Salvatore Quasimodo, il poeta dello Stretto: una vita tra Reggio e Messina. A Roccalumera il “Parco letterario” presso la vecchia stazione ferroviaria [FOTO]

La storia di Salvatore Quasimodo e il viaggio nel parco letterario di Roccalumera

Salvatore Quasimodo con Anita Ekbergdi Kirieleyson - Nel corso di una breve vacanza al mare a Roccalumera (paese sul mare tra Messina e Taormina), durante una passeggiata notturna,  mi ritrovai con mia moglie ed i miei cognati nella stazione ferroviaria, insolitamente curata e stranamente aperta, essendo le 22.15.

Nella sala d’aspetto, oltre alla classica panca di legno, spiccavano alle pareti grandi foto di inizio secolo (‘900); seguiva poi la stanza del capostazione,  corredata delle apparecchiature di controllo dei binari ed  ammobiliata con una vecchia scrivania bene ordinata sulla quale spiccava un berretto rosso, il classico copricapo dei  capistazione;  ancora foto d’epoca alle pareti;  in un’altra saletta, oltre alle  immancabili  foto distribuite su armadi e pareti,   delle sedie disposte di fronte ad un monitor e distribuite su più file.

Vista da fuori era la classica stazione ferroviaria di un piccolo centro, la struttura interna era proprio quella di una stazione, ma tutto il resto non c’entrava con la ferrovia.  In effetti  quel luogo non era più la stazione ferroviaria, che era stata da tempo dismessa dalle Ferrovie dello Stato per essere  sostituita da un semplice marciapiedi, come è ormai accaduto in innumerevoli  paesini da cui passa il treno.

Una gentile signora si accolse e ci disse che quello era il “Parco letterario Salvatore Quasimodo”, di cui peraltro avevo sentito parlare, ma verso il quale, per la verità, non avevo prestato un grande interesse.

Il “parco” è il giardino-museo  creato da alcuni cittadini di Roccalumera,  nella fattispecie, i fratelli Carlo e Sergio Mastroeni,  al fine di conservare  oggetti e documenti inerenti o in qualche modo collegati al  grande poeta e letterato siciliano, premio Nobel per la letteratura nel 1959, il quale, pur essendo nato a Modica ( città in cui, all’epoca della sua nascita, nel 1901, viveva la sua famiglia, essendovi  stato traferito  suo padre, ferroviere)  era di fatto roccalumerese, come suo padre e  suo nonno.  Ed a Roccalumera, presso i nonni paterni, vi  trascorse  le Estati della sua Infanzia.

La Signora ci informò che la visita al parco prevedeva   un giro attraverso la vecchia stazione,  alcuni vecchi carri ferroviari  (come uno di quelli in cui visse la famiglia Quasimodo a Messina, dopo il terremoto del 1908) adibiti a contenitori di cimeli ed  infine alla Torre Saracena, ci chiese infine di attendere un po’ in quanto la “guida” doveva ancora rientrare dal giro iniziato circa un’ora prima.

Da  lì a pochi minuti arrivarono, con un seguito di turisti sul procinto di andar via,  un signore ed un ragazzino, Federico, di 13 anni: erano loro le guide che ci avrebbero accompagnato nel nostro giro, che iniziò subito dalla sala d’aspetto della stazione.

Fatto sta  che,  intenti ad ascoltare quella che per noi era una  inedita storia ed a fare domande, per riceverne dettagliate  risposte,  coi accorgemmo che era passata  la mezzanotte ed  avevamo fatto solo alcuni metri del giro previsto:   eravamo infatti ancora dentro la stazione e restavano da visitare  i vagoni e la Torre.

Ma si era fatto troppo tardi: non  certo per le nostre guide, che probabilmente  sarebbero rimaste con noi anche tutta la notte,  vista la passione che  ci mettevano nel loro lavoro, ma lo era  per noi, per  una storia di chiavi dimenticate.  Federico  ci rimase un po’ male: avrebbe dovuto accompagnarci proprio lui a visitare i vagoni e la torre.

Ma promettemmo che saremmo ritornati,  alla prossima apertura, anche senza di me, ché  non avrei potuto, per concludere il giro.

Cosa avrà avuto di tanto speciale quella visita da non farmi accorgere che il tempo passava così velocemente?

Da una parte, certamente  gli scorci di vita passata in un paese dello Stretto; l’insolita storia di una persona che ha vissuto da bambino in un vagone ferroviario, che studia da   geometra, ma che nello stesso tempo è un appassionato di latino e greco antico, tanto da diventare un rinomato traduttore di testi classici e frequentatore dei più noti circoli letterari nazionali e che infine vince il premio Nobel, che non è certo il premio letterario che ogni estate  si dispensa un po’ ovunque.

