Reggina, Historia est magistra vitae

Reggina, come ampiamente previsto arriva l’OK della Federazione per il ritorno alla denominazione ufficiale

messina reggina 0-1 30 maggio (32)Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis”La storia infatti è testimone del tempo, luce di verità, maestra di vita, messaggera del passato.

Serviva la storia per silenziare le ottuse polemiche alimentate per un anno intero da chi ha voluto fare finta di non vedere, di non sapere. Oggi si esulta: “la Reggina è tornata“. Ma quando mai. La Reggina c’è sempre stata. Troppo comodo scaricarla sostenendo che “non ci appartiene, non è quella vera” soltanto perchè ha arrancato in serie D dopo 30 anni esaltanti ai vertici del calcio italiano.

reggina messina derby tifosi curva sudSu StrettoWeb l’abbiamo sempre chiamata Reggina, e oggi siamo abbastanza indifferenti di fronte all’ufficialità del ritorno anche del nome formale. Era scritto nelle norme federali, e non c’entra niente ne’ l’iter fallimentare della vecchia società, ne’ tanto meno l’acquisizione da parte del nuovo club della Reggina Calcio presso il Tribunale di Reggio Calabria. La nuova Reggina non si è potuta formalmente chiamare Reggina per il suo primo anno di serie A, semplicemente perchè lo impedivano le norme federali. E non si sarebbe potuta chiamare Reggina anche in caso di fallimento del vecchio club, proprio come accaduto alla Fiorentina nel 2002 e alla Salernitana nel 2011. Ed esattamente come in quei casi, adesso dopo un anno la FIGC ha ufficializzato il ritorno alla denominazione storica. Tanto banale quanto ovvio (non lo scriviamo certo oggi): abbiamo sprecato (si, è il termine giusto) decine di articoli dallo scorso agosto fino a questo luglio, sprecato perchè chi faceva finta di non capire, ha fatto finta fino ad ora. E adesso, guarda caso, “festeggia” il nulla soltanto perchè c’è odore (e il profumo è sempre più intenso) di ripescaggio in Lega Pro. Perché altrimenti si sarebbero inventati qualche altra cosa per dire che questa non era la vera Reggina o quella che sentivano propria.

conferenza cozza falcomatà praticò (9)Certo, anche la nuova società ci ha messo del suo con il Presidente Praticò a invocare “la restituzione della nostra storia“, come se qualcuno potesse tenere la storia chiusa in un cassetto, come se la storia fosse qualcosa che si può impacchettare, cedere, vendere, regalare.

Ma alla fine “Historia est magistra vitae“. E adesso nessuno può più sproloquiare fandonie. E’ successo quello che doveva succedere, quello che sarebbe in ogni caso accaduto, quello che era assolutamente normale. L’ovvio. Il banale. Ciò che avevamo ampiamente annunciato e illustrato in tempi non sospetti. In soldoni, per chi aveva letto le norme federali, aveva masticato un minimo di storia del calcio (anche molto recente), per chi non aveva mai smesso di chiamarla Reggina e per chi si è letteralmente torturato (visto quanto è accaduto sul campo) a seguirla con passione e vicinanza (soprattutto sofferenza) persino nell’inferno della serie D, oggi è successo il nulla.

messina reggina 0-1 30 maggio (9)Piuttosto. L’importante è quello che potrebbe succedere la prossima settimana. Il 4 agosto il Consiglio Federale ufficializzerà i ripescaggi in Lega Pro, per l’ultimo anno prima della maxi-riforma che ridurrà drasticamente il numero delle squadre professionistiche. E dalla stagione 2017/2018 la Lega Pro tornerà a chiamarsi Serie C e sarà composta con ogni probabilità da due gironi soltanto. Ma è ancora prematuro parlarne. La folle idea di tornare a 60 squadre sembra ogni ora che passa sempre più impraticabile: soltanto in 47 sono regolarmente iscritte, e bisognerebbe procedere a 13 ripescaggi. Per fare domanda c’è tempo fino alle 19 di oggi, al momento soltanto 6 club hanno depositato l’apposita richiesta (qui tutti gli aggiornamenti in diretta). E tra questi c’è la Reggina. Quindi anche quest’anno probabilmente si continuerà sulle 54 squadre (tre gironi da 18) come già accaduto nell’ultima stagione. Le difficoltà economiche sono più forti delle intenzioni politiche di allargare il più possibile la partecipazione alla categoria.

