Presentato a Reggio Calabria il romanzo “Il cacciatore di meduse” di Ruggero Pegna

cacciatorerc1Mentre nel porto di Reggio Calabria la nave di Medici Senza Frontiere “Bourbon Argos” sbarcava 541 migranti, tra i quali 72 donne, 79 minori non accompagnati e sette accompagnati, di origine prevalentemente subsahariana, nel Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi” è stato presentato il commovente romanzo “Il cacciatore di meduse” di Ruggero Pegna, storia di un piccolo migrante somalo e dei suoi amici immigrati di tutto il mondo.
L’incontro è stata organizzato e coordinato con grande sensibilità dalla giornalista e pittrice Elmar Elisabetta Marcianò, che ha anche presentato un dipinto da lei realizzato ispirato proprio al romanzo. Numerosi gli interventi, tra cui quelli del professore Vincenzo Maria Romeo, docente di psicologia sociale presso l’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, del dottore Edoardo Lamberti-Castronuovo, assessore per le Politiche Culturali della Provincia e dell’editore del romanzo Michele Falco.
Non casuale la scelta della location, come ha sottolineato la Marcianò. Il palazzo della Cultura è stato aperto lo scorso maggio e custodisce un immenso patrimonio artistico: circa 400 dipinti di artisti che vanno da De Chirico a Modigliani a Marino, Bava, ai più di 200 artisti locali contemporanei in mostra permanente. In mostra, anche numerose opere confiscate, tra cui i quadri della confisca Campolo.
“Il palazzo della cultura Pasquino Crupi è una location preziosa, adatta ad ospitare un libro altrettanto prezioso; la presenza di molti dipinti di enorme valore, insieme a quella dei pittori reggini, offre uno scenario suggestivo unico in cui la presentazione di questo romanzo può svolgersi nella sua interezza fatta di drammatica realtà e luminosa speranza, legata ad un filo narrativo che sfiora delicatamente la fiaba”, cosi Elisabetta Marcianò, presidente dell’associazione “LiberArché” e curatrice dell’evento, ha spiegato la scelta, “che si è rivelata scelta felice, come ricco di rivelazioni è stato lo stesso racconto, colmo di riflessioni delicate, ma anche precise, taglienti rispetto al momento storico che viviamo”.
Alla Marcianò ha fatto eco Pegna all’inizio del suo intervento, sottolineando come questo palazzo sia allo stesso tempo simbolo di cultura e legalità, tema quest’ultimo a cui lo stesso autore ha dedicato una delle sue precedenti pubblicazioni, “La pecora è pazza”. Altro riferimento è andato al libro “Miracolo d’Amore” (Rubbettino editore), storia della leucemia affrontata da Pegna fino al trapianto di midollo osseo, in cui il racconto del periodo di malattia si fonde con quello di un condannato a morte innocente, tra fantasia e la realtà fatta di dure terapie e fede.
“Quando ho sentito la diagnosi che non mi dava alcuna speranza di sopravvivenza per il tipo di leucemia, mi sono aggrappato ai medici e alla fede, alla mistica Natuzza Evolo che mi ha dato coraggio e predetto la guarigione. Da quella situazione limite che ho vissuto – ha detto Pegna – è iniziato un percorso di immedesimazione in situazioni di grande sofferenza e difficoltà contraddistinte dalla voglia di sopravvivere, come è anche lo stato di uomini in fuga dalle atrocità e miserie delle loro terre alla ricerca di condizioni di vita dignitose e ammissibili per la condizione umana. Nessuno ha scelto di nascere, né come né dove, ma tutti hanno diritto a sperare in una vita migliore per sé e i loro figli. ”
Il professore e psichiatra Vincenzo Maria Romeo ha confermato l’importanza formativa di questo romanzo, da introdurre nelle scuole per la sua capacità di aiutare al superamento di pregiudizi e barriere verso uomini di diverso colore, religione, cultura ed etnia: “Mi ha sorpreso ritrovare nel romanzo – ha detto Romeo – aspetti di una verità impressionante, tra le altre cose, sono direttore di un centro di accoglienza perciò vivo quotidianamente le aspettative, le speranze e gli aspetti drammatici dei migranti”.
L’incontro reggino è stato chiuso dall’intervento del dottor Lamberti-Castronuovo che ha sottolineato il significato che assume questo romanzo, capace di parlare con semplicità e sentimenti, senza retorica, in un momento storico in cui le cronache di sbarchi sono anche al centro di dibattiti sull’odio razziale e le oggettive difficoltà di accogliere le migliaia di migranti quotidianamente in arrivo.
In un momento storico dominato dalle tragedie dell’intolleranza, dell’odio e del fanatismo terroristico, “Il cacciatore di meduse” parla di umanità e sentimenti, di uguaglianza tra uomini di ogni fede, razza e colore. Un libro struggente e attuale, una fiaba contemporanea, che ripropone il valore controcorrente del rispetto verso gli altri e la ricchezza della contaminazione tra diverse culture, affascinando anche i lettori più giovani. Una storia dei nostri giorni, tra fiaba e realtà, che appartiene a tutti noi. Secondo molti, un vero romanzo di formazione. Un romanzo che arriva dritto al cuore di lettori di ogni età, incastonato nella storia mondiale degli ultimi anni, dall’elezione di Obama, primo presidente americano di colore, all’appello di Papa Francesco alla Comunità Internazionale. Un romanzo che racconta la dura realtà dei nostri giorni, tra episodi drammatici e sfumature fiabesche, fino a fare diventare naturale il grido contro ogni forma di razzismo.