Reggio Calabria, l’associazione Anassilaos ricorda la prof.ssa Pina Provazza Porchi

01-okE’ improvvisamente venuta a mancare la Prof.ssa Pina Provazza Porchi, insigne docente e preside, appassionata studiosa d’arte. Non v’è stata – rileva Stefano Iorfida, Presidente dell’Associazione Anassilaos – istituzione culturale reggina che non l’abbia vista partecipe e protagonista, dall’Istituto d’Arte intitolato ad uno dei suoi maestri, Alfonso Frangipane, al Liceo Artitico Mattia Preti, dall’Accademia di Belle Arti al Conservatorio “Francesco Cilea” di Reggio Calabria. Alla crescita e allo sviluppo di tali importanti istituzioni cittadine ella ha dedicato e consacrato la a vita profondendo le sue indubbie qualità professionali e organizzative e le non comuni doti di umanità che le consentivano di comprendere le necessità e i bisogni di allievi e docenti. E’ stata – prosegue il Presidente di Anassilaos – un testimone privilegiato, per più un cinquantennio, delle vicende artistiche di Reggio Calabria, memoria vivente di uomini ed eventi, instancabile promotrice di iniziative culturali, di mostre personali e collettive, che hanno lasciato un segno nella cultura figurativa della Città. Anche nei tempi della maturità, una maturità pienamente attiva e ricca dei doni della saggezza, ha continuato a prendere parte, da protagonista, alle più diverse iniziative e manifestazioni, prodiga sempre di consigli e suggerimenti. L’Associazione Culturale Anassilaos l’ha sempre avuta amica, accanto a sé, nei momenti più significativi e importanti della sua attività trentennale e ha cercato di far sempre tesoro della sua esperienza e della sua vasta e profonda conoscenza della storia dell’arte nazionale e calabrese. La città di Reggio Calabria forse non stata prodiga di riconoscimenti nei confronti della studiosa, della docente, della animatrice culturale ma l’Anassilaos è orgogliosa di averLa insignita, nel 2004, nell’ambito del Premio San Giorgio, promosso d’ intesa con l’Amministrazione Comunale, di un riconoscimento alla carriera. Lascia un vuoto – conclude Iorfida – che difficilmente potrà essere colmato perché la sua figura di studiosa operava e agiva in un momento felice dell’arte reggina, a contatto con artisti di notevolissimo spessore, erede di una cultura storica e figurativa che non c’è più e di cui è stata l’ultimo testimone.