Reggio Calabria, “Benvenuti” nella città sequestrata: è l’estate della tristezza, giovani in fuga

Reggio Calabria, la città e i suoi simboli “sotto sequestro”: un’estate tristissima, giovani in fuga

Reggio Calabria Città SequestrataBenvenuti” a Reggio Calabria, la “città sequestrata” nell’estate della tristezza. Da un punto di vista della vita mondana, sembra di essere tornati agli anni ’90. Per divertirsi bisogna andare fuori, c’è di più persino nei paesini della Provincia. Proprio come una volta. Quella città che attraeva giovani, turisti e visitatori da tutto l’hinterland calabrese e siciliano con la “movida” del Lungomare e le notti estive ricche di eventi prestigiosi è ormai un pezzo di storia che appartiene al passato e rimane soltanto nei ricordi nostalgici di una città viva e in fermento che oggi non c’è più.

Notte-Bianca1Ma i passi indietro sono molti di più. Dalla Reggio “bella e gentile” (così veniva descritta dai turisti del dopoguerra), alla Reggio “barbara di oggi. In pochi anni, il tessuto sociale cittadino s’è letteralmente sfaldato. Era una città con un’anima Reggio Calabria. Aveva un cuore. Era la città che nel 1970 aveva fatto le barricate per difendere il capoluogo. Che il 12 marzo 2009 festeggiava la “promozione” a Città Metropolitana (molto più di un capoluogo), chiudendo il cerchio con lo scippo di 40 anni prima, vedendo la luce e finalmente compiendo il riscatto. Era una città unita Reggio Calabria, la sua comunità compatta pur nelle diversità di visioni politiche, religiose, sociali. Era una città in cui ci si poteva confrontare, ma il bene comune aveva sempre la priorità sugli interessi dei singoli.

Reggio Calabria rivolta migranti Archi (2)Adesso la città si è letteralmente imbastardita. E’ divisa, nervosa, isterica, volgare. E’ una nobile decaduta, nel calcio e non solo. Il “bene comune” non si sa più neanche cosa sia. Le varie componenti cittadine camminano su binari separati che mai si incontrano, e tutti sembrano portare ad una strada morta. E’ una città che non riesce a rispondere con solidarietà neanche a un’epocale emergenza umanitaria come quella dei migranti. E’ una città che non ha e non può avere futuro.

reggina granilloIl “bene comune“, dicevamo. Era talmente tanto preminente che questa città ha fatto la serie A per anni “in deroga”. Negli anni d’oro della Reggina, infatti, lo stadio Granillo (impianto comunale) non aveva l’agibilità e non poteva ospitare il numero di spettatori (oltre 30.000) che allora gremivano gli spalti del glorioso impianto amaranto. Due sindaci di partiti politici opposti, Italo Falcomatà prima dal 1999 al 2001, Scopelliti poi dal 2002 al 2003 (quando riuscì a ottenere l’agibilità per l’impianto), firmavano la deroga per l’utilizzo dello stadio ogni domenica sotto la loro responsabilità. Qualsiasi cosa sarebbe accaduta, ne avrebbero risposto personalmente. Altri uomini, altri tempi: oggi chi sarebbe disposto a farlo, in questa città in cui l’unica preoccupazione è guardarsi il proprio vellutato sederino, salvaguardare la propria comoda poltroncina?

DCIM101GOPROOggi, infatti, Reggio Calabria è la “Città Sequestrata“. Il Kalura, l’Oasi, il Lido Acquarius, i Gazebo sul Lungomare (per la seconda volta in piena estate), il Centro Sportivo Sant’Agata, il Teatro Catona. Dalla balneazione alla musica, dalla ristorazione allo sport, dalla cultura allo spettacolo: tutto illegale, tutto chiuso, tutto annullato. Saranno anche provvedimenti sacrosanti, ci mancherebbe. Non abbiamo citato la miriade di locali “minori” sequestrati, ma soltanto quelli più noti, esistenti da molti decenni. Hanno fatto la storia della città, di generazione in generazione. L’Oasi, il Kalura e l’Acquarius sono operativi da circa 50 anni. Il Centro Sportivo Sant’Agata da 25. Teatro Catona e i Gazebo sul Lungomare da 20. In città tutti si chiedono come sia possibile che soltanto adesso ci si accorga che siano “irregolari”, “abusivi”, “inagibili”, “realizzati male” ecc. ecc. ecc.? Certo, meglio tardi che mai… ma intanto sono centinaia i posti di lavoro perduti, le famiglie in difficoltà, e molto più ingenti le ripercussioni sull’economia che queste attività generavano con un indotto non indifferente. E’ la città che muore.

E il Centro Sportivo Sant’Agata, era il fiore all’occhiello sportivo, sociale ed economico. Un’eccellenza non solo per Reggio, ma per l’Italia. Formava professionalità importanti, allontanava i giovani dalla strada (e dalla malavita), gli dava un’occasione di affermarsi a massimi livelli. Oggi nei campi c’è già l’erba alta oltre mezzo metro, i locali sono abbandonati da mesi.

