Elezioni Città Metropolitana: un pugno in faccia alla democrazia tra strategie e sortefugi

Elezioni Città Metropolitana: i “grandi maestri della politica” si stanno impegnando per creare liste competitive in barba alla democrazia ed alla rappresentatività

sindaciElezioni Città Metropolitana- Abbiamo già parlato del sistema di voto per la città metropolitana: è una diavoleria assurda, nata sicuramente da una mente contorta. Un metodo che crea disparità tra i cittadini: l’eletto di un paesino come Samo vale meno di un eletto di Cinquefrondi che vale meno di un eletto di Rosarno che vale meno di un eletto di Reggio Calabria. Dai calcoli dei “grandi maestri di strategia politica” dei 14 nomi che saranno eletti e che comporranno la “giunta” di Falcomatà, 5-6 saranno di Reggio città mentre gli altri si divideranno le briciole. In sostanza, addio rappresentatività dell’intero territorio provinciale così come il rispetto del voto dei cittadini. E’ indubbio che questo è un ulteriore metodo per allontanare i cittadini dalla politica già stufi da ruberie, mal governo e scandali.

Intanto si stanno preparando le liste per il ristretto numero di elettori (circa 700): pare ci possano essere 4-5 liste. I “grandi potentati” si stanno organizzando: impegnatissimo il sindaco della Città Metropolitana Giuseppe Falcomatà, il quale sta facendo salti mortali per creare una lista competitiva alla ricerca di consenso tra gli eletti della provincia. Molto attivi anche Nicola Irto e Sebi Romeo per cercare “spazio” nella lista del sindaco. Il centro destra si presenterà unito con Giuseppe Scopelliti che cerca di piazzare i suoi uomini. Gli altri sindaci fuori dagli “schemi” (vedi Pedà o Fuda) stanno cercando di organizzare un qualcosa di alternativo ma la sfiducia sembra lampante tra chi crede che il sistema dei voti “trascuri” la provincia e chi non ha voglia di cimentarsi in un vero e proprio gioco al massacro.

Tanti sono i quesiti oscuri della nascente Città Metropolitana: quali competenze? Come funziona? I cittadini ne gioveranno? A 2 giorni dalle presentazione delle liste (poco ideologiche e tanto pratiche) regna la confusione tra strategie assurde con un sistema a scatola cinese.