A Reggio Calabria la due giorni del VII congresso della “Rete diabetologia pediatrica calabrese” [FOTO]

bruzzeseSi è svolto al “Grande Hotel Excelsior” di Reggio Calabria il settimo congresso della Rete diabetologica pediatrica calabrese. Un’occasione di confronto tra figure professionali eterogenee e di alto profilo scientifico che hanno animato il dibattito, nella consapevolezza del necessario approccio multidisciplinare verso la cura del paziente. La due giorni congressuale, organizzata dall’associazione Giovani con diabete Locride in stretta collaborazione con il Centro di diabetologica pediatrica dell’ospedale di Locri, si è articolata in diverse sessioni di lavoro incentrate su temi specifici quali, tra gli altri, le prospettive dell’assistenza diabetologica, la sindrome metabolica pediatrica, l’obesità, le nuove tecnologie e il diabete mellito tipo 2. Fari puntati soprattutto sull’aspetto della “relazione” che risulta fondamentale per facilitare la presa in carico  dei bimbi in età evolutiva. Largo spazio è stato dato, quindi, agli aspetti pedagogici e psicologici da considerare durante il percorso di cura, affiancandoli ai metodi tradizionali che rimangono imprescindibili.

Oltre al parterre di illustri relatori, la due giorni congressuale ha visto la partecipazione anche di rappresentanti delle istituzioni, tra cui il presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, che ha concesso il patrocinio all’evento assieme alla società italiana di Pediatria, la società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica e l’ordine dei Medici della provincia di Reggio Calabria. “E’ fondamentale – ha detto il presidente Irto – lavorare in sinergia per ridisegnare un nuovo modello di equità sociale e sanitaria”. Lo stesso Irto ha poi messo in rilievo il valore “dei campi scuola per i bambini diabetici e della creazione di posti di lavoro specialistici”.

La dottoressa Mariella Bruzzese, componente del Comitato scientifico della Rete diabetologica pediatrica calabrese, ha chiarito subito che “il diabete di tipo 1, quello del bambino, è una patologia diversa quello di tipo 2, presente nell’adulto. Questo tipo di diabete – ha spiegato – ha una gestione molto più complessa perché siamo di fronte a una persona in età evolutiva”.  Accanto alla terapia insulinica occorre un’educazione che diventa terapia: “Non solo pediatri e diabetologi, ma anche psicologi e pedagogisti, dietisti e infermieri – ha aggiunto – devono educare i bimbi e le loro famiglie”. Per la dottoressa è di necessaria importanza quindi “stabilire una relazione, un’alleanza terapeutica tra famiglia, scuola e operatori sanitari per far sì che il bambino, che poi diventerà adolescente e uomo, possa realizzare tutti i propri progetti e avere la possibilità di avere il mondo aperto, come tutte le altre persone”.

Secondo la pedagogista  Natalia Piana la cura dei bambini diabetici deve essere “integrata”. “Oltre all’’aspetto medico e fisiologico – ha tenuto a sottolineare – bisogna concentrare l’attenzione anche sugli  aspetti emotivi e psicologici legati alla malattia, non solo perché importanti, ma soprattutto perché condizionano fortemente la capacità di gestione della malattia stessa”. Per Piana la vera sfida oggi in un intervento educativo è “provare ad aprire da competenze prettamente tecniche e scientifiche a competenze relazionali che tengano assieme la complessità dell’esperienza legata alla malattia cronica”.

Nella seconda giornata, dopo le relazioni incentrate sulla sindrome metabolica pediatrica, le nuove tecnologie e il diabete mellito tipo 2, il pediatra diabetologo Stefano Zucchini ha relazionato su obesità, sulla problematica dei bimbi che mangiano cibi ipercalorici e pieni di sale e sui Larn che – ha spiegato –  “sono dei nuovi parametri con i quali bisogna bilanciare i pasti nei bimbi e negli adulti che danno delle regole molto strette e questo stride un po’ con la realtà. Oggi da un lato ci sono i giovani che mangiano sempre peggio, dall’altro gli esperti che creano parametri sempre più stretti a cui dovremmo adeguarci”.