Reggio Calabria e impianti sportivi: “Attenzione a nascondere la polvere sotto il tappeto”

tribuna-palacsi_gallinaCi chiediamo per quanto tempo ancora proveremo a nascondere la polvere sotto il tappeto“. Esordisce così in una nota stampa il Presidente Provinciale del CSI, Paolo Cicciù, nel merito delle recenti dichiarazioni rese ai mezzi di informazione dal Presidente del Comitato Regionale della FIP, Sandro La Bozzetta. “È svilente leggere dell’ennesima denuncia che un dirigente sportivo porge alla pubblica opinione per rendere palese lo stato di oblio in cui riversa lo sport di base cittadino. Riconosciamo, ad esempio, il grande valore sociale che la pallacanestro ha sul nostro territorio, anche per merito di chi sinora ha guidato la Federazione, ma ci corre l’obbligo di porre in essere alcune precisazioni, secondo noi, doverose”. “Una disciplina, uno sport non muore perchè ci sono dei migranti in un impianto – spiega Paolo Cicciù – questa muore quando si baratta l’autenticità dell’azione educativa dello sport in nome dei numeri. Ed ancora nello Sport non può esistere una periferia ed un centro, ma esistono i ragazzi che vanno posti, loro sì, al centro della nostra attenzione”. “Al Presidente della Fip si acrive una poco fortunata dichiarazione, ci verrebbe da utilizzare il termine “inspiegabile” per parafrasare la sua nota stampa: perchè occupare le strutture centrali, come Scatolone ed Archi, invece di Pellaro, Catona e Gallina? Ma come? Presidente La Bozzetta ci vuole dire che la nostra città deve continuare a farsi la guerra tra poveri? Che un immigrato in condizioni disumane ad Archi fa più notizia di uno a Pellaro? Che le società sportive che praticano pallacanestro allo Scatolone hanno più diritti di quelle che lo fanno a Gallina?“, si chiede il Presidente provinciale del Centro Sportivo Italiano. “Perché non diciamo la verità ai nostri ragazzi che il sistema sportivo reggino è imploso, che sono pochissimi gli impianti realmente a norma, come Gallina che lei, Presidente La Bozzetta, vorrebbe destinare agli immigrati. Perchè vogliamo per forza creare un antitesi tra lo sport e l’accoglienza? Probabilmente – prosegue Cicciùse lo sport oggi versa in queste condizioni dovremmo fare pubblica ammenda tutti i dirigenti sportivi che hanno avuto la responsabilità di sollecitare le istituzioni ad uno sguardo più serio sul tema dell’impiantistica sportiva in una città metropolitana dove un ragazzo su tre non pratica più attività fisica”.

volley_palacsi-gallinaEppure lo scorso 24 agosto scorso il Presidente regionale del Coni, Maurizio Condipodero, assieme al delegato provinciale ed ai rappresentanti delle federazioni sportive è stato “convocato” ad un tavolo tecnico presso l’Amministrazione comunale dal quale è emerso – per mezzo stampa – il massimo impegno delle parti. Noi come ente di promozione sportiva, seppur gestori di due impianti sportivi comunali, non siamo stati convocati, ma ci siamo fidati della grande famiglia sportiva del Coni, non avendo ad oggi nessuna risposta”. “Ci chiediamo – si interroga Cicciù – cosa abbiate discusso in quel incontro perché la stagione sportiva è ormai iniziata e la gente ci chiede, a noi come a lei, Presidente La Bozzetta, dove andrà a fare sport, sia esso basket, calcio, pallavolo o altre discipline indegnamente ritenute “minori”. “C’è bisogno di serietà ed impegno perché è facile agitare proteste sui giornali, un po’ meno assumere sfide sociali in cui, in questi anni, spesso siamo stati lasciati soli od in alcuni casi persino delegittimati; per cui ben venga l’appello della Fip e di un dirigente di lungo corso, come il Presidente La Bozzetta, ad occupare le piazze con i colori dello sport. Noi, da par nostro, a breve lanceremo dei nuovi progetti socio-educativi proprio partendo dagli impianti in gestione concepiti come luoghi di crescita umana, oltre che tecnica. Di spazi aggregativi sani c’è un bisogno disperato tra i ragazzi; ai nostri giovani servono, anche e soprattutto, esempi di adulti che si sappiano parlare e sappiano fissare le priorità in una società in cui un minore migrante non è un “pacco” da spostare ed allo stesso tempo le strutture sportive non possono e non devono essere dei centri di accoglienza senza neanche i minimi servizi di cui la dignità umana necessita”.