Azione Nazionale ha presentato il Comitato per il “No alla riforma Renzi”

Questa mattina, presso la sala stampa della Camera dei Deputati a Montecitorio, il movimento politico Azione Nazionale ha presentato il Comitato per il “No alla riforma Renzi– Sovranità Popolare”

no orsomarso 2“Perché la battaglia deve essere più ampia possibile. E in questa battaglia Azione Nazionale - scrive in una nota- si schiera a tutela di quei principi fondanti la nostra Comunità nazionale, che oggisono sottovalutati, derisi, perfino mercificati sempre da quei pochi che fingono di operare nell’interesse di molti. Principi fondanti e irrinunciabili come la sovranità popolare,  la legalità e la democrazia. A tutela dei valori e dei principi, quindi, ma non con astratte battaglie di principio, bensì con chiare scelte di campo. Il nostro NO, è sicuramente un NO tecnico, sui singoli aspetti della riforma proposta, ma è anche un NO fortemente politico. Noi dobbiamo impedire che un Governo ed un Premier non scelti con libere elezioni, stravolgano la Costituzione del nostro paese, attraverso tattiche di Palazzo e con una maggioranza parlamentale illegittima. Noi dobbiamo impedire la strumentalizzazione della sovranità popolare, che viene chiamata a ratificare decisioni prese in sedi non democratiche. Una sovranità utilizzata in questo referendum-prosegue la nota- per dare stabilità al potere, ma poi mortificata in una riforma che sostituisce l’esercizio della sovranità popolare con i giochi di Palazzo. Tutto questo spacciando per “governabilità” quella che è solo perpetuazione del potere e difesa degli interessi di pochi, come il Governo Renzi ha dimostrato sinora. Difendere la sovranità popolare per noi vuol dire anche impedire che il popolo sia trattato come “massa”, bombardato da una propaganda di regime che presenta la modifica della Costituzione come un prodotto da supermercato: “meno costi, più guadagni” nascondendo, ovviamente, le conseguenze più negative sul futuro di un intero Paese. La modifica della Costituzione, documento fondante la nostra Repubblica, è un processo che va condotto con rispetto e competenza, che dovrebbe essere patrimonio di tutto il popolo e non uno strumento di pochi con cui misurare il proprio peso elettorale. Con il nostro NO, però, non vogliamo dire che siamo contrari al cambiamento, anzi. Ma, riteniamo che  il cambiamento non sia un valore in sé perché non sempre “fare qualcosa di diverso” significa “fare qualcosa di meglio”. Pensiamo che quando si vanno a cambiare le regole della vita di un intera comunità si debbano valutare bene le conseguenze di quello che si propone  nel lungo periodo, generazione dopo generazione, e non sino alla prossima scadenza elettorale. Noi crediamo che la nostra Comunità nazionale abbia davvero bisogno di cambiamento, ma attraverso riforme serie, non spot propagandistici. Ha bisogno di rispetto -aggiunge la nota- per le proprie radici e per la propria identità nazionale. Ha bisogno di ritrovare il proprio ruolo in un sistema di regole condivise e di trasparenza.  Non ci servono i “furbi”, ci servono gli “onesti”.   

Per questo motivo il renzismno orsomarsoo non ci piace. E la proposta di Riforma costituzionale di questo Governo ci conferma che non si può lasciare il Paese in mano ad apprendisti stregoni. Il nostro NO politico, pertanto, va decisamente in questa direzione. Contro la riforma come espressione del renzismo. Contro un governo illegittimo che mira a stravolgere la costituzione per favorire guadagni di alcuni con danno per tutti. Riprendiamoci la sovranità popolare secondo le regole della democrazia, respingendo questo colpo di mano del Governo Renzi. Per tutti questi motivi la campagna per il NO al Referendum sulla riforma costituzionale è una grande occasione per ricostruire l’unità del centrodestra su una chiara scelta dei campo a favore della sovranità popolare e nazionale. Azione Nazionale è erede di quella destra politica italiana che ha sempre creduto in tutte le forme della democrazia diretta, come l’elezione popolare del Presidente della Repubblica e i referendum. Dopo un lungo periodo di divisione, culminata nella sconfitta alle ultime elezioni comunali di Roma, il centrodestra può ritrovare non solo la sua unità, ma una rinnovata sintonia con il bisogno del popolo italiano di riappropriarsi della politica e della partecipazione. Non lasciando questo bisogno alle strumentalizzazioni della demagogia qualunquista del Movimento 5 Stelle. In questi anni le scelte che hanno inciso più negativamente sulla vita del nostro popolo sono state calate dall’alto, sono frutto dei poteri forti economici e dei condizionamenti internazionali. Non nascono – come poteva accadere negli anni della “conflittualità permanente” della sinistra comunista – da eccessi di assemblearismo e di demagogia. Essere dalla parte del NO significa confermare le radici popolari e nazionali del centrodestra italiano. La battaglia del referendum è il modo migliore per RICOSTRUIRE UN CENTRODESTRA UNITO, INCLUSIVO E RADICATO NEI VALORI DELLA SOVRANITÀ POPOLARE. Un centrodestra di nuovo in grado di vincere sul dirigismo radical-progressista della sinistra renziana e sull’antipolitica qualunquista del M5S”, conclude la nota.