D’altra parte al di là dei fatti squisitamente letterari e sociologici di cui ho trovato descrizione nella mia visita, per me è stato significativo  scoprire come la memoria storica possa affievolirsi nel tempo, fino a cancellare abitudini, episodi e circostanze, che invece sarebbe talvolta  utile tener presente.   Ma, soprattutto, la visita mi ha portato ad alcune riflessioni.

E’ stato toccante un documento conservato tre i cimeli:  lo “stato di servizio” di Quasimodo Gaetano  padre del poeta, presso le Ferrovie dello Stato : dal documento ingiallito (foto a fianco)  si  evince che Gaetano  iniziò a lavorare (regolarmente registrato), nel 1874, per andare  in pensione nel 1927). Non mi hanno impressionano tanto i 53 anni di servizio (mi auguro di riuscire a fare altrettanto anch’io), ma il fatto che quando iniziò a lavorare, il giovane Quasimodo padre, aveva appena 7 (sette) anni!  Ma a quei tempi c’erano i bamboccioni?

Da una poesia (Al padre),  che la nostra guida ci lesse, appresi  ancora che,  subito dopo il Grande Terremoto chi, a Messina, veniva trovato a rovistare tra le macerie della città distrutta, rischiava la fucilazione, come in effetti accadde per molti.  Valeva  infatti l’equazione: chi rovista è un possibile sciacallo e, nell’indecisione, veniva fucilato.  Più o meno come accade oggi con i rifugiati: se parla arabo è un potenziale terrorista. Chissà perché mi vennero in mente Salvini e le ronde padane.

L’indomani volli approfondire l’argomento e scoprii che gli autori delle fucilazioni furono i militari russi  presenti in città  (una  nave  della marina zarista  fu la prima unità a sbarcare a Messina  ed  a  prestare  i primi soccorsi). I Russi,  nello scoprire un possibile sciacallo, gli facevano  un  processo sommario (con il giudice che parlava russo e l’imputato che rispondeva  in messinese) per poi fucilarlo  - evidentemente  dalle loro parti si usava così – Anche dopo tale  approfondimento, chissà perché,  mi tornò in mente Salvini.

Nel corso della visita appresi poi che Quasimodo, negli anni 20, in pieno periodo fascista, aveva vissuto a Reggio Calabria (era impiegato al Genio Civile) e che era solito frequentare  gli ambienti libertari cittadini.   Ignoravo  che il famoso letterato fosse vissuto anche sull’altra sponda dello Stretto. Scoprii  con piacere che anche nella mia città c’era chi, nonostante tutto, si ribellava a quel regime e non aveva timore a ribadire le proprie idee.

A  Messina, città in cui studiò alle superiori, l’Amministrazione Comunale conferì a Salvatore Quasimodo  la cittadinanza onoraria e l’Università  la laurea honoris causa in Lettere. Non mi viene in mente nulla che sia stato fatto a Reggio per ricordare un illustre abitante pro tempore della città; rimane comunque agli atti (del Parco) una foto del poeta sul Lungomare.

Scoprii  inoltre piacevolmente  che, essendo state tradotte in svedese alcune sue opere, Quasimodo ebbe una certa notorietà anche in Svezia, specie tra le ragazze. Infatti,  in occasione della cerimonia di assegnazione del premio Nobel, diverse giovani  svedesi  fecero  a gara per farsi fare una foto (allora i selfie non erano ancora stati inventati)  con il poeta siciliano.  E alcune di quelle foto sono conservate nella stazione, assieme ad una che lo ritrae con Anita Ekberg, la bellissima attrice svedese resa famosa da Fellini con  “La dolce vita” e  con la quale Egli ebbe un particolare rapporto.

Nel corso di quella  visita ebbi infine modo di scoprire ed apprezzare come Quasimodo fosse stato anche  uomo di rara onestà  intellettuale: la sua fede di sinistra non gli impedì infatti di intercedere a favore del poeta filo fascista Ezra Paund il quale, subito dopo la guerra,  finì in carcere dopo essere stato processato dagli americani (era cittadino statunitense) e condannato per tradimento.

Evidentemente le sue idee politiche non gli impedirono di poter considerare degno di attenzione  un non facente parte della propria parrocchia e di apprezzarne i meriti letterari.

La circostanza, in materia di onestà intellettuale, mi fece venire in mente l’ex-Cavaliere & C.  che, quando era al governo, diceva che era necessario effettuare le riforme costituzionali per ammodernare il paese, per renderlo più governabile e per ridurre il numero dei politici ed i relativi costi, per poi gridare all’attacco alla Costituzione nel momento in cui qualcun altro ci pensò poi a farlo.

Riflessioni  personali a parte, chi volesse visitare il Parco, troverà ogni informazione all’indirizzo www.parcoquasimodo.it.