Reggio Calabria: dure parole del Referente del Comitato “Democrazia e Costituzione” sulla riforma del Senato

Dure parole quelle del Referente del Comitato “Democrazia e Costituzione” Nino Marcianò sulla riforma del Senato

costituzioneIl Referente del Comitato Provinciale di Reggio CalabriaDemocrazia e Costituzione“, Nino Marcianò fa delle dure considerazioni circa la riforma del Senato: “Fa un certo effetto che un partito che si dichiara democratico ostacoli in tutti i modi il confronto tra le ragioni del sì e le altrettanto legittime ragioni del no, privando così i cittadini di una giusta ed essenziale informazione. Partendo da questa premessa, proviamo lo stesso ad interloquire, tramite la stampa ,con la ministra Boschi, ospite della festa regionale dell’Unità a Reggio Calabria e le segnaliamo alcune considerazioni sulla riforma del Senato. A)  Il Senato verrebbe eletto dai Consigli Regionali e non dal popolo, nonostante l’elettività diretta costituisca per la Corte Costituzionale  ( Sent. N°1 del 2014) il fulcro della sovranità popolare. B) Il Senato eserciterebbe sia la funzione legislativa per alcune materie sia quella di revisione delle leggi costituzionali. Dai due tipi di  procedimento legislativo (quello normale e quello di conversione dei decreti legge) si passerebbe ad almeno otto procedimenti formalmente diversi con il rischio di potenziali conflitti tra le due Camere che dovrebbero essere risolti congiuntamente dai due Presidenti. E se l’accordo non c’è? La riforma nulla prevede al riguardo.

costituzioneC) Il  Senato sarebbe composto da 95 senatori che dovrebbero svolgere nel contempo la funzione di Sindaco o di Consigliere Regionale, il che renderebbe praticamente impossibile il puntuale adempimento delle funzioni loro assegnate, e da 5 Senatori nominati dal Presidente della Repubblica e per la stessa durata del Capo dello Stato. Il risultato sarebbe che l’identità dei 95 senatori cambierebbe continuamente perché connessa a quella di Sindaco o Consigliere che potrebbe venir meno per qualsiasi motivo ed in qualsiasi momento. D) Nel rapporto Stato-Regioni la riforma non si applica alle cinque Regioni a statuto speciale, che risulterebbero ingiustamente privilegiate perché manterrebbero la potestà legislativa concorrente che le Regioni a statuto ordinario perderebbero soprattutto su materie tipicamente autonomistiche quali le politiche sociali, il governo del territorio e l’ambiente che verrebbero irrazionalmente attribuite allo stato: una riforma completamente sbilanciata a favore dello stato con buona pace del principio di sussidiarietà ( i problemi del territorio affidati alla competenza dell’ente territoriale più vicino ).E)  Una riforma quindi confusa e pasticciata che, abbinata  all’Italicum, otterrebbe lo scopo di “verticalizzare” il potere. Assegnare l’abnorme premio di maggioranza alla lista piuttosto che alla coalizione realizzerebbe quella personalizzazione del potere che è il vero scopo di Renzi”.