non c’è più alcun presidio dello Stato e ogni cittadino, più o meno consapevolmente, senza i necessari controlli degli organi preposti, è diventato un potenziale criminale per l’ambiente. L’attività venatoria, così come la campagna della raccolta dei funghi, è iniziata da oltre un mese ma senza la vigilanza assidua e capillare di personale qualificato che – precisa il Segretario questore, rilanciando anche le preoccupazioni espresse di recente dalle associazioni Lipu e Wwf - sia da deterrente per opportunisti e usurpatori dell’ambiente, e da educatore per quanti, invece, non conoscono il valore insito nel patrimonio verde.

Eppure, così come avvenuto in altre realtà Italiane – aggiunge Graziano - il Governo regionale potrebbe essere più virtuoso, riassegnando in capo alle strutture di polizia provinciale l’attività di vigilanza e salvaguardia ambientale. La Regione – suggerisce il Consigliere regionale - potrebbe avvalersi, anche tramite convenzione, di personale di polizia provinciale per l’espletamento di tali servizi, oggi venuti meno proprio a causa di una confusa riforma in materia. Ecco perché non è più rinviabile – ribadisce – un intervento regionale, per evitare una parziale, scompaginata e incongrua mobilità di personale di polizia provinciale verso altre destinazioni, specie in alcune province come Cosenza, dove si è verificata una drastica riduzione delle attività di presidio del territorio in aree rurali ed extraurbane, e la mancata applicazione delle disposizioni in campo ambientale-ittico-venatorio. Senza dimenticare, inoltre – conclude Graziano – la necessità inderogabile di ridare dignità professionale agli agenti e ufficiali dei corpi di poliziaprovinciale calabresi che quotidianamente, nonostante tutto e carichi di innumerevoli difficoltà, continuano ad impegnarsi nella difficile opera di tutela del nostro prezioso territorio. ©CMPAGENCY