1. NO perché è una riforma illegittima nelle sue fondamenta.

E’ stata infatti approvata da un Parlamento illegittimo, su spinta di un Premier nominato e non eletto, e senza rispetto della democrazia parlamentare. Il Parlamento è formalmente illegittimo perché derivato da una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, in quanto il premio di maggioranza ne ha alterato la rappresentatività. Ed è anche un Parlamento sostanzialmente irrispettoso delle regole della rappresentanza elettorale, in quanto composto da membri (nello specifico 130 deputati e 114 senatori) che hanno più volte cambiato la loro appartenenza ai gruppi parlamentari, passando dall’opposizione al sostegno della maggioranza

2. NO al nuovo Senato, che non riduce i costi della politica ma riduce solo il diritto di scelta dei cittadini

La Riforma non abolisce il Senato. Sostituisce i senatori con consiglieri regionali e sindaci, soggetti la cui elezione ha una valenza molto diversa per ambito territoriale e  competenze. Senza considerare che poi che il doppio incarico di queste persone inevitabilmente inficerà la qualità e l’efficienza dello svolgimento di entrambi i compiti  e comporterà comunque reiterati ed estesi costi di trasferta da tutto il territorio nazionale. Si è stimato che la riduzione dei costi di questo Senato sia irrisoria, e che per ottenerla bastava una riduzione del 10% dello stipendio degli attuali senatori. Pertanto quello che si riduce davvero non è il costo per lo Stato, ma il diritto dei cittadini di scegliere in una libera elezione non avente carattere locale. Se si fosse voluto procedere davvero ad una razionalizzazione dei costi e alla riconfigurazione del sistema bicamerale, le scelte dovevano certo essere diverse, riducendo il numero di deputati e senatori e differenziando in modo complementare le funzioni delle due Camere. Il Nostro NO è pertanto un NO a questa ipotesi di riforma del Senato, ma è un SI a una riforma seria del sistema bicamerale, condotta nell’alveo della democrazia parlamentare.

3. NO ad un sistema che limita la sovranità popolare

Con questa riforma il Popolo non solo non potrà più scegliere i senatori, ma con la nuova legge elettorale “Italicum” non avrà potere decisionale nemmeno sulla Camera. I 2/3 dei deputati, infatti, saranno scelti col meccanismo dei capilista bloccati, ognuno dei quali  potrà candidarsi in 10 circoscrizioni, determinando non solo la propria elezione ma anche scegliendo coloro che potranno subentrare al suo posto. Così sarà lui, a decidere chi far eleggere e chi sacrificare… ovviamente a seconda del livello di fedeltà al capo partito. Gli elettori potranno solo prendere o lasciare. Inoltre vengono notevolmente elevati i quorum per la presentazione di legge di iniziativa popolare, riducendo drasticamente non solo l’esercizio di un diritto, ma anche l’efficacia dell’unico strumento di democrazia diretta esistente in chiave propositiva e partecipativa (i referendum sono ancora solo abrogativi).

4. NO alla tirannia della minoranza

Dal momento che la nuova legge elettorale “Italicum” – direttamente collegata alla Riforma costituzionale di Renzi – prevende il premio di maggioranza alla singola lista,  alla Camera il partito più votato, anche se rappresenta il 25% dei votanti, può arrivare ad ottenere il 55% dei seggi. In questo modo  una minoranza diventa la maggioranza e mette nella mani del leader del partito vincente (anche con pochi voti) la regia di tutte le scelte fondamentali che la Camera deve fare, quali l’elezione del Capo dello Stato, dei componenti della Corte costituzionale e del Csm.

5. NO alla finta riforma del rapporto Stato-Regioni

Nella pratica la Riforma Renzi non riconduce affatto i poteri delle Regioni ad una regia unica al servizio dell’interesse nazionale. Costruire il nuovo Senato sulla base della rappresentanza regionale e comunale, senza una chiara distinzione delle competenze, significa aumentare la conflittualità istituzionale e il degrado dell’autorità statale e nazionale. Con aumento dei costi di funzionamento delle istituzioni e appesantimento burocratico a danno dei cittadini e delle imprese. Il nuovo Senato dominato dalle Regioni, inoltre, avrà potere legislativo sull’attuazione delle decisioni derivanti dall’Unione europea, ovvero sul fronte più importante e delicato per la difesa della nostra sovranità nazionale e per il nostro sviluppo economico e sociale.