A Reggio Calabria l’assemblea del personale dipendente dell’Aterp regionale

ATERPIl giorno 29 giugno si è svolta l’assemblea del personale dipendente del distretto di Reggio Calabria dell’ATERP Regionale, giusta comunicazione trasmessa a mezzo e‐ mail (indirizzo a.mascherpa@aterpcalabria.it) al Commissario Regionale da parte delle RSU e delle RSA aziendali in data 28/6/2016. Constatato che fino alle ore 11,00 del 29/6 alcun cenno di riscontro era pervenuto, per come annunciato nel contenuto della citata mail, il personale si è autoconvocato in assemblea. Nel corso della discussione è stata posta l’attenzione su tutta la procedura di accorpamento attivata da oltre un anno e che, negli ultimi mesi, ha subito una accelerazione che, sicuramente, ha rimarcato le disfunzioni generate principalmente dalla fretta di conseguire un risultato, senza tenere in debito conto le problematiche e le diversità di ciascun territorio provinciale che, in ultimo ha causato la mancata corresponsione della retribuzione, a tutto il personale dell’ATERP Regionale, relativa alla mensilità di giugno. Detta circostanza, sia pur rilevante, costituisce la punta dell’iceberg di disservizi e ritardi determinati dalla realizzazione di una “mega‐struttura” centralizzata, che non tiene in debito conto la peculiarità della vocazione sociale che contraddistingue le ATERP, finalizzata, in via prioritaria, al soddisfacimento dei bisogni delle fasce economicamente più deboli. La legge regionale 24/2013 che ha sostituito in poche righe le preesistenti ATERP provinciali con la costituenda struttura unica regionale, non ha previsto gli obiettivi finali di tale disgregazione con riferimento alla gestione territoriale della delicata problematica dell’edilizia residenziale pubblica che abbraccia i più svariati campi con ricadute che vanno dall’utenza, alle imprese, alle organizzazioni degli inquilini, ai professionisti ecc. L’applicazione della citata legge, avvenuta con una nuova consiliatura di indirizzo politico opposto, si è concretizzata con l’approvazione di uno statuto che, pur definendo i compiti e le finalità della costituenda ATERP regionale, continua a perseguire l’unico obiettivo di svuotare di funzioni e contenuti le realtà provinciali ignorando che l’operatività dell’ente è proprio di ambito provinciale: le esigenze, la cultura, le tradizioni ma anche le caratteristiche morfologiche del territorio portano alla conclusione che una corretta, puntuale e soddisfacente erogazione dei servizi prefissati, non può funzionare in assenza di una adeguata struttura di competenza provinciale. Ciononostante lo statuto dedica ai distretti territoriali appena uno striminzito comma di sole cinque righe all’articolo16. Qualora ciò non bastasse, il richiamato “principio del municipalismo” da concretizzarsi con autonomia territoriale nelle “aree tecnica e amministrativa, gestione amministrativa delle attività relative al personale, manutenzione ordinaria e direzione lavori, rapporti locativi e patrimonio immobiliare” viene applicato con modalità distorte. La definizione delle strutture territoriali (distretti), i loro compiti, le funzioni, le professionalità, le risorse umane e finanziarie, che rappresentano un principio basilare espresso dallo “Statuto”, sono argomenti fantascientifici demandati a regolamenti ancora non adottati ma che, comunque, di fatto hanno già mortificato il principio del “municipalismo” previsto dallo Statuto stesso. Ciò appalesa certamente le difficoltà di governare un processo complesso e delicato ed anche una confusione di indirizzo politico. Ad oggi l’unica attività di unificazione attuata ha riguardato l’accorpamento dei conti economici: operazione che di fatto ha causato il blocco delle attività dell’ente. Tutti gli atti amministrativi ed economici sono stati accentrati senza l’attivazione di una piattaforma informatica che avrebbe consentito l’interazione tra le periferie e la sede centrale di Catanzaro: certamente non operiamo alla Silicon Valley ma nemmeno nel Burundi! In tutto questo la risposta della politica, di qualunque colore, seppur interessata, è stato un assordante silenzio, a parte qualche sporadica dichiarazione di “incensamento” ad una operazione che sta svilendo i territori un processo di accorpamento che avrebbe dovuto produrre maggiore efficienza, più razionale utilizzo delle risorse e che invece sta incancrenendo le complicate problematiche che, da sempre, affliggono l’edilizia residenziale pubblica. La mancanza di organizzazione delle strutture e del personale produce uno stato di incertezza e preoccupazione che potrebbe interessare le oltre 200 famiglie dei dipendenti delle ATERP. Un processo di accorpamento che il personale dell’ATERP di Reggio Calabria inizialmente, aveva accolto con entusiasmo partecipando in tutte le attività cui è stato coinvolto con spirito collaborativo e propositivo, vedendo in ciò un momento di rilancio delle attività e dell’immagine delle ATERP, oggi, in verità, sta producendo la disgregazione delle realtà provinciali e la mortificazione delle professionalità presenti al loro interno tradendo, di fatto, quelli che erano i lodevoli intenti della normativa di accorpamento, vanificati da una volontà politica di isolamento della realtà reggina, perseguendo finalità celate non comprensibili e che al momento risultano anche non utili al progresso del territorio provinciale.