Terremoto, grande rabbia della Presidente del Consiglio di Villa San Giovanni: negata la possibilità di prestare soccorso

Grande rabbia per la presidente del consiglio di Villa San Giovanni, per aver negato la possibilità di soccorso al centro italia colpito dal terremoto

LaPresse/Vincenzo Livieri

LaPresse/Vincenzo Livieri

Grande rabbia ed amarezza, questi i sentimenti espressi dalla Presidente del Consiglio di Villa San Giovanni Patrizia Liberto, all’indomani del terremoto che ha colpito gran parte del centro Italia e per il quale è stata negata, al gruppo comunale di Protezione Civile Villese, la possibilità di  intervenire per prestare soccorso.

“ Ho lavorato alacremente sin dal primo giorno in cui ho ricevuto da parte del Sindaco la delega alla Protezione, al fine di mettere in condizione il gruppo comunale Villese di poter operare, ma nonostante gli sforzi condivisi con il Geom. Barresi e con il Sindaco Antonio Messina, a tutt’oggi non siamo riusciti ad ottenere dalla Regione Calabria l’iscrizione del gruppo al registro regionale della P.C. . Dopo aver ottemperato a tutti gli adempimenti richiesti dagli uffici regionali, attendiamo da oltre cinque mesi una risposta che non è mai arrivata, tutto ciò nonostante i numerosi solleciti effettuati direttamente al Dott. Tansi responsabile della Protezione Civile dell’intera Calabria. Oggi alla mia richiesta di poter avere un’autorizzazione, anche temporanea, che ci consentisse di poter inviare i nostri volontari in aiuto dei terremotati, è giunta l’ennesima risposta negativa. Di fronte ad un evento catastrofico, ha proseguito Patrizia Liberto, su un tema così delicato come quello della sicurezza dei cittadini, questi ritardi non possono essere ammissibili, specialmente in un territorio come il nostro a forte rischio sismico ed idrogeologico. Invierò oggi stesso al Presidente della Giunta regionale Oliverio ed al Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria una lettera al fine di sollecitare un immediato intervento che consenta al gruppo comunale di Villa San Giovanni, ed a tutti i gruppi dell’intera regione  di poter operare liberamente “