Staropoli “ConDivisa”: “il reato di tortura consente ai criminali di attuare ritorsioni ai danni delle Forze dell’Ordine”

lia staropoliQuale applicazione troverebbe nella realtà l’attuale formula prevista per introdurre, gli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale, concernenti i reati di tortura e di istigazione del pubblico ufficiale alla tortura – Spiega Lia Staropoli, Presidente di “ConDivisa”, l’associazione impegnata gratuitamente a promuovere la legalità e a contrastare il consenso sociale nelle roccaforti della criminalità organizzata – Mi riferisco nello specifico a quella realtà fatta di arresti eccellenti, fatta di meriti che, in genere rivendicano in troppi, mentre alla fine ad operare, con tutti i rischi che ne conseguono, sono solo Carabinieri, Poliziotti e Militari della Guardia di Finanza, che per mezzo di azioni rapide e calcolate, dirette ad immobilizzare efferati killer di ‘ndrangheta spesso turbano il sonno di criminali e latitanti, comportando loro inevitabilmente qualche “trauma psichico”. Con questa fattispecie si prospettano diverse ipotesi inquietanti, ad esempio latitanti come Ernesto Fazzalari, tanto per citarne qualcuno arrestato di recente, potrebbero rivalersi sui carabinieri che li immobilizzano e sugli ufficiali che coordinano l’azione, non possiamo permetterci di ostacolare il contrasto alla criminalità organizzata, consentendo ai criminali di attuare ritorsioni di natura legale ai danni degli uomini e delle donne delle Forze dell’Ordine. La criminalità organizzata è solita adoperare qualunque mezzo per fermare le indagini di magistrati, poliziotti, carabinieri e finanzieri, che non dimentichiamo, rappresentano l’unica, autentica, Antimafia, o pensate davvero che la ‘ndrangheta la contrastino le ingenti somme profuse per convegni e cene ai c.d. “professionisti dell’antimafia”. Inoltre a prescindere dalla criminalità organizzata, innumerevoli sono le fattispecie nelle quali poliziotti e carabinieri sono chiamati ad agire tempestivamente per la tutela e la sicurezza di tutti noi, numerose le circostanze che portano un operatore in divisa a dover necessariamente immobilizzare o ad esercitare una qualche forma di coercizione. Forse si vorrebbe delegare ai cittadini l’onere di intervenire per fermare squilibrati armati di machete, o altri casi che, gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine sono necessariamente obbligati a fronteggiare quotidianamente, con il rischio di essere a loro volta feriti. Appare fondamentale, conclude la Staropoli, precisare nel testo previsto per il comma 1, dell’ Art. 613-bis che le “ sofferenze fisiche o il trauma psichico” : “Devono essere comunque ulteriori e differenti rispetto a quelli derivanti dall’esecuzione di misure legittime”.