A Reggio Calabria iniziativa su Piero Calamandrei

piero-calamandreiPromosso dall’Associazione Culturale Anassilaos si terrà martedì 27 settembre alle ore 18,00 preso la Sala di San Giorgio al Corso nel 60° della morte un omaggio a Piero Calamandrei (Firenze, 21 aprile 1889 – Firenze, 27 settembre 1956), giurista, politico e letterato. Una delle grandi figure della Repubblica Italiana appena risorta che fu tra i fondatori del Partito d’Azione, membro della Consulta Nazionale e fece parte, alla Assemblea Costituente, della Commissione dei Settantacinque incaricata di redigere il testo della Costituzione della Repubblica. A parlare dello studioso interverrà il Prof. Antonino ROMEO. In un celebre discorso agli studenti universitari e medi di Milano il 26 gennaio 1955, nell’ambito di una serie di conferenze sulla Costituzione italiana organizzate nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria egli spiegò ai giovani come la Costituzione fosse un ideale ancora da realizzare e per il quale impegnarsi soprattutto laddove il testo parla di lavoro e delle disuguaglianze sociali. Un tema che oggi ha una grande attualità. Così disse, tra l’altro, ai giovani interlocutori “L’articolo 34 dice: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo, impegnativo per noi che siamo a declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economica e sociale del Paese [art. 3, ndr].” È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. 1°, “La Repubblica d’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”,questa formula corrisponderà alla realtà, perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica, perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società. E allora voi capite da questo che nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà; in parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere, quanto lavoro vi sta dinnanzi!”