“Boom” di 100 & lode al Sud, “deportazione” dei prof. meridionali al Nord: se la scuola non funziona…

Scuola italiana nella spirale delle polemiche dopo i dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione sugli esami di maturità 2016 e sulla mobilità dei docenti in vista del prossimo anno scolastico

scuola maturità esami (6)E’ Ferragosto, si avvicina la fine dell’estate e tra meno di un mese si torna in classe: l’argomento “scuola” torna d’attualità all’indomani della pubblicazione da parte del Ministero dell’Istruzione dei dati relativi agli esami di maturità 2016 e alla mobilità dei docenti in vista del nuovo anno scolastico. Ed è subito tempo di polemiche per un sistema che, evidentemente, fa acqua da tutte le parti.

I dati ufficiali sulla maturità 2016 sono raccapriccianti: è stato ammesso agli esami di Stato il 96% degli studenti. E tra quelli ammessi, è stato poi promosso il 99,5% dei candidati. Ma che razza di esame è un esame in cui tutti vengono promossi? A questo punto eliminiamolo.

scuola maturità esami (2)Eppure tutti concordiamo sul fatto che servirebbe più severità: ricordiamo con piacere e apprezzamento soltanto quei maestri e professori che, in modo giusto ma sempre con severità, ci insegnavano le cose. Nella nostra memoria, i prof. deboli che elargivano otto, nove e dieci a destra e manca, sono ricordati più che altro con ironie e prese per i fondelli che con rispetto e stima. Certo, ci sono anche i severi stronzi che non trovano spazio nella memoria positiva di ognuno. Ma soltanto i docenti severi (e giusti) trovano l’apprezzamento e il rispetto degli alunni, e vengono ricordati come coloro che hanno davvero insegnato qualcosa.

scuola maturità esami (4)Osservando i dati, poi, emerge un clamoroso squilibrio tra i voti del Nord e quelli del Sud. Ad esempio agli esami di maturità 2016 sono state elargite ben 934 lodi in Puglia, 713 in Campania, a fronte delle appena 328 in Emilia Romagna, 276 in Veneto e 222 in Toscana. Evidentemente al Centro/Nord è rimasto un briciolo di meritocrazia in più rispetto al Sud, a meno che non si voglia credere davvero alla favola che gli studenti meridionali siano davvero più bravi rispetto a quelli del Nord. Una bufala certificata dal “Programme for International Student Assessment” dell’OCSE, dai dati “Invalsi” e dal mondo del lavoro, con una disoccupazione giovanile del 20% al Nord e del 43% al Sud. Se davvero gli studenti del Sud fossero più bravi, non avrebbero così tanti problemi a trovare lavoro…

SALTA' LA MODIFICA ALLE COMMISSIONI DELLA MATURITA'Al centro della bufera sono finiti i docenti meridionali, accusati di essere troppo “generosi”. Ma siamo sicuri che davvero la colpa sia (soltanto) loro? A nostro avviso, infatti, nessuno ha centrato il vero problema, nel pur ampio dibattito che negli ultimi giorni ha animato i principali mezzi d’informazione del Paese coinvolgendo Ministri, Esperti, Politici e Opinionisti vari. Nessuno ha chiamato in causa il problema principale: le famiglie. Al Sud, infatti, sono le famiglie a fare pressioni sui docenti per avere i voti più alti. Sono i genitori a cercare le raccomandazioni per i propri figli. Sono le famiglie che si affannano a cercare un “amico dell’amico” che conosca il presidente di commissione per mettere una “buona parola“. Ogni qual volta pubblichiamo l’elenco dei presidenti di commissione, quell’articolo risulta tra i più cliccati. Eppure non dovrebbe importare più di tanto chi è il presidente, bisognerebbe piuttosto preoccuparsi della preparazione del figlio e stare tranquilli che se è preparato, avrà un voto alto, se invece è impreparato, è giusto che venga bocciato.

scuola maturità esami (1)E proprio i genitori dovrebbero pretendere severità e meritocrazia: coccolarsi piccoli-grandi asini significa consegnare alla società, alle università e al mondo del lavoro, soltanto dei potenziali parassiti. Perché il mondo reale è un altro rispetto alle logiche scolastiche: le aziende non guardano al voto, ma alle competenze. E gli unici genitori che fanno davvero il bene dei loro figli, sono coloro che vedono i prof. dei compagni e alleati nella formazione del giovane e che ai colloqui si relazionano con i docenti non difendendo a spada tratta i propri figli, ma anzi confidando che non studiano se non studiano, e chiedendo rigidità e rispetto delle regole.

