Mauro Coppolaro, il talento sbocciato al Sant’Agata grazie alla Reggina nell’Italia finalista degli Europei Under 19

Il difensore centrale Mauro Coppolaro grande protagonista con l’Italia che vola in finale agli Europei Under 19: è l’ultimo “figlio del Sant’Agata” di lusso, sbocciato in riva allo Stretto

Mauro Coppolaro 02L’Italia del calcio ha un grande futuro: gli Europei delle Nazionali Under-19 stanno regalando una super nazionale che ha conquistato la finalissima con pieno merito. Domenica (ore 20:30) sfiderà la Francia per un trofeo storico: l’Italia non lo vince dal 2003, e l’ultima volta è arrivata in finale nel 2008 (è una competizione che si disputa ogni anno). Inoltre gli Azzurri non hanno una grande tradizione: su 63 edizioni, la nostra Nazionale Under 19 ne ha vinte soltanto 3 ed è arrivata 5 volte seconda. Tutte le altre big europee hanno fatto meglio: la Spagna ha 10 vittorie e 4 secondi posti, l’Inghilterra 9 vittorie e 5 secondi posti, la Francia 7 vittorie e 3 secondi posti, la Germania 6 vittorie e 7 secondi posti, persino la Russia (6 vittorie e 2 secondi posti) e il Portogallo (3 vittorie e 7 secondi posti) hanno fatto meglio dell’Italia, che paga un campionato (la serie A) storicamente “esterofilo” rispetto alla valorizzazione dei talenti Made in Italy.

Ma adesso gli azzurrini di Paolo Vanoli hanno la possibilità di incrementare l’albo d’oro italiano. E la Nazionale ha fatto benissimo: nel girone ha sconfitto la Germania (in Germania) 0-1, dopo una partita incredibile, e ieri in semifinale ha battuto 2-1 l’Inghilterra. Adesso sfida alla Francia in finale: tra le big europee manca solo il confronto diretto con la Spagna, che però l’Italia ha battuto (con una vera e propria lezione di calcio) negli Ottavi di Finale di Euro 2016 qualche settimana fa.

Mauro CoppolaroNell’Italia di Vanoli che sta regalando tante soddisfazioni, c’è anche un giovane talento nato calcisticamente nella Reggina: il difensore centrale Mauro Coppolaro, che si ispira a Bonucci e spera di diventare forte come lui. E’ nato in un paesino in provincia di Benevento ed è stato l’esperto e attento Salvatore Laiacona a scoprirlo quando aveva appena 13 anni portandolo in riva allo Stretto. Coppolaro è nato e cresciuto a Reggio Calabria: dopo tutta la trafila con le giovanili, a maggio 2014 ha esordito con la Reggina in serie B, giocando 5 partite da titolare. La maglietta della prima (Reggina-Brescia 1-1 al Granillo) è custodita gelosamente da Laiacona, a cui il ragazzo l’ha voluta regalare subito dopo il match. E’ stato il calciatore più giovane convocato nella storia di tutto il campionato di serie B, l’8 marzo 2014 in Carpi-Reggina, la partita che gli amaranto vinsero 0-3: aveva appena 16 anni.

Nell’estate 2014 è stato acquistato dall’Udinese, e nelle ultime due stagioni ha impressionato tutti nel torneo Primavera (20 presenze e 1 gol due anni fa, 19 presenze e 1 gol lo scorso anno). A marzo ha compiuto 19 anni, eppure può già vantare 30 presenze ufficiali con la maglia della Nazionale (10 con l’Under-17, 5 con l’Under-18, 15 con l’Under-19). Ha debuttato nell’Under 19 ad appena 17 anni, prestissimo rispetto ai compagni di squadra che a quell’età sono ancora nelle selezioni più giovani, e nelle 15 partite ufficiali con la maglia azzurra Under-19 ha anche segnato due reti. Adesso è titolare fisso della Nazionale che ha conquistato la finale degli Europei, e per lui si prospetta un grande futuro.

Sono tanti i “figli del Sant’Agata” di ultimissima generazione che stanno facendo molto bene: basti pensare a Leonardo Loria, il “portierone” di 17 anni (192cm) che proprio in questi giorni sta partecipando alla tourneé della Juventus in Australia, con la prima squadra, tra i convocati di mister Allegri. Anche lui è stato scoperto da Salvatore Laiacona a Custonaci, in un polveroso campo di terra battuta nelle campagne di Trapani. Alla Reggina è diventato un uomo, prima che un calciatore, migliorandosi moltissimo grazie ad una professionalità eccezionale. Sempre di quest’ultima generazione di talenti amaranto, nell’orbita delle big ci sono anche i vari Gjuci (Torino), Lancia (Sampdoria), Mazzone (Pescara), Cataldi (Chievo) e Scionti (Entella). E’ il risultato del lavoro d’eccellenza del Centro Sportivo Sant’Agata, era la base dei grandi successi della Reggina che oggi è costretta a ripartire da zero ma non può perdere la propria memoria. Perchè questi ragazzi magari diventeranno campionissimi o forse no (poco importa), ma comunque avranno sempre Reggio nel cuore. Ed è giusto che sia un amore reciproco, a vita.

LaPresse/Francesco Saya