Archeologi italiani, Paolo Orsi a Reggio Calabria

reggiocalabriaLa Reghium Julii del sud vide sorgere le prime isole di coloni nel 8° sec a.C grazie ai Calcidesi d’Eubea. La cronologia dei fatti è superbamente enunciata nel Museo Archeologico Nazionale ed il maggior numero dei reperti vennero rinvenuti dal 1889 dall’archeologo Paolo Orsi, mentre nei piani dedicati all’arte medievale e moderna possiamo ammirare l’arte che decorava l’Abbazia di Santa Maria dei Terreti. Autori contemporanei che hanno contribuito con nuovi edifici sono Alessandro Monteleone, Francesco Jerace, Ernesto Basile. Pietro Paolo Giorgio Orsi (Rovereto, 17 ottobre 1859 – Rovereto, 8 novembre 1935) è stato un archeologo italiano. Nacque a Rovereto, città al tempo facente parte dell’Impero austro-ungarico, e questo favorì i suoi legami culturali con la Mitteleuropa. Dopo gli studi presso l’Imperial Regio Ginnasio di Rovereto, si trasferì a Vienna per seguire corsi di storia antica e archeologia. Continuò gli studi presso l’Università di Padova e si laureò a Roma . Poi frequentò la Reale scuola italiana di Archeologia a Roma, la scuola d’arte classica a Bologna e paleontologia di nuovo a Roma. Dopo un breve periodo di insegnamento al liceo di Alatri in provincia di Roma, entrò nella direzione generale delle antichità e delle belle arti e successivamente alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Non avendo superato il concorso per la cattedra di archeologia all’Università di Roma, rimase, nei ruoli della pubblica amministrazione, come ispettore degli scavi e dei Musei, e nel 1890 fu inviato a Siracusa, dove si dedicò allo studio della preistoria con attenzione alle sedi e alle origini dei Sicani, Siculi e Itali e ai centri dell’età del Bronzo Thapsos e di colonie greche quali Naxos e Megara Hyblaea. Nel lavoro sui monti Iblei e la valle che porta al mare scoprì templi, necropoli, mura, palazzi, monete e altro e riportò alla luce l’antica città Casmene. Diede una particolare interpretazione sull’architettura della Basilica di San Foca a Priolo. Fu “Commissario” del Museo Nazionale di Napoli per un breve periodo (1900 – 1901), lasciando però un’impronta indelebile. Infatti gettò le basi per il suo riordinamento globale (realizzato poi dal successivo direttore Ettore Pais), individuando dieci grandi raccolte di materiali. Nel 1907 si ebbe l’incarico di organizzare la Soprintendenza della Calabria con sede a Reggio Calabria, e contribuì alla nascita del grande Museo Nazionale della Magna Grecia, lavorò in particolare a Reggio, a Locri a Crotone a Sibari a San Giorgio Morgeto, a Rosarno dove continuò lo studio sulla Magna Grecia. Scoprì città, un tempio ionico, antiche mura e i siti di Medma, Krimisa e Kaulon. Scavò per diversi anni a Monteleone di Calabria (attuale Vibo Valentia). Nel 1931 fondò con Umberto Zanotti Bianco la rivista «Archivio storico per la Calabria e la Lucania». Mantenne sempre il doppio incarico fino alla nomina di un Soprintendente per la Calabria nel 1924 e si concentrò nell’attività in Sicilia rifiutando la nomina alla cattedra universitaria. Restò anche dopo il pensionamento a lavorare a Siracusa per l’ordinamento del museo di Siracusa che oggi porta il suo nome. Sempre nel 1924 fu nominato senatore del Regno d’Italia. Scrisse oltre 300 lavori di fondamentale importanza, che lo portarono a vincere il Gran Premio di Archeologia dell’Accademia dei Lincei. La sua bibliografia fu ricca di opere e di temi, dalla Preistoria all’età medievale con grande attenzione alla Sicilia Orientale e alla Calabria, oltre che al territorio di Rovereto, delle Alpi e dell’Alto Adige.

 Terreti è un quartiere collinare della città di Reggio Calabria. In epoca bizantina qui esisteva l’Abbazia di Santa Maria di Terreti, andata completamente distrutta, soprattutto a causa dei ripetuti terremoti. Di essa rimangono alcuni ruderi, nonché parti di pavimento a mosaico e colonne, oggi situati presso la Chiesa degli Ottimati nel centro della città, oltre che le descrizioni di osservatori diretti. Il nome Terreti può avere due etimologie. Una risale all’aggettivo latino teres, terĕtis, che vuol dire levigato, arrotondato, intendendo forse un’area particolarmente battuta dai venti o un tempo brulla e priva di vegetazione. Un’altra deriverebbe dal plurale del termine terreto, costituito da terra da cui Terretum. Questa voce potrebbe identificare degli appezzamenti o dei lotti coltivati. Calcide (in greco antico: Χαλκίς, Chalkís) fu una polis dell’Antica Grecia situata nell’Eubea, nel punto in cui l’isola si avvicina di più alla terraferma greca. Calcide ha una storia antichissima. Le sue prime tracce abitative, secondo le scoperte archeologiche, risalgono al paleolitico e la sua prima forma di città risale all’inizio del neolitico, attorno al 3000 a.C. Viene citata da Omero nell’Iliade; secondo il poeta, Calcide ha partecipato nella spedizione a Troia con 40 navi comandate da Elefenore. Fu abitata da genti di stirpe ionica. I Calcidesi fondarono numerose colonie nel Mar Mediterraneo soprattutto in Italia e in Sicilia, stringendo intensi legami commerciali e culturali con gli Etruschi. Gli Etruschi usavano come alfabeto quello Calcidese. Fra l’VIII e il VII secolo a.C. nella sola Italia peninsulare e insulare nacquero: Kallipolis (Giarre), Katane (Catania), Kyme (Cuma), Leontinoi (Lentini), Naxos (Giardini Naxos), Pithecusa (Ischia), Rhegion (Reggio Calabria). Chio, invece, anticamente detta Scio (in greco Χίος, Chios) è un’isola greca dell’Egeo orientale e, amministrativamente, una prefettura dell’Egeo Settentrionale, di fronte alla costa turca. Altri centri sono Vrondados, Volissòs (Βολισσός), Kardamylla e Oinousses