Sanità d’eccellenza e all’avanguardia: intervista a Antonio Iannello, con la chirurgia robotica ha salvato la vita a un malato di cancro

Il chirurgo messinese Antonio Iannello illustra ai microfoni di StrettoWeb tutte le migliorie apportate alla sanità dalla chirurgia robotica

iannelloromaIn tempi in cui i casi di malasanità sono all’ordine del giorno, si fa spazio un nuovo tipo di medicina che potrebbe salvare milioni di vite umane e che potrebbe ridare lustro alla medicina italiana. Parliamo della chirurgia robotica, la chirurgia del futuro. Pur con diverse difficoltà, la chirurgia robotica non riesce ad affermarsi al Sud, nonostante i benefici a lungo termine riconosciuti nel resto d’Italia. Tra gli esperti di chirurgia robotica c’è il chirurgo messinese Antonio Iannello, che lavora presso il reparto di Urologia dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni di Roma. Il chirurgo è balzato agli oneri della cronaca, per aver salvato la vita nei giorni scorsi a Mauro Tabolacci, malato di cancro alla prostata, tramite l’utilizzo del robot Da Vinci. Tabolacci è stato sottoposto ad un intervento di prostatectomia radicale robotica, che prevedeva l’asportazione di un tumore alla prostata. L’intervento è stato eseguito dal reparto di Microchirurgia Robotica Urologica ed ha visto alcune complicazioni. Il paziente, infatti, durante l’intervento è andato in arresto cardiaco. Dopo alcuni tentativi di rianimazione, era necessario trasformare l’intervento da robotico  a “cuore aperto“. Nonostante la gravità della situazione, il dottore ha proseguito il suo lavoro mentre l’equipe continuava ad ossigenare e massaggiare il paziente. L’intervento è stato poi concluso, per dar spazio al reparto di Emodinamica. Il signor Tabolacci è potuto rientrare finalmente a casa e per poco più di un mese sarà costretto a stare a riposo per far si che le sue funzioni cardiache ritrovino l’equilibrio. L’uomo, inoltre,  ha sconfitto il tumore e risulta essere continente. Ma questa chirurgia robotica in cosa consiste? Iannello lo illustra ai microfoni di StrettoWeb.

robot da vinciLa chirurgia robotica – spiega –  è di gran lunga superiore alla laparoscopia prostatica. Infatti, se per la laparoscopia è necessario che il chirurgo intervenga operando sopra il petto del paziente attraverso dei piccoli tubicini; nella chirurgia robotica i tubicini sono comandati dall’uomo a distanza“. E’ essenziale sottolineare che, il robot non ha nessun tipo di autonomia. Infatti, questo è guidato e comandato solo ed esclusivamente dal chirurgo“. Innanzitutto, il sistema di prostatectomia radicale robotica più conosciuto è il robot Da Vinci, che permette di intervenire utilizzando strumenti chirurgici che entrano nel corpo del paziente attraverso alcuni piccoli tubicini cavi. Il chirurgo controlla il robot attraverso una consolle. Con questa muove i bracci robotici dentro ai quali vengono inseriti dei polsi ruotanti che consentono di raggiungere i punti più difficili. Il sistema robotico è costituito anche da una telecamera che consente di avere una visione tridimensionale e ad alta definizione. Il tremore umano è invece abbattuto da un filtro elettronico.  I benefici ottenuti sono diversi sia per il paziente che per la struttura ospedaliera. Infatti, “con la chirurgia robotica – continua Iannello - si riducono i tempi di degenza, non vi sono perdite ematiche e quindi non sono necessarie trasfusioni, il paziente può tornare alle sue mansioni lavorative più in fretta, non si hanno problemi di incontinenza e si mantiene la potenza sessuale. Con la pratica tradizionale di prostatectomia radicale a cielo aperto, i pazienti erano costretti a vivere con lunghe cicatrici ed effetti collaterali quali un eccessiva perdita di sangue ed emotrasfusioni, dolori, lunghi soggiorni ospedalieri, infezioni postoperatorie e riduzione delle loro attività“.

robot da vinci2Per il paziente vi sono anche grandi benefici dal punto di vista psicologico. Infatti, l’impotenza è causa di depressione e di divorzio. Grazie alla chirurgia robotica, il paziente potrebbe così salvarsi da una lunga vita triste ed infelice.  E’ anche vero che, tutto questo ha un costo oneroso per la struttura sia in termini di acquisto che di mantenimento (la spesa si aggira tra il milione e mezzo e i due milioni di euro. Anche i costi di manutenzione annui sono alti, circa 130 mila euro). Questi costi, però, potrebbero essere abbattuti da un aumento degli interventi (ne basterebbero solo 70) e dal miglioramento delle competenze.  ”Troppo spesso, diverse strutture acquistano un robot nella speranza di poter migliorare le prestazioni. In realtà, è la competenza che paga. Infatti, per utilizzare un robot sono necessari diversi anni di apprendistato e l’amore nei confronti del paziente. Una politica basata sul marketing rischia di creare danni irreparabili per il paziente. Dopo 7 anni e mezzo di duro lavoro all’Ospedale San Giovanni di Roma, ho deciso di “migliorarmi” con la chirurgia robotica. Ho affrontato due anni e mezzo di apprendistato, che hanno previsto anche frequenti visite all’estero. Sono 4 anni e mezzo che opero liberamente con la chirurgia robotica. Vi è però da aggiungerà, che nella nostra struttura, è stata creata una scala gerarchica. Infatti, chi è formato può formare altri colleghi. Si è creata una vera e propria scuola voluta dal mio primario. Chi utilizza la console non è mai solo, ma è assistito da un’equipe medica che lo guida nelle manovre, spiega Iannello“.

da vinciPerché, però, questa tecnica non è diffusa largamente in tutta Italia? Perché ancora siamo costretti a sentire e sopportare così tanti casi di malasanità? Iannello spiega che “in Italia esistono 60-62 robot. La maggior parte di questi risiede in Lombardia, ne troviamo qualcuno a Roma, qualcuno a Napoli ed in Puglia. Al sud purtroppo non c’è nessuno che abbia le competenze adeguate a praticarle”. Ultimi tra gli ultimi, è sempre il Sud che non riesce o meglio non vuol vedere nella chirurgia robotica, il punto di partenza adeguato a migliorare la sanità. “Per esportare questa pratica al Sud è necessario essere lungimiranti. Si deve scommettere sulla chirurgia robotica e per farlo è necessario richiamare gente esperta. Questa scommessa è una scommessa a 360°. Infatti, basti pensare che un uomo siciliano che decide di operarsi a Roma o al Nord comporta dei costi per la Regione Sicilia. Questa dà, infatti, alla Regione Lazio un corrispettivo che sarebbe potuto andare tranquillamente nelle casse regionale. Un paziente operato costa in media tra i 6000-8000 euro. Questi sono soldi che la Regione Sicilia perde e che vanno sommati a tutti quelli che vengono operati fuori dal proprio territorio”. “Questa tecnica di intervento può essere applicata a chirurgia generale e vascolare, cardiochirurgia, chirurgia ginecologica, chirurgia toracica, chirurgia otorinolaringoiatrica, chirurgia pediatrica e urologica ( interventi sui reni, ureteri, vescica e prostata)“.  “Bisogna amare un po’ di più il proprio territorio se si vuole migliorare“, e non possiamo che accodarci a tale pensiero.