Boom di ostriche perlifere nello Jonio calabrese, l’intervista all’esperto [FOTO]

Ostriche simili alle specie perlifere nelle acque del Sud Italia, l’intervista all’esperto: “sono sempre più numerose”

OSTRICHE-PERLIFERE-1Ci sono giunte segnalazioni sulla presenza, nelle acque ioniche della Calabria, di “ostriche” simili alle specie perlifere dei mari tropicali. Sull’attendibilità della notizia abbiamo chiesto il parere dell’illustre prof. Salvatore Giacobbe, biologo marino e Professore Associato di Ecologia presso l’Università di Messina.

La notizia è assolutamente fondata, e sostanzialmente corretta” spiega Giacobbe. “In realtà, la presenza dell’ostrica perlifera del Mar Rosso (Pinctada imbricata radiata) lungo le coste ioniche siciliane e calabresi è documentata già da una decina d’anni, ed è probabilmente anteriore al fatidico anno 2000. Dico fatidico perché, al di là di facili illazioni millenaristiche, negli anni a cavallo dei due millenni si è verificata una vistosa “impennata” nel ritmo di introduzione di specie esotiche nei nostri mari. C’è da dire che la Pinctada è un vecchio ospite del Mediterraneo, in quanto è stata fra le prime specie ad attraversare il Canale di Suez dopo la sua apertura, e a colonizzare rapidamente il Mar di Levante. Molto tempo dopo, negli anni ’70, qualche fattore favorevole, forse legato al traffico navale, le ha consentito di approdare a Lampedusa, dove è divenuta abbondantissima. Ci sono voluti ancora trent’anni perché risalisse il Mar Ionio fino allo Stretto di Messina, per poi valicarlo raggiungendo le più vicine acque tirreniche (Capo Vaticano, Milazzo). A differenza di Lampedusa però, la sua presenza è qui molto discreta, trovandosi generalmente esemplari isolati e di modeste dimensioni“.

Ma dobbiamo dunque aspettarci che qualcuno trovi prima poi una perla?

Questo è plausibile, ma molto improbabile. Quando la specie divenne infestante a Lampedusa c’erano biologi che negavano, a priori, che in Mediterraneo potesse produrre perle…..fino a quando si verificò un caso documentato (uno solo). Il punto è che le perle naturali sono di per sé rarissime, e comunque hanno bisogno di molti anni per raggiungere la minima taglia commerciabile. Le nostre popolazioni sono giovani, e probabilmente la crescita è più lenta che nel luogo d’origine. Sconsiglierei vivamente una caccia alla perla selvatica, e mi risulta che un tentativo di allevamento sia stato intrapreso e rapidamente abbandonato“.

Lei ha parlato di specie aliena, dobbiamo quindi considerare questa presenza come un fenomeno negativo?

No, se ne parliamo in senso assoluto, direi di no. Certamente è una ulteriore evidenza del processo di riscaldamento globale di cui tanto sentiamo parlare, e di cui cominciamo a fare esperienza concreta. C’è da dire che, per principio, l’arrivo di una specie estranea all’ecosistema originario determina sempre un certo scompiglio, e nel caso delle specie invasive può portare all’ulteriore deterioramento dell’ecosistema stesso, alla perdita di specie indigene importanti, veicolare nuove patologie….ma non dovrebbe essere questo il caso della Pinctada, che sembra essersi “garbatamente” integrata nell’ecosistema. D’altra parte, a differenza di quelle specie che si avvantaggiano di situazioni di stress (inquinamento prima di tutto) per proliferare, la Pinctada sembra prediligere acque pulite ed ecosistemi sani, ed è forse proprio per questo che non manifesta carattere invasivo. Un caso ben diverso, per intenderci, del famigerato “verme cane” che sotto la spinta del riscaldamento globale e avvantaggiandosi di locali condizioni di degrado, pur non essendo un ospite alieno è diventato un indesiderato organismo infestante“.

Il prof. Salvatore Giacobbe