E’ una questione culturale, anzi “sotto-culturale“: come nella politica, anche nella scuola la colpa è soltanto della gente. Se i politici hanno le scrivanie zeppe di Curriculum Vitae come se fossero l’ufficio di collocamento, non è certo una loro responsabilità: siamo in democrazia, e soltanto un politico che fa breccia nella gente può avere successo. E la gente chiede lavoro, come se fosse la politica a dover dare il lavoro. Anzi, il “posto“. Perché soltanto pochi ambiscono ad un percorso professionale, la stragrande maggioranza sogna il “posto“, quello “fisso, sicuro, garantito“. Quello del badge da timbrare (magari preferibilmente per andare a fare la spesa, tagliarsi i capelli o passeggiare sul lungomare). Quello di ferie e malattie profumatamente retribuite.

scuola maturità esami (7)Così nella scuola: le famiglie non chiedono competenze, disciplina, merito e cultura. Vogliono il “voto“. E il sistema scolastico non funziona perchè non si basa sulle competenze acquisite e sul merito, ma appunto sul “voto“. E’ la sotto-cultura tipicamente meridionale che ci costringe nell’arretratezza in cui siamo, senza neanche che nessuno se ne renda conto.

A proposito di Sud, altro tasto dolente è quello dei prof. meridionali al Nord. C’è chi parla di “deportazione“, ma anche su questo va fatta chiarezza. I dati ufficiali sono chiari. Al Sud ci sono 30.700 professori, ma ne servono soltanto 14.000. Al Sud c’è tanta gente che vuole fare il prof., ma al Nord ci sono molte più scuole e molti più alunni. Il sistema è sbilanciato perchè in Italia ci sono più docenti al Sud e più alunni al Nord. E’ quindi normale che molti prof. del Sud siano costretti a spostarsi al Nord per lavorare. Un recentissimo studio di Tuttoscuola ricorda che il 74% dei docenti sono del Sud, ma nel Meridione c’è solo il 39% degli studenti. Quest’anno emigreranno 8.661 docenti campani (il 52%), 8.569 siciliani (il 56%) e 1.165 della Basilicata (il 69%). Sotto accusa, ricorda la rivista specializzata, è finito “l’algoritmo del Ministero che assegna la sede di servizio, ma il vero problema e’ lo spostamento del baricentro della scuola italiana: più studenti e più posti al nord, sempre meno al sud, dove però risiede circa l’80% di chi vuole insegnare. Da qui un’emigrazione intellettuale che rievoca quella del dopoguerra verso il triangolo industriale. E se non ci fosse stata la spinta degli alunni stranieri, per molti docenti meridionali non ci sarebbe stato un posto neanche lontano da casa“.

scuola maturità esami (1)Soltanto 11.374 professori meridionali delle superiori su 20.423 (il 55,7%) ottengono la sede nella regione di residenza, mentre gli altri 9.049 devono emigrare in varie parti della penisola. I posti disponibili nel Mezzogiorno erano 13.499. “Al Sud ci sono oltre 4.200 docenti delle superiori che fanno rientro a casa grazie alla mobilità – spiegano all’ANSA dal ministero dell’Istruzione – e sono 3.793 gli insegnanti sempre delle superiori che devono cambiare regione a seguito della mobilita’ spostandosi per più chilometri“. Si tratta dei neoassunti di fase C. Quelli che hanno dovuto partecipare alla mobilita’ che per loro era obbligatoria proprio perché di più recente assunzione. L’elenco dei prof delle superiori trasferiti per il 2016-17, pubblicato dal ministero dell’istruzione, conferma quanto si sapeva per i docenti degli altri ordini di scuola, cioè un “pesantissimo divario tra i docenti meridionali aspiranti ad una sede nel Mezzogiorno e la disponibilità di posti in quei territori“, ricorda Tuttoscuola. In particolare, era interessato ai trasferimenti il 68,5% di prof delle superiori, nato nel meridione, a fronte di una disponibilità di sedi nel Mezzogiorno pari al 40,1% del totale: il 44,3% di loro e’ stato trasferito in altre regioni. Nessuna deportazione, dunque, quanto un’inevitabile conseguenza della sproporzione tra domanda e offerta sul territorio.

