Terremoto, Fausto Orsomarso: “l’UE restituisca all’Italia e alle regioni i fondi necessari alla ricostruzione”

LaPresse/Stefano Costantino

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“Dopo le terribili giornate di lutto è arrivato il tempo di affrontare veramente il tema della ricostruzione e della prevenzione per garantire in modo concreto la sicurezza delle popolazioni. Per questo motivo ho predisposto in Regione – scrive nel comunicato il consigliere regionale del Gruppo misto e portavoce di Azione nazionale, Fausto Orsomarso – un ordine del giorno che impegni la giunta a sollecitare il Governo affinché trattenga dal contributo italiano al bilancio europeo le risorse necessarie alla ricostruzione dei territori colpiti dal terremoto del 24 agosto 2016 e alla messa in sicurezza sismica e idrogeologica dell’intero territorio nazionale. L’Italia e la Grecia sono i soli due paesi dell’Unione Europea con forte rischio sismico. E’ evidente – sottolinea ancora nella nota Fausto Orsomarso – che l’unico vero strumento per evitare altre tragiche morti sia la prevenzione. Serve ad esempio la certificazione sismica di ogni edificio che dovrebbe essere obbligatoria nella compravendita immobiliare esattamente come quella energetica. Orsomarso, spiega ancora come :“La tutela della sicurezza del popolo italiano, dei centri storici e del patrimonio artistico della nostra Nazione è una priorità irrinunciabile e tutto questo passa inevitabilmente da un forte intervento pubblico, sia sul piano dei controlli sia sul piano degli interventi economici per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio. E’ evidente che senza fondi i singoli comuni, le singole regioni, né tantomeno gli stati possano realizzare una vera prevenzione, se non chiedendo altri soldi ai cittadini. Così – prosegue il consigliere regionale del Gruppo misto – – gli assurdi vincoli di bilancio non permettono alle zone colpite dal terremoto reali interventi di ripristino dell’aria e obbligano l’Italia a presentarsi con il cappello in mano dinanzi all’Europa. i fondi erogati per manutenzioni e messa in sicurezza del territorio sono quasi sempre vincolati a cofinanziamenti impossibili da sostenere per Comuni e Regioni, visti i tagli continui cui i loro bilanci sono stati sottoposti dallo Stato. Inoltre ogni investimento è bloccato dal folle meccanismo del Patto di stabilità che impedisce agli enti locali di spendere anche quando i bilanci sono in attivo. Orsomarso, ricorda, inoltre, in che modo “queste assurdità hanno più volte bloccato la ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto” al punto di spingere, nell’ottobre del 2014, il sindaco Massimo Cialente a scrivere al presidente della Commissione Juncker”. Nella missiva il sindaco chiedeva che la calamità naturale venisse “riconosciuta come tale dall’Ue e per la quale sono stati concessi finanziamenti del fondo di solidarietà, lo Stato membro è autorizzato a intervenire, per l’opera di ricostruzione, con finanziamenti pari al massimo quindici volte quanto finanziato con il fondo di solidarietà, senza che questo incida sul patto di stabilità”, aggiungendo che “non è possibile che una regola di bilancio, frutto di una burocrazia a volte senz’anima, possa essere più importante dell’uomo, del cittadino colpito da un dramma collettivo, del futuro di un insieme di abitanti dell’Europa unita”. Sono passati quasi due anni da quella lettera e nessuna risposta è arrivata da Bruxelles.

“L’Italia da decenni è contributore netto dell’Unione Europea, cioè versa a Bruxelles molto più di quanto riceve E’ arrivato il tempo per l’Europa – spiega Vignale – di restituire parte delle finanze che ogni anno l’Italia dà. Vogliamo una riprogrammazione immediata di tutti i Fondi europei oggi non utilizzati dalle Regioni italiane, che ne consenti un immediato utilizzo ai fini della prevenzione del rischio sismico e idrogeologico e l’esclusione dal Patto di stabilità e da tutti i conteggi relativi ai vincoli europei dei finanziamenti necessari a fronteggiare l’emergenza e la ricostruzione nelle zone terremotate”. Il consigliere Orsomarso riporta i dati del Mef attraverso le pubblicazioni ufficiali della Ragioneria generale dello Stato secondo i quali solo nel 2014(i dati 2015 e 2016 non sono ancora stati contabilizzati dal Mef, ma sono molto simili), da dove si evince come l’Italia abbia dato al bilancio UE ben7,3 miliardi di euro più di quanti ne abbia ricevuti. Le stesse fonti ci dicono che tra il 2000 e il 2014 l’Italia ha versato a Bruxelles 213 miliardi ricevendone indietro 141, ovvero ha dato un contributo netto al Bilancio dell’Unione europea di settantadue miliardi di euro. Se a questi dati si aggiungono i quasi 15 miliardi con cui l’Italia ha contribuito al Mes (il famoso “Fondo salva-Stati” che in realtà è servito a salvare solo le banche tedesche dalle loro esposizioni in Grecia), arriviamo – conclude la nota il portavoce di An – a oltre ottantasette miliardi di euro di contributi dell’Italia all’Unione Europea negli ultimi qiondici anni.