Palermo, maxioperazione a Corleone: 12 arresti, in carcere anche il nipote di Provenzano

L’operazione, frutto di una manovra investigativa sviluppata in direzione del mandamento mafioso di Corleone e delle famiglie di Chiusa Sclafani e Palazzo Adriano, “ha consentito di avere cognizione degli assetti di vertice delle menzionate articolazioni di Cosa Nostra”

carabinieriI Carabinieri della Compagnia di Palermo stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Palermo su richiesta della locale Procura Distrettuale, nei confronti di 12 persone, accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, nonché dei delitti di estorsione e danneggiamento. Contestualmente sarà applicata la misura di sicurezza provvisoria della libertà vigilata della durata di 2 anni nei confronti di 2 ritenuti “mandanti di un progetto omicidiario“. L’operazione, frutto di una manovra investigativa sviluppata dal Nucleo Investigativo del Gruppo di Monreale e dalla Compagnia Carabinieri di Corleone in direzione del mandamento mafioso di Corleone e delle famiglie di Chiusa Sclafani e Palazzo Adriano, “ha consentito di avere cognizione degli assetti di vertice delle menzionate articolazioni di Cosa Nostra, nonché delle interlocuzioni con gli esponenti apicali delle famiglie limitrofe“. Sono stati, inoltre, documentati numerosi reati fine espressione della capacità di intimidazione e controllo del territorio delle compagini mafiose oggetto di indagine.

carabinieriC’è anche il nipote del boss mafioso Bernardo Provenzano tra le dodici persone arrestate nella notte: Carmelo Gariffo, secondo gli investigatori, avrebbe tentato di riorganizzare il clan mafioso decapitato dagli arresti degli ultimi anni. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai pm Sergio Demontis, Caterina Malagoli, Gaspare Spedale. Gariffo arrestato nel 2006, uno degli uomini che smistava i pizzini durante la latitanza del boss corleonese, poteva contare su un gruppo di fedelissimi: l’allevatore Bernardo Saporito gli faceva da autista; l’operaio forestale stagionale Vincenzo Coscino, da gregario. Fra gli arrestati anche il capo cantoniere Francesco Scianni, il figlio del capomafia Rosario Lo Bue, Leoluca, e Pietro Vaccaro, questi ultimi due allevatori. Ordinanza in carcere per le estorsioni Antonino Di Marco, Vincenzo Pellitteri e Pietro Masaracchia: quest’ultimo era stato intercettato mentre parlava di un progetto di attentato contro il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Liberta’ vigilata per due proprietari terrieri, gli omonimi Francesco Geraci, nipote e figlio di un capomafia deceduto.

In otto hanno ammesso di avere pagato, di avere subito le minacce estorsive dei capi ed emissari di Cosa nostra corleonese. E’ uno degli elementi decisivi dell’operazione “Grande passo 4″. Anche sulla base delle loro ammissioni è scattato il blitz che ha ricostruito assetti, rapporti e soprattutto la rete degli affari delle cosche che nelle estorsioni hanno il principale snodo.