Messina, i sindacati: “ennesimo attacco al servizio ferroviario a lunga percorrenza”

Messina, i sindacati sul piede di guerra: “attacco al servizio ferroviario a lunga percorrenza”

Nave“L’attacco al servizio ferroviario a lunga percorrenza non conosce pause, si tenta di smantellare il diritto alla continuità territoriale con ogni sistema, ultima in ordine di tempo la comunicazione della Capitaneria di Porto di Messina che ribadisce la regola per cui una volta imbarcato il treno sulla nave i passeggeri devono scendere dalle vetture ferroviarie. Significa rendere il viaggio ancora più invivibile di quanto lo abbiano reso i tagli al servizio ed  i mezzi vetusti riservati al sud, i primi a pagarne le conseguenze saranno i disabili che dovranno scendere dal treno, non si capisce come, senza adeguate strutture di assistenza in navi dove da qualche anno sono stati chiusi anche i bar. Fisiologiche le reazioni dell’utenza che già questa mattina ha manifestato forte dissenso quando invitata a scendere dal treno e abbandonare i bagagli nelle vetture senza che sia prevista un’adeguata ronda di vigilanza”, scrivono i sindacati. “Il risultato drammatico – proseguono- per il servizio essenziale si sta concretizzando con le innumerevoli disdette delle prenotazioni, soprattutto quelle delle persone con ridotta mobilità, che si sono registrate quando la notizia si è divulgata. Il fronte sindacale unitario reagirà con decisione all’ennesimo tentativo di sbarazzarsi di un servizio che garantisce un diritto costituzionale, mercoledì 6 luglio p.v. cgil.cisl-uil-orsa-ugl e fast, incontreranno i lavoratori e tutte le associazioni interessate per affrontare i dettagli della questione e chiedere alla Capitaneria di Porto di organizzare insieme all’armatore RFI gli opportuni interventi per garantire un servizio ferroviario civile all’incolpevole utenza. E’ utile evidenziare – aggiungono- che la specificità del servizio nello Stretto ha consentito di superare le regole generali con deroghe ad hoc, solo a titolo di esempio va citata la riduzione delle tabelle d’armamento solo per le navi operanti nello stretto di Messina, se a ciò si aggiunge che a RFI attualmente è consentito di mantenere equipaggi ridotti nelle navi fermi con apparati accesi, in spregio alle basilari regole sulla sicurezza, se ne trae che con la volontà di tutti si può trovare la soluzione per superare le direttive della Capitaneria che porterebbero l’impianto alla chiusura definitiva”, concludono.