messina-reggina-0-1-30-maggio-33Ma ben venga tutto ciò, se può tornare utile alla Reggina. La società di Praticò ha capito bene che sacrificare nell’immediato 250 mila euro da versare a fondo perduto per avere la certezza di partecipare alla Lega Pro è molto più conveniente rispetto al tentativo di ottenerla sul campo. Un tentativo che l’anno scorso è costato ben oltre il milione di euro ed è stato vano. Soldi buttati. Tanti soldi buttati. E così nel giro di un anno la Reggina potrebbe essere la prima squadra della storia del calcio ad aver prima perso la Lega Pro senza retrocedere, e poi a riconquistarla senza alcuna promozione. Torniamo lì dove eravamo arrivati: il 30 maggio 2015 al San Filippo, con quegli eroi che avevano ottenuto una salvezza miracolosa battendo il Messina due volte in 4 giorni, in casa e in trasferta, e che adesso ritroveremo da avversari domenica dopo domenica al Granillo insieme a tanti altri ex amaranto: Zibert alla Juve Stabia, Balistreri al Taranto, Salandria all’Akragas, Alessio Viola al Foggia, Maimone al Lecce, Armellino, Louzada e Di Lorenzo al Matera, Burzigotti al Messina, Daniel Leone e Mattia Maita al Catanzaro e chissà quanti altri ancora in vista dei prossimi movimenti di mercato.

LaPresse/Francesco Saya

LaPresse/Francesco Saya

Ecco, ricominciamo a parlare di calcio. Nell’ultima stagione è stata la nota dolente. Abbiamo criticato in modo anche pesante la società per le scelte tecniche che si sono rivelate disastrose, non solo per le ambizioni che la Reggina è obbligata ad avere se si ritrova in serie D, ma anche per gli investimenti economici che sono stati imponenti, senza ottenere però i dovuti risultati. Persino i club che hanno fatto meglio della Reggina hanno speso di meno. Evidentemente, quindi, c’è stato un serio problema di gestione tecnica e di organizzazione. La Reggina non ha deluso perchè la nuova società è povera. La Reggina non ha deluso perchè non c’erano soldi. Anche queste sono tutte balle. In tutt’Italia soltanto 3-4 club di serie D hanno speso più della Reggina, eppure in 9 hanno conquistato la promozione sul campo e in 18 la finale playoff. E tra queste 18 non c’era la Reggina che ha speso tantissimo. Il problema vero è come sono stati spesi tutti quei soldi. Com’è stata gestita la società.

martino gabrieleAdesso non bisogna ripetere gli stessi errori, anche perchè la Lega Pro non è la Serie D e non è il caso di fare alcun tipo di volo pindarico. Una volta ufficializzato il ripescaggio, l’unico obiettivo stagionale non potrà che essere quello della salvezza, anche perchè perdere sul campo il calcio professionistico proprio nell’anno della riforma da cui poi non ci saranno più ripescaggi, significa tornare nell’abisso degli inferi senza alcuna speranza di risalire in fretta. Per poter considerare il Dilettantismo una piccola parentesi, un momentaneo incidente di percorso, adesso bisogna lavorare con serietà, professionalità e soprattutto molta molta umiltà. Quell’umiltà che ha sempre caratterizzato nella sua storia l’identità Reggina e del popolo amaranto, una caratteristica che negli ultimi anni è andata perduta e adesso siamo obbligati a ritrovare.

Reggina Palmese GranilloLe sconfitte con Roccella, Leonfortese, Agropoli, Scordia e Frattese siano utili almeno a farci tornare con i piedi per terra e adesso, oltre alle partite di cartello contro Messina, Catania, Cosenza, Catanzaro, Lecce, Foggia e Taranto, anche quando giocheremo contro Virtus Francavilla, Fidelis Andria, Monopoli o Akragas dovremo avere la consapevolezza che non c’è scritto da nessuna parte che bisogna ottenere la vittoria soltanto per il fatto di chiamarsi Reggina. La storia non ci serva soltanto per ricordare il nostro passato, ma anche per costruire un futuro di successo con quelle caratteristiche e con quei valori che nel tempo ci hanno consentito di diventare grandi e soltanto il fatto di averli smarriti ha determinato un lungo periodo di buio, in cui non vogliamo mai più sprofondare.