Reggio Calabria, il garante dei diritti delle persone private della libertà in visita al carcere di Arghillà e Panzera

carcereArghillaIl garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Reggio Calabria, avv. Agostino Siviglia, in occasione del Ferragosto e della festività dell’Assunta, si è recato in visita agli istituti penitenziari di Reggio Calabria, Arghilla e “G.Panzera”.

“Ho sentito il dovere istituzionale, oltre che umano e personale -afferma il garante- di recarmi presso gli istituti penitenziari di Reggio Calabria, Arghilla’ e “Panzera”, per i quali sono competente in ragione delle funzioni che esercito quale garante comunale dei diritti dei detenuti, al fine di dare un segno della presenza, e della non dimenticanza, istituzionale e funzionale dell’Ufficio del Garante a quanti si trovano ristretti nei due istituti penitenziari reggini. Quella delle visite in carcere nel giorno di ferragosto è peraltro una consuetudine oramai consolidata in seno al coordinamento nazionale dei garanti territoriali, sulla scorta delle iniziative promosse dai radicali ed in particolare da Marco Pannella, a cui va oggi un particolare e sentito ricordo per le innumerevoli battaglie sostenute sul fronte dei diritti dei detenuti. Ringrazio, innanzitutto, il personale di sorveglianza penitenziario di Arghilla’ e del “Panzera” che mi ha accompagnato durante le visite carcerarie, nelle persone degli Ispettori di Polizia Penitenziaria Maria Ferrara e Daniela Iriti e dell’Assistente Capo Bruno Serra. Mi ha colpito – prosegue- il silenzio assordante ed il senso di vuoto ed isolamento che nella giornata di ferragosto ho potuto respirare in entrambi gli istituti di pena, anche perché non erano previsti colloqui con i familiari, dal che quella del garante e di qualche volontario oltre che dei sacerdoti che officiavano la messa in occasione della festività dell’Assunta hanno finito per essere l’unico segnale tangibile della presenza della comunità esterna. Eppure la legislazione penitenziaria sancisce la indispensabilità di una interazione “ufficiale” fra il “mondo ufficiale” ed il “mondo del carcere”: tanto ancora dovrà farsi su questo fronte, non senza esprimere un sentito encomio per quanti prestano gratuitamente il proprio servizio nelle carceri reggine. 

La visita ufficiale del Garante,Il carcere Arghillà di Reggio Calabria in questo senso, ha voluto informarsi, sopra di ogni altra cosa, del significato di un gesto di umanità, nel solco beninteso di quel “senso di umanità” sancito all’art.27 della Costituzione, che i padri costituenti ritennero di riservare proprio alla esecuzione delle pene. Ed evidentemente non è un caso che la parola “umanità” viene usata solo una volta nella Costituzione repubblicana, allorquando si sancisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Certo – aggiunge- le diverse tipologie di detenuti ristretti nei due differenti istituti reggini meritano un approfondimento di analisi e di possibilità di intervento sul fronte della individualizzazione del trattamento rieducativo che, evidentemente, non possono trovare compiutezza in questa sede. Tuttavia anche durante queste due visite ferragostane l’occasione è stata utile per raccogliere e focalizzare una serie di istanze, per vero già note all’Ufficio del Garante, prima fra tutte quella relativa alla carenza di personale di polizia penitenziaria che si riverbera negativamente sul fronte del trattamento rieducativo e conseguentemente su quello dell’abbattimento della recidiva del reato. Pur se paiono oramai superati i periodi cronici del sovraffollamento carcerario (ad Arghilla’ sono presenti 292 detenuti su una capienza di 350 ed al “Panzera” 149 su un capienza regolamentare di 160) permangono le sfide in tema di reinserimento socio-lavorativo dei detenuti e dei soggetti in misura alternativa alla detenzione, oltre che alcune strutturali carenze, in specie relative all’istituto di Arghilla’, ancora privo di un campo da calcio, di una cappella e di uno spazio teatro, come già in altre occasioni questo Ufficio non ha mancato di segnalare, e continuerà a segnalare, ai Dirigenti apicali dell’Amministrazione Penitenziaria. Per converso, entro la fine del mese di agosto o al massimo entro i primi giorni del mese di settembre si avvieranno i lavori di pubblica utilità dei detenuti dello stesso carcere di Arghilla’ che svolgeranno lavori volontari e gratuiti in favore della collettività, in una prima fase occupandosi della manutenzione del verde pubblico. 

Per vero, non senza qualche ritardo Carcere di Arghillàburocratico-amministrativo, considerato che il Protocollo fra carcere, comune, tribunale di sorveglianza e uepe è stato sottoscritto lo scorso 7 giugno, appaiono oramai superati gli ultimi adempimenti necessari all’imminente avvio e quindi all’implementazione sistemica di queste e di ulteriori attività in tema di “giustizia riparativa”, mediante lavori volontari e gratuiti in favore della collettività, sia esterni che interni al carcere. In ultimo, una particolare attenzione merita la visita riservata alla sezione femminile del “Panzera”, una delle due sezioni femminili insieme a Castrovillari di tutta la Calabria, per la evidente specificità del trattamento rieducativo relativo alle donne detenute. Alcune positive iniziative sono state già realizzate negli scorsi anni ma di certo la possibilità di “occupare” le donne detenute, anche e soprattutto con attività interne al carcere, risulta non solo doverosa ma anche strategica nell’ottica della individualizzazione trattamentale e della positiva partecipazione della comunità esterna. In definitiva, il segno di una presenza istituzionale in un giorno caldo e silente di festa per chi si trova ristretto, si colma di senso se davvero si coglie l’importanza dei gesti simbolici, sia per quanti il carcere lo vivono da reclusi perché possono vedere una testimonianza positiva di attenzione, sia per quanti dall’esterno il carcere lo vivono come un “pianeta” a parte, che non li riguarda, magari perché possono cominciare a chiedersi se il carcere sia davvero una società a parte o piuttosto sia una parte della società. Alle nostre latitudini risulta perciò cruciale vincere la sfida della rieducazione penale, offrendo opportunità di scelta di vita alternativa, e ciò non solo per innescare positivi processi di cambiamento per il singolo detenuto ma ancor più per realizzare effettivi avvenimenti di cambiamento sociale per l’intera comunità”, conclude.