Ancora uccelli protetti abbattuti a Reggio Calabria: nel fine settimana recuperati una poiana ed una rondine

poiana-2Continua la strage silenziosa degli uccelli protetti sul versante calabrese dello stretto di Messina. Questa volta ad essere abbattuta dai bracconieri è stata una giovane Poiana, colpita da una fucilata in contrada Morgone di Molochio. Il falco è stato recuperato dalle guardie volontarie dell’A.N.P.A.N.A. e consegnato al CABS per l’inoltro al CRAS di Messina. Difficilmente, però, potrà tornare a volare. Sabato mattina una rondine comune era stata trovata ferita dai volontari sulla Collina del Paradiso di Pellaro. L’esemplare è però morto poco dopo per le gravi ferite inferte dai pallini all’ala destra e ad una zampa. Pure in presenza di continue segnalazioni alle Autorità competenti, dunque, la situazione non accenna a migliorare. Nella mattinata di domenica, ad esempio, nonostante la pioggia, tutta la zona collinare a ridosso degli abitati di Pellaro e Bocale – Testa di Cane, Campicello, Trapezi, Pecoraro e Zambaldo – sono state interessate da prolungate attività di bracconaggio, per l’uso di richiami elettroacustici vietati o perché l’attività venatoria è stata rivolta contro specie protette. Tutto ciò mentre il passo dei migratori è quasi inesistente. Si pensi a cosa potrà accadere non appena tordi, allodole e beccacce, oltre a tutti i piccoli uccelli protetti, a partire da storni e fringuelli, raggiungeranno il nostro territorio in gran numero per lo svernamento. “Ci riesce difficile capire” sostiene il CABS “come sia possibile che i pochi volontari della nostra associazione, pur privi di poteri giuridici e di mezzi, abbiano denunciato solo a Reggio in un anno, con tanto di prove fotografiche e filmati, decine di bracconieri, mentre le Forze di Polizia, che pure di uomini e mezzi ne hanno molti di più, facciano infinitamente di meno”. Secondo il CABS la spiegazione sta in una sorta di “regresso culturale” che sta riportando la provincia di Reggio Calabria agli anni ‘70, quando la fauna selvatica era considerata un bene di scarso valore e la sua tutela non interessava a nessuno. Il CABS continuerà ad inviare al Prefetto ed a tutte le Forze di Polizia segnalazioni dettagliate, chiedendo che si vogliano predisporre i doverosi controlli e che questi divengano finalmente continui ed efficaci. Intanto, oltre alle usuali denunce inviate alla Commissione UE, l’associazione sta valutando la predisposizione di un’azione di danno, sia ambientale che erariale, chiamando in causa non solo la Regione Calabria ed il Governo Italiano, ma tutte le Autorità preposte ai controlli, dal momento che la fauna selvatica è un bene indisponibile dello Stato e la sua mancata tutela provoca danni enormi a tutta la collettività.