Reggio Calabria in festa per la Madonna della Consolazione: il racconto e TUTTE LE FOTO della processione

Questa mattina la Sacra Effige della Madonna della Consolazione è stata portata in processione nella Cattedrale di Reggio Calabria, un rito antico caro alla città

processione-sabato-festa-madonna-reggio1324Ci è arrivata anche quest’anno, al Duomo. Ci è arrivata ed è scoppiato un applauso che sembrava fosse la prima volta, come se l’enorme Vara non avesse mai varcato prima quella soglia. Vedere dal vivo la Festa della Madonna della Consolazione a Reggio Calabria è come vedere un film che si conosce a memoria ma che non si riesce a smettere di guardare, come chi guarda per l’ennesima volta Titanic sperando fino all’ultimo che si salvino tutti e due.
C’è un filo di ansia che inconsapevolmente prende tutti per mano durante la processione: e se i portatori non ce la dovessero fare? E se inciampassero nel tortuoso percorso del Corso Garibaldi? Siamo tutti consapevoli che è praticamente impossibile che la Vara si ribalti, ma basta un minimo di ritardo nella sincronia dei movimenti che parte dal cuore l’immancabile “a jttaru“, quasi a scongiurare quello che sarebbe ormai inevitabile. Ma la Madonna non vacilla, prosegue dritta e stabile dall’Eremo al Duomo, mossa dalle preghiere, dalle lacrime e dal sudore.

processione-sabato-festa-madonna93Si piangeva, stamattina, durante la processione. Si piangeva, si cantava e si pregava, tutto insieme. Si camminava a piedi scalzi, si portavano i lunghi ceri accesi, mazzi di fiori e bambini da affidare alle braccia dei portatori perché potessero arrivare un po’ più vicini al cuore della Madonnina.
Una processione lunga, in cui la fatica è tanta ma a nessuno importa. Ci vediamo all’Eremo, esce alle 8, come sempre. E se piove? Non pioverà. La Madonna non farà piovere. E infatti, dopo giorni di forti temporali, contro ogni previsione incredibilmente è uscito il sole.
Brillava alto in cielo facendosi spazio tra le nuvole, facendo brillare la plastica dei palloncini ad elio scappati dai polsi dei bambini e quelli liberati in aria al Policlinico Madonna della Consolazione. Sembravano brillare anche i coriandoli, un po’ per il sole, un po’ per la magia della festa.

processione-sabato-festa-madonna-reggio0922La città sarà ferma ad attendere la Madonna“, diceva ieri il Vescovo durante la Veglia all’Eremo, ma in realtà la città era ben viva, nella trepida attesa della sua Patrona. Reggio sostava sulla scalinata della Chiesa del Santissimo Salvatore, sul ciglio della strada fin da Piazza del Popolo, a Piazza De Nava di fronte al Museo, sulla scalinata del Teatro Cilea e sulle scale del Duomo. E poi le traverse, le porte, le terrazze, i balconi. Quei balconi su cui non si vede mai nessuno e ci si chiede se siano davvero abitati, che si adornano di drappi ricamati e coperte pregiate per rendere omaggio alla Sacra Effige.

processione-sabato-festa-madonna-reggio1205Non raccontate la festa, raccontate la fede“, diceva Mons. Morosini lo scorso anno, ma non basta un solo articolo per raccontare cos’è questa Solennità per il popolo di Reggio. La verità è che chi non è nato e cresciuto qui non potrà mai capirla fino in fondo. Chi non ha pregato i genitori per avere quel palloncino, chi non ha mai affrontato il caldo e la folla, la gente che spinge e che grida, accanto alla gente che passeggia chiacchierando del più e del meno, chi non è cresciuto guardando con ammirazione i portatori, chi non ha mai passato in rassegna il clero e le autorità civili, chi non è mai salito all’Eremo di venerdì sera per iniziare a respirare la festa, guardando la basilica illuminata stagliarsi sulla collina come uno squarcio nel nero della notte, chi non ha mai sbirciato nei grandi capannelli per dare un’occhiata agli organetti e alla gente che improvvisa danze antiche, chi non si è mai emozionato guardando quel portatore anziano alzarsi dalla sedia a rotelle per portare ancora una volta, a più di 90 anni, la sua Vara, non potrà mai comprendere cos’è per i reggini questo evento.

processione-sabato-festa-madonna87Si potrà ammirare il rito solenne, l’avanzata della maestosa Vara per le vie della città, il valore socioantropologico-culturale, si potrà capire ma mai comprendere, nel senso stretto di “prendere insieme”: non avrà mai, cioè, quella partecipazione che invece condivide chi ha sempre atteso la festa come qualcosa di unico, come il vero capodanno della città.
Dentro la Festa della Madonna della Consolazione c’è la cultura immortale di un popolo, una traccia genetica che si tramanda di padre in figlio e viene alla luce solo quando appare all’orizzonte la grande Corona che sormonta la cornice del Quadro, nel tremolio del cuore, nella frenesia delle mani che applaudono, negli occhi pieni di inspiegabili lacrime, nella voce che grida ad un coro “Viva Maria”.