Reggio Calabria e le “buche” di Piazza Garibaldi: la cultura diventa spazzatura [GALLERY]

I saggi di Piazza Garibaldi a Reggio Calabria dopo aver suscitato la curiosità di cittadini, esperti e istituzioni sono stati abbandonati e trasformati in discariche

Scavi Piazza Garibaldi24In Piazza Garibaldi a Reggio Calabria ci sono tre grandi scavi: sono stati fatti diversi mesi fa per costruire un parcheggio migliore davanti alla Stazione Centrale. Poi i lavori si sono interrotti per via di alcuni ritrovamenti che hanno solleticato la libido dell’intera comunità, che per diverse settimane ogni giorno si riuniva fuori dalle transenne per sbirciare, sorvegliare, suggerire. I giornali hanno riportato notizie di sensazionali ritrovamenti, eccezionali scoperte; gli esperti si sono dibattuti per collocare storicamente i reperti, per inventare nuovi musei a cielo aperto, nuovi punti di forza per la bella Reggio. Sogni e speranze sono nati come fiori in primavera ma, invece di dare frutto, in estate si sono seccate sotto il sole rovente.
E, svanita la magia, agli occhi dei cittadini non restano che tre grossi buchi. Si sa, i reggini imparano fin da piccoli a convivere con le buche in mezzo alla strada ma quelle di Piazza Garibaldi sono veramente scomode, impedendo il parcheggio ed essendo pressoché inutili. E la superiorità intellettiva del “rriggitano” esce fuori proprio in questi casi di necessità, sfoderando tutta la fantasia di cui è capace.
Tre idee di utilizzo per tre saggi (o buche) abbandonati suggerite liberamente dai cittadini:

Scavi Piazza Garibaldi51- Una discarica. È una delle idee meno originali ma più funzionali: si parla sempre di emergenza rifiuti, discariche piene oltre i limiti, difficoltà nello smaltimento dell’immondizia. E laddove i bidoni per la raccolta differenziata non bastano, ecco una buca perfetta per contenere qualsiasi genere di rifiuto, da quelli più piccoli a quelli più ingombranti. Un giorno qualcuno provvederà alla loro rimozione oppure gli getterà sopra qualche tonnellata di terra e il gioco è fatto. Città pulita, buca chiusa, problema risolto.

Scavi Piazza Garibaldi112- Un campo da pallavolo. Lo spirito olimpico di Rio 2016 ha ormai pervaso tutti, la programmazione televisiva pompa nelle vene voglia di alzarsi e fare sport, ma a Reggio Calabria le strutture scarseggiano e quelle che ci sono spesso sono molto carenti. Allora perché non approfittare di queste arene scavate gratuitamente per dare sfogo alle proprie velleità atletiche? Come documentano le foto, qualcuno ha provato a utilizzarli come campetti di pallavolo, con tanto di transenne-spogliatoio in cui riporre comodamente gli indumenti per indossare l’abbigliamento sportivo. Peccato che a vincere, in questa partita, è l’inciviltà.

Scavi Piazza Garibaldi43- Una parete per il free climbing. Davanti al secondo saggio, ubicato frontalmente rispetto alla Stazione Centrale, il gradone è crollato, trascinando mattonelle, terra e altro materiale. Si va a formare così una parete perfetta per allenarsi nell’arrampicata, almeno fin quando non inizieranno le prime piogge settembrine. Allora magari le tre buche potrebbero diventare tre piscine all’aperto, in cui trascorrere allegramente gli ultimi pomeriggi con le alte temperature.

In questa città dalle condizioni disastrate, dall’inciviltà che regna sovrana, dall’amministrazione mai sufficientemente attiva, dove mettere il naso fuori di casa vuol dire iniziare ad adirarsi senza nessuna speranza di essere ascoltati, l’ironia è l’unica strada che rimane per raccontare quello che succede. Si ride per non piangere, insomma. Ma quello che è sotto gli occhi di tutti è una situazione grave ed urgente che lascia indifferenti i più. Ancora una volta Reggio si riconferma una città superficiale, che si emoziona tanto e si disincanta con poco, una città in cui la strafottenza e l’inciviltà sono così profondamente radicate che tutto ciò che si è fatto non basta a combatterle.
Reggio è stata e sarà sempre la città in cui le macchine si parcheggiano sul marciapiede, le strisce pedonali sono traguardi di gare automobilistiche, la cultura è la culla dell’immondizia e l’onestà resta seduta a guardare il panorama dello Stretto, tristemente impotente.