Il reggino Giovanni Morabito organizzatore della mostra Via Margutta scolpisce il contemporaneo

dsc_0205La grande arte torna a Via Margutta, una strada che è ormai una leggenda, un luogo in cui si sono concretizzati quasi miracolosamente cinque secoli di creatività ininterrotta e in cui è stato protagonista un mondo cosmopolita e vulcanico di pittori, scultori, fotografi, stilisti, musicisti, scrittori, poeti, registi ed attori. La bellezza di questa via appartata ma centrale, silenziosa, con i suoi magnifici cortili e il verdeggiante abbraccio del Pincio, e il ricordo della sua stagione più felice, dal secondo dopoguerra a tutti gli anni sessanta, sono talmente intensi da aver indotto il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, con la collaborazione della galleria monogramma Arte Contemporanea di Giovanni Morabito, a promuovere e sostenere il connubio fra due eccellenze, ovvero la via stessa e una selezione di grandi scultori italiani (Antonietta Raphaël può essere considerata italiana di adozione), due dei quali, fra l’altro, hanno per un certo periodo lavorato proprio qui: Pietro Consagra e Pericle Fazzini. Così, per riportare la luce della grande arte in via Margutta con l’auspicio di una sua rinascita, si è scelto di scendere in strada, all’aperto: per un mese le passeggiate di romani e turisti saranno accompagnate lungo tutta la via dalle presenze riservate ma ineludibili di 14 importanti sculture (molte delle quali cortesemente concesse in prestito da Nicola Loi dello Studio Copernico di Milano), selezionate da Gabriele Simongini nell’ambito di varie tendenze e distese lungo gran parte del ‘900. “Sono particolarmente lieto – dice il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele - di aver contribuito in maniera significativa, attraverso la Fondazione Terzo Pilastro-Italia e Mediterraneo che ho l’onore di presiedere, alla realizzazione di questo progetto che vede la presenza di alcuni dei più stimati artisti del nostro tempo, in una delle strade che ho maggiormente amato negli anni giovanili del mio arrivo a Roma. Via Margutta negli Anni Sessanta era, infatti, l’epicentro della vita culturale della città, come ho spesso ricordato quando ho realizzato nella sede di Palazzo Cipolla la mostra “Gli Irripetibili Anni ’60″, popolata dagli artisti a me cari divenuti nel tempo anche miei amici quali Schifano, Angeli, Festa, Mambor e altri”. E il curatore della mostra, Gabriele Simongini, scrive nel suo saggio in catalogo (Gangemi editore): “Non si può negare che proprio tramite l’eccellenza dei suoi scultori l’arte italiana abbia mantenuto un primato internazionale lungo tutto il ventesimo secolo che da tempo era stato perduto in pittura. E sarebbe auspicabile che anche Roma ospitasse in futuro una grande rassegna di scultura internazionale in rapporto alla città, così come avviene, ad esempio, a Londra con “Sculpture in the City”. Mentre Giovanni Morabito sottolinea: “E’ da molti anni che penso a questo grande evento: arricchire per un mese intero la strada dell’arte più famosa al mondo con le opere monumentali di alcuni fra i più importanti scultori del novecento, due dei quali hanno operato proprio in via Margutta. Mi auguro sia il primo di una serie di eventi culturali che servano ad un serio rilancio di questa bellissima strada che conta centinaia di anni di storia artistica e che è stata ed è tuttora nel cuore di tanti personaggi di cultura sia italiani che stranieri”.

Gli scultori (in ordine generazionale) e le opere:

1)     Arturo Martini, “Trilogia dei Re”, 1926/27-1989, bronzo:  “La principessa”, cm.100×46,5×26; “La leggenda di San Giorgio”, cm.100×45,5×25; “Sposalizio dei principi”, cm.100x47x26.

2)     Antonietta Raphaël, “Fuga da Sodoma”, 1935/1968, bronzo, cm.240x105x65.

3)     Francesco Messina, “Lady Macbeth”, 1980/92, bronzo, cm.247x114x80.

4)     Giacomo Manzù, “Tebe sulla sedia”, 1983/2004, bronzo, cm.126x103x118.

5)     Pericle Fazzini, “Figura che cammina”, 1933-1987, bronzo, cm.180x65x77.

6)     Pietro Consagra, “Bifrontale uno”, 1977, marmo verde, cm.127x92x26.

7)     Arnaldo Pomodoro, “Rotativa di Babilonia”, 1991, bronzo, diametro cm.150×40.

8)     Augusto Perez, “Kronos”, 1991, bronzo, cm.240x100x160.

9)     Eugenia Albini, “Ragazza al sole”, 1975, bronzo, cm.80x40x40.

10) Giuliano Vangi, “Uomo nudo in piedi”, 1988, bronzo, cm.203x65x52.

11) Floriano Bodini, “Paola e il cavallo”, 1982, bronzo, cm.73x42x42.

12) Renato Mambor, due “Raccoglitori di pioggia”, 2011, alluminio, ciascuno cm. 208x50x120.  Courtesy  Marzia Spatafora Spazio Culturale, Brescia .

13)  Giuseppe Maraniello, “Il gatto dorme rotondo”, 2009, bronzo e foglia d’oro,    cm.220x130x70.

a cura di Gabriele Simongini