Reggio Calabria, operazione “Mammasantissima”. Il PCI al fianco della Procura

LaPresse/Adriana Sapone

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“Le brillanti ed encomiabili inchieste denominate “Fata Morgana”, “Reghion” e, per ultima, “Mamma Santissima” condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio, diretta dal Procuratore dott. Cafiero De Raho, ci consegnano un quadro drammatico e inquietante che investe pesantemente la politica, le istituzioni e le classi dirigenti. La Federazione reggina del PCI sostiene con assoluta convinzione l’attività investigativa coraggiosamente portata avanti dalla Magistratura inquirente che sta tentando di ridare fiato e speranza ad una città distrutta e devastata. Emerge una tragica ed asfittica realtà contrassegnata da un territorio strozzato e piegato ad una terribile cupola affaristico-massonico-mafiosa che, con ogni metodo e mezzo, ne ha determinato e dominato la vita sociale, economica e democratica. Carriere politiche e istituzionali di altissimo livello costruite a tavolino, alla stregua dell’allevamento dei polli in batteria, finalizzate a garantire prebende ed equilibri nei quali la masso-‘ndrangheta decideva ogni aspetto e singolo dettaglio. Tutto ciò è accaduto in una realtà agghiacciante caratterizzata da vergognosi inciuci e indegni trasversalismi; insomma, non esageriamo se affermiamo che Reggio è un nuovo putrido verminaio. Grandi affari, appalti, business, assunzioni e nomine nei vertici delle società miste sono state il ricco menù di una grande abbuffata costruita, con le buone e con le cattive, con la violenza mafiosa e le pressioni dei colletti bianchi, sulla pelle dei cittadini e della democrazia; società miste divenute nel corso degli anni strumento della ‘ndrangheta che, il Gip dott. Domenico Santoro nell’ordinanza, ha tragicamente definito “agenzia sociale ed economica”, scrive in una nota la federazione reggina del PCI. “Un blocco di potere – prosegue- che nel famigerato “modello Reggio” ha trovato il suo naturale brodo di coltura, ma che anche in questi anni  di fallimentare giunta Falcomatà, ha proseguito ad esercitare il suo dominio. Solo uno sciocco, sprovveduto ed inesperto poteva immaginare che nel primo capoluogo sciolto per mafia il pentolone sarebbe rimasto sempre lo stesso; un pentolone il cui contenuto, una schifosa melassa, poteva essere valida per tutti e per tutte le stagioni alla stregua di un redivivo “gattopardismo”. Era evidente, e di questo ringraziamo la Dda, che il pentolone doveva saltare… In tal senso -aggiunge la nota- ci permettiamo di segnalare l’esigenza di effettuare un attento screening sulle assunzioni effettuate, nel corso degli anni, presso le società miste del Comune (oggi sciolte o interamente comunali): le sorprese, alla faccia di migliaia e migliaia di reggini senza lavoro e senza nemmeno più la speranza di trovarlo, non mancheranno e gli inciuci emergeranno nella loro arrogante certezza di impunità. Peraltro, non è un mistero per nessuno che nelle società comunali o ex società miste, cioè quelle che hanno dato vita allo scioglimento del comune per mafia (REGES, Leonia, Multiservizi, ecc.), ritroviamo, oggi come ieri, sempre gli stessi nomi e cognomi, come per esempio quelli di Saverio Abenavoli e Serafino Nucera, di personaggi  che erano nei vertici di queste società nominati da Scopelliti e Arena e che continuano a gestirle nominati da Falcomatà e dal PD. Una continuità politico-amministrativa tra  il vecchio e  il sedicente nuovo, ma che è già vecchio, che rappresenta un cancro per la città. Siamo sicuri che l’iniziativa giudiziaria non si fermerà  e che altre pagine saranno scritte per fare piena luce sulla storia politico-criminale della città e sui passaggi fondamentali, come quello  delle elezioni regionali del 2010. Come PCI, nel sostenere l’azione della Dda, invitiamo i coraggiosi magistrati guidati dal dott. Federico Cafiero De Raho a proseguire questa fondamentale attività finalizzata a liberare Reggio e la Calabria dalla pesantissima e asfittica presenza della masso-‘ndrangheta e delle sue pesantissime articolazioni e complicità a tutti i livelli”, conclude la nota.