Ancora un falco pecchiaiolo abbattuto a Reggio Calabria, continua la strage silenziosa dei rapaci sullo Stretto

Falco pecchiaiolo abbattuto a Reggio Calabria, il CABS: “fauna selvatica del tutto priva di tutela”

falco-pecchiaioloContinua la strage silenziosa dei rapaci migratori sul versante calabrese dello stretto di Messina. Questa volta ad essere abbattuto dai bracconieri è stato un esemplare maschio di falco pecchiaiolo, colpito da una fucilata nella zona di Vito. Il falco è stato fortunatamente recuperato da alcuni volontari che lo hanno consegnato al CABS per l’inoltro al CRAS di Messina. L’associazione sottolinea, però, come solo una piccolissima parte dei rapaci colpiti venga recuperato, per cui per ogni falco ritrovato altre decine sono stati abbattuti senza che nulla se ne sappia.

E’ solo uno dei gravissimi atti di bracconaggio che stanno interessando la provincia reggina. Con l’apertura della stagione venatoria, infatti, è ripreso il copione di sempre: bracconieri scatenati contro gli animali selvatici e controlli venatori praticamente inesistenti, se si eccettua qualche limitata porzione di territorio sul versante tirrenico della provincia. A conforto di questa tesi il CABS sottolinea come in occasione dell’apertura generale della caccia l’associazione aveva individuato diversi richiami fissi per il bracconaggio alle quaglie, una specie in fortissima diminuzione numerica, soprattutto per la distruzione degli habitat naturali e la meccanizzazione dell’agricoltura, ma anche a causa del il bracconaggio. L’elenco dei richiami acustici, strumenti il cui uso è vietato dalla legge, era stato trasmesso al Corpo Forestale dello Stato con l’indicazione delle relative coordinate geografiche, affinchè venisse avviata la doverosa attività di indagine e tali strumenti venissero rimossi. Alle verifiche, svolte dopo più di due settimane, i volontari hanno accertato che non solo tutti i richiami elettroacustici individuati erano ancora in funzione, ma che altri e di nuovi se ne erano nel frattempo aggiunti.

E’ solo un piccolo esempio, visto che il CABS stima che nella provincia di Reggio Calabria (uno dei black-spot del bracconaggio individuati dallo stesso Ministero dell’Ambiente), oltre un milione di animali selvatici siano uccisi o catturati illegalmente ogni anno: uccelli (protetti e non) attirati ed uccisi con richiami vietati o catturati con le reti; altri uccisi da soggetti privi di licenza di caccia o con armi clandestine; ghiri catturati, anche in pieno Parco d’Aspromonte, con le trappole o abbattuti con i fucili; cinghiali e tassi presi al laccio, catturati con gabbie/trappola o uccisi in battute illegali (svolte anche in aree protette); lupi avvelenati, trappolati o uccisi a fucilate ecc.

Questa situazione è purtroppo destinata ad aggravarsi a partire da questa settimana, quando arriveranno sul nostro territorio le specie di uccelli svernanti. Si tratta di tordi, allodole e fringuelli, che troveranno ad attenderli un esercito di persone armate di fucili e di richiami elettroacustici. Allora sarà strage, senza che le autorità preposte facciano grandi sforzi per impedirlo. Infatti nella nostra provincia i reati venatori sono considerati (anche da parte di molti operatori del settore) di scarsa rilevanza e la fauna selvatica un bene minore. Come se il Governo Italiano non si fosse impegnato in sede internazionale ad assicurarne la tutela, mettendo in campo gli uomini e le risorse a ciò necessarie.

Per il CABS questa situazione vergognosa deve finire! “Nei prossimi giorni” precisa l’organizzazione “trasmetteremo al Prefetto di Reggio Calabria, in qualità di rappresentante del Governo, una dettagliata segnalazione, chiedendo che finalmente vengano realizzati i doverosi controlli e che questi siano sufficienti ed efficaci, come l’Unione Europea ha già chiesto all’Italia, paese sotto minaccia di procedura d’infrazione per la diffusione della caccia abusiva. In mancanza di riscontri precisi sul territorio reggino non esiteremo a denunciare ancora per inadempimento il Governo Italiano ed a mettere in pratica, se necessario, manifestazioni pubbliche di protesta.”