‘Ndrangheta, De Raho: “fare chiarezza o Reggio Calabria rimarrà nelle fauci delle cosche”

LaPresse/Adriana Sapone

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Questa citta’ o fara’ chiarezza o non riuscira’ a liberarsi dalle fauci della ‘ndrangheta. Noi stiamo facendo la nostra parte“. A dirlo e’ stato il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho commentando, con i giornalisti, l’operazione che ha portato al fermo di 10 persone tra le quali dirigenti e funzionari pubblici. “Questa di oggi – ha aggiunto – e’ un po’ il seguito della precedente operazione ‘Fata Morgana’ e va letta con riferimento alle attivita’ di Paolo Romeo“, l’ex deputato Psdi attualmente detenuto in carcere dopo l’arresto del 9 maggio scorso nell’ambito dell’inchiesta Fata Morgana su una associazione segreta finalizzata che avrebbe condizionato l’attivita’ degli enti locali e gia’ condannato in passato per concorso esterno in associazione mafiosa. “Siamo stati costretti ad intervenire con provvedimenti contenutisticamente complessi – ha detto de Rahoe grazie alla capacita’ investigativa dei carabinieri siamo riusciti a colpire in modo approfondito appartenenti all’amministrazione comunale di Reggio Calabria, in particolare il settore dei Lavori pubblici dove per anni ha lavorato come dirigente Marcello Cammera, responsabile unico dei provvedimenti in numerosi bandi di gara e risultato, da numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali, uomo di Paolo Romeo“. “Cammera – ha detto de Rahoera in constante rapporto con Paolo Romeo per quel che riguarda tutta una serie di attivita’ attinenti i lavori pubblici. E il ruolo di Cammera e’ fondamentale nel percorso per la gara d’appalto per la gestione del ciclo delle acque ed i servizi idrici nel comune con evidenti dati gonfiati proprio per gravare ulteriormente di spese le casse comunali e le tasche dei cittadini”. Di “operazione storica per il contesto intaccato“, ha parlato il comandante provinciale dei Carabinieri, col. Lorenzo Falferi. “Un vero e proprio network – ha detto – che, sfruttando cointeressenze nel tessuto economico-istituzionale ed imprenditoriale reggino, aveva costruito una fitta rete di relazioni a Milano, Roma e Brescia. Qui oggi non si e’ intaccato soltanto il braccio armato della criminalita’ organizzata ma strutture istituzionali e della pubblica amministrazione che avrebbero dovuto curare l’interesse collettivo“.

Una parte dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria e’ dedicata anche alle pressioni di Paolo Romeounitamente alla giornalista Teresa Munari“, per fornire “appoggio mediatico a Marcello Cammera quando questi rischiava di perdere la poltrona di dirigente del settore servizi tecnici del Comune di Reggio Calabria. La predetta giornalista – scrivono gli inquirenti – utilizzera’ tutta la sua influenza sulla stampa locale, e le proprie aderenze con esponenti politici, al fine di rintuzzare gli attacchi mediatici al dirigente (Cammera), concedendogli interviste tese a riabilitarne l’immagine pubblica e attaccando i suoi oppositori“.