Privatizzazione poste, Lopresti e Cannizzaro: “in piazza per tutelare 5mila famiglie catanzaresi”

locandina protesta fotoLunedì 18 luglio i sindacati di categoria scenderanno in piazza contro l’ulteriore fase di privatizzazione di quote di mercato di Poste Italiane prevista entro il mese di ottobre. «Privatizzare Poste Italiane significherà svendere definitivamente una delle più importanti aziende di Stato». Questa la dichiarazione di Felice Lopresti, responsabile area servizi posta di Slc Cgil che continua: «L’occasione di protesta sarà il momento per denunciare anche una serie di impegni che Poste Italiane in questi anni non ha portato a termine. Dai mancati investimenti previsti, alla mancata trasformazione dei part-time in full time, e la mancata copertura cluster degli uffici postali, sono tanti gli annunci disattesi dall’azienda. Inoltre in una particolarità tutta calabrese contestiamo all’azienda le eccessive pressioni commerciali, oramai divenute insostenibili, la mancata attuazione dei trasferimenti regionali e provinciali che non danno la possibilità ai lavoratori di avvicinarsi alla propria residenza. Ed infine, contestiamo l’arroganza relazione dell’azienda Poste che in Calabria causa solamente disagi diffusi a tutti i lavoratori. Per queste motivazioni abbiamo avviato una campagna di protesta che ha visto prima la proclamazione dello sciopero delle prestazioni aggiuntive, successivamente iniziative di protesta e di sciopero che si concluderanno nel mese di settembre».
A Lopresti fa eco Francesco Cannizzaro, segretario Slc Cgil di Vibo Valentia che afferma: «La cessione di un ulteriore 30% di quote azionarie di Poste Italiane, da parte del Governo, è una operazione a dir poco deplorevole, in quanto ha lo scopo di raccattare qualche miliardo per garantire un introito sostitutivo in seguito alla sospensione, per il momento, della quotazione delle ferrovie dello stato. Questa decisione trova la netta opposizione di tutte le organizzazioni sindacali di categoria, ben consapevoli che questa operazione porterebbe in mano dei privati il 65% delle quote azionarie, svendendo, di fatto, una delle più grandi aziende italiane che attraverso una capillarità di presidi territoriale offre ai cittadini una quantità di servizi molti dei quali hanno una grande valenza sociale difficilmente garantiti dal privato. Scendiamo in piazza per il futuro di 5mila famiglie calabresi».