Cantiere Corso Garibaldi615E sono soltanto gli episodi più recenti, perchè potremmo parlare del Parco Caserta, ancora chiuso dopo anni di promesse. Dei lavori sul Corso Garibaldi, fermi e bloccati per un ridicolo scarica-barile tra Comune e Soprintendenza che prosegue da anni. Anche qui, è la città che muore: la principale arteria commerciale della città paralizzata da cantieri-fantasma in piena estate. Ciò che non è sequestrato, è fermo, chiuso, bloccato. Piazza Camagna e il suo storico Bar che ha deciso di chiudere dopo anni di attività mortificata (e, di fatto, impedita) dalle transenne che hanno bloccato una delle piazze storiche del cuore cittadino. Piazza Duomo, piazza Garibaldi, sempre per rimanere nel centro storico della città. Il Corso Garibaldi, che nel 2003 era diventato (con successo) un’isola pedonale in cui oggi manca ogni tipo di controllo e ogni sera scorrazzano centinaia di auto e motorini, che tra l’altro si parcheggiano come se niente fosse, nella più totale assenza degli organi preposti a far rispettare le regole. Il nuovo tratto del Corso, quello zona Sud, vede realizzata esclusivamente la pavimentazione: mancano le luci, i cassonetti della spazzatura, ogni altro minimo arredo. Chi ha un pezzo di carta da buttare, deve tenerlo in mano per diverse centinaia di metri, eppure il Sindaco e gli Assessori hanno pubblicato un selfie trionfalistico perchè hanno installato nuovi cestini sul Lungomare (forse l’unica zona della città in cui non servivano perchè già presenti in abbondanza).

Palazzo di GiustiziaPoi c’è il Palazzo di Giustizia. Nel 2014 Renzi prometteva l’immediato sblocco dei lavori e la sua repentina realizzazione. Sono passati oltre due anni ed è ancora tutto fermo, mentre un blackout elettrico proprio nei giorni scorsi ha paralizzato l’attività del Tribunale al Ce.Dir. Roba da terzo mondo. Che fine hanno fatto i “tavoli” romani “speciali” per Reggio Calabria e il suo futuro? Se n’è parlato molto in tempi elettorali, adesso è calato il sipario.

Restano i lidi sul Lungomare (con il tanto discusso limite dell’orario) ma l’imbarbarimento è tale che sono più le serate che sfociano in violente risse di gruppo rispetto a quelle che trascorrono all’insegna del divertimento

DisoccupazioneI giovani sono letteralmente in fuga: non più soltanto per motivi di studio e lavoro. L’Università continua a vedere un drastico calo di iscritti, ma anche per le vacanze e per l’estate si iniziano a preferire altre località. Intorno a Reggio, c’è un mondo e persino un Paese che va avanti nonostante le difficoltà. Ci sono tante città del Sud ricche di eventi, locali e attività, non si pretende l’America ma se oggi Reggio non offre neanche ciò che si può trovare nei paesini della provincia, bisogna farsi qualche domanda.

waterfront azione nazionale (6)E’ una città senza futuro: la nuova Amministrazione Comunale ha ben pensato di bloccare il meraviglioso progetto di Zaha Hadid che avrebbe proiettato il Lungomare a livelli d’innovazione e d’interesse internazionale senza paragoni, con il nuovo Waterfront che nel 2010 era stato presentato ufficialmente a Londra, riscuotendo consensi straordinari ben oltre i confini nazionali e continentali.

Copia  di reggina progetto reggio ex stadio granillo (13)La stessa Amministrazione è stata persino più fredda dei commissari rispetto allo straordinario progetto della Reggina Calcio per riqualificare la zona dello stadio Granillo in vista della costruzione del nuovo impianto di proprietà del club a Bolano. L’ennesima occasione sprecata.

Prospettive di crescita e sviluppo non ce ne sono neanche a cercarle con particolare meticolosità. Nessun progetto ambizioso, nessun disegno importante, neanche una minima idea di dare alla città una sorta d’identità. Reggio non ha più confronti, è chiusa in se’ stessa, è imbarbarita, è sequestrata. Persino l’Aeroporto è commissariato e dei voli internazionali con i progetti di scambio culturale che hanno portato migliaia di giovani reggini a Malta, Parigi, Barcellona, Atene, Berlino e molte altre città europee, è rimasto solo un ricordo sbiadito dal tempo.

Adesso ci manca soltanto un altro scioglimento del Comune, auspicato dal Movimento 5 Stelle che oggi ha chiesto al Ministro Alfano di inviare una nuova commissione d’accesso a Palazzo San Giorgio dopo quella del 2012, per mettere definitivamente una pietra tombale alle piccole e residue chance di inversione di rotta per una città di fatto già morta.

reggio calabriaMa il “bene comune” non esiste neanche più nel vocabolario cittadino. Ognuno pensa al proprio orticello e se c’è un “motto” che può identificare al meglio lo stato d’animo della città che fu “bella e gentile“, che fu piacevole, pulita, divertente e gioiosa, nel degrado e nel malcontento di oggi c’è soltanto un tristissimo “si salvi chi può“.

Di questa triste estate, possiamo trovare comunque un fanalino di speranza.

Cafiero de RahoL’unica luce sono infatti le inchieste e le operazioni messe a segno da magistratura e forze dell’ordine: finalmente si è alzato il tiro andando a scoperchiare quella “cupola” che soggioga la città. Quella “borghesia mafiosa” che – come emerge dalle inchieste – tiene sotto controllo praticamente tutto ciò che accade in riva allo Stretto. L’impressione (e la speranza) è che sia solo l’inizio. Perché forse per ripartire bisogna prima toccare il fondo; ma se alla repressione dello Stato non seguirà anche la presa di coscienza di una “rivoluzione” sociale, saremo sempre punto e a capo.