scuola maturità esami (5)La situazione peggiore e’ toccata ai prof della Basilicata, dove soltanto il 31,6% dei 686 interessati ha ottenuto il trasferimento in regione. In Calabria soltanto il 36% dei 2.943 prof ha avuto la sede in regione; in Molise il 39,7%. In generale, su un totale di 72.155 insegnanti oggetto di trasferimento, sono stati ben 53.341 (il 74% del totale) i docenti meridionali di tutti gli ordini di scuola che aspiravano al trasferimento ad una sede nella regione di nascita, dove pero’ erano disponibili soltanto 29.603 posti (il 38% del totale). Tra loro e’ riuscito ad ottenere un posto nella regione in cui e’ nato molto meno della meta’ (46,4%), cioè 24.742 docenti, mentre gli altri 28.599 sono stati trasferiti altrove. Un altro problema, invece, riguarda chi e’ già stato assunto lo scorso anno per ambiti di materia particolari, come la musica, e che per il prossimo anno scolastico 2016/17 non si e’ visto assegnare la cattedra e risulta in “esubero“. La legge prevede che chi non abbia ottenuto una sede venga utilizzato nella provincia di immissione in ruolo in una scuola assegnata dall’ufficio scolastico di competenza. Ma i timori sono quelli di addirittura “perdere il posto” nonostante la neo-assunzione. Ipotesi, pero’, che a viale Trastevere definiscono irreale: nessuno di loro verrà licenziato e avranno la priorità sui posti che si libereranno.

scuolaDocenti e Ministero continuano ad affrontare quello dei prof. un problema assistenziale. L’insegnamento non è visto come una professionalità, ma come un “posto“. Ed è questo il vero punto. I Paesi che fanno dell’istruzione il loro principale pilastro educativo (Stati Uniti d’America, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e in Europa la sola Gran Bretagna) ragionano in un’ottica completamente diversa. Altro che “posto“, “voto” e “raccomandazioni“. L’allievo è un piccolo uomo che deve maturare, apprendere, scoprire le proprie attitudini e qualità. La famiglia non può permettersi alcun tipo di ingerenza. I prof. sono pochi professionisti saggi, altamente qualificati, esperti, competenti, lavorano in modo massacrante con tempi e orari di gran lunga differenti rispetto a quelli dell’Italia dove la scuola è sempre stato uno dei grandi “carrozzoni” statali in cui assicurare posti per soddisfare le richieste di amicizie e raccomandazioni. Non tutti, ovviamente. Ci sono anche docenti esemplari, competenti, professionali, attenti. Ma il sistema non si basa su queste figure.

1968Siamo nel 2016, ma paghiamo ancora i danni provocati dalla drammatica affermazione dei movimenti studenteschi di estrema sinistra del famigerato “1968″, che hanno conquistato e diffuso la sconcertante cultura del “6 politico”, il voto minimo garantito a tutti indipendentemente dallo studio, dai risultati e dal rendimento. Ed erano tutti felici e contenti che venivano promossi senza studiare: una “rivoluzione culturale” che negli anni si è talmente tanto affermata da radicarsi al punto di diventare normalità. Oggi in molti si lamentano delle inefficienze scolastiche, eppure vantano con orgoglio l’appartenenza a quella stagione da “sessantottini“. E’ iniziata lì l’irrimediabile rovina della scuola italiana in concomitanza di tempi in cui le scelte politiche hanno portato il nostro Paese a vivere in tutti i settori ben al di sopra delle proprie possibilità, assumendo dove non si poteva, regalando baby-pensionamenti, spendendo e spandendo denaro a più non posso, facendo decollare il debito pubblico. E se oggi siamo ridotti come siamo ridotti, lo dobbiamo proprio alle delittuose scelte di quegli anni, a cui – anche volendo – sarebbe adesso molto difficile rimediare. Ma a quanto pare non c’è neanche l’intenzione di farlo, anzi si vorrebbe addirittura tornare indietro e quei tempi di (falso) benessere vengono ricordati con nostalgia. Con buona pace della meritocrazia.