Impresa di Cristina Scotto nella traversata Vulcano-Capo Calavà

campo largo traversataCi ha impiegato 5 ore e 49 minuti Cristina Scotto, nuotatrice di gran fondo tesserata per il CUS Unime, per coprire il tratto di mare che separa l’isola di Vulcano a Capo Calavà (Gioiosa Marea). Nella mattinata del 24 luglio, l’atleta messinese si è resa protagonista di un’altra storica impresa: al termine dei ventidue chilometri che separano le due sponde, la Scotto ha fermato il cronometro su un tempo che rappresentala miglior prestazione femminile in solitaria, oltrechè il secondo miglior tempo femminile assoluto, nuotato nel 2005 in coppia con Fabrizio Mandanici (5 ore e 37 minuti). L’atleta cussina, preparata dal tecnico Sirio La Spada, è stata seguita durante tutto il percorso da due barche appoggio guidate da Giovanni Fiannacca e Natale Morabito, a bordo delle quali era presente lo staff addetto all’assistenza, alla sicurezza ed al cronometraggio, tra cui il medico Massimo Irrera, l’addetto al salvamento Nicola Mangano, ed i cronometristi della specifica Federazione Angela Mangraviti e Veronica Dulcetta. Questa è solo l’ultima di tante avventure in acqua di Cristina Scotto che, oltre ad aver compiuto innumerevoli traversate dello Stretto di Messina (tra le quali anche doppie traversate ed una anche di inverno), ormai ha coperto il percorso dalle Eolie alla sponda siciliana ben sette volte, nuotando su questa rotta già in altre due occasioni.

La prima traversata, 22 chilomprimo Piano Cristinaetri da Vulcano a Capo Calavà, compiuta nel lontano 1989. Da lì in poi una lunga storia sportiva, durante la quale ha nuotato tantissimi percorsi, coprendo, tra l’altro, il tratto da Vulcano a Capo d’Orlando (1991), i 46 chilometri che separano Salina da Capo d’Orlando (1992), i 35 chilometri da Lipari a Milazzo (1994), ed il tratto di mare che collega Vulcano a Milazzo (2007). Eccezion fatta proprio per il percorso Vulcano Milazzo, la Scotto è stata l’unica donna ad aver raggiunto la Sicilia partendo dalle Isole Eolie. “Affrontare una lunga traversata in mare aperto- ha detto la Scotto- richiede disciplina e capacità di concentrazione oltre che spirito di sacrificio. Trovate queste si apre la porta ad una dimensione estremamente piacevole, molto elementare, che è fatta di esclusiva comunicazione tra sé stessi e l’elemento acqua. Oltretutto quando la meta è lontana e spesso invisibile, si pensa solamente ad ascoltare il proprio corpo in relazione all’acqua che ti circonda, non esistono suoni se non il tuo respiro, né altra necessità se non sete e fame. Poi si riaccende tutto quando vedi il fondo, quando sai che stai facendo le tue ultime venti bracciate, quando hai di colpo chiaro perché lo hai fatto. e per tornare con i piedi per terra, la mia soddisfazione è stata la riconferma del tempo di 11 anni fa, obiettivo che non pensavo di centrare ma che invece è arrivato”.