A Gioia Tauro l’Associazione Kαιρός premia i Carabinieri degli anni ’80 ed organizza l’incontro con gli autori del libro “A ‘ndrangheta”

Gioia Tauro, l’Associazione Culturale Kαιρός, col patrocinio del Comune di Gioia Tauro, consegnerà premi e riconoscimenti a militari dell’Arma dei Carabinieri, impegnati nella Prima Linea, per contrastare il fenomeno dei sequestri di persona, in Trincea contro tutte quelle attività criminali che negli anni ‘80 furono alla ribalta delle cronache giudiziarie

Fabiano, Luongo, Modica, Stevan (1)Domenica 10 luglio 2016, alle ore 18:00, presso la Sala di Palazzo Fallara di Gioia Tauro, Caffè Letterari 2016 dell’Associazione Culturale Kαιρός, col patrocinio del Comune di Gioia Tauro, consegnerà premi e riconoscimenti a militari dell’Arma dei Carabinieri, impegnati nella Prima Linea, per contrastare il fenomeno dei sequestri di persona, in Trincea contro tutte quelle attività criminali che negli anni ‘80 furono alla ribalta delle cronache giudiziarie. La targa sarà consegnata al Generale Salvatore Luongo, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Roma, all’epoca Capitano in servizio a Taurianova; il Luogotenente Andrea Mantineo (alla memoria), all’epoca in servizio al Nucleo Operativo di Taurianova; il Luogotenente Gaetano Vaccari, Capo Sezione Operazioni del Gruppo Operativo Carabinieri Calabria di Vibo Valentia, all’epoca in servizio al Nucleo Operativo della Compagnia di Taurianova. Durante la cerimonia sarà presentato il libro “A ‘NDRANGHETA – Evoluzione e forme di contrasto” di Cosimo Sframeli e Francesca Parisi, Edito da FALZEA. Dopo i saluti della Presidente Kαιρός, Prof.ssa Milena Marvasi Panunzio, e del Sindaco, dott. Giuseppe Pedà, l’incontro culturale verterà sulla problematica dei sequestri di persona a scopo d’estorsione. Invitato il Prefetto di Reggio Calabria, Dr Claudio Sammartino, e i Sindaci di Taurianova, Palmi e Sant’Eufemia d’Aspromonte, Comuni che conferirono la Cittadinanza Onoraria a Luongo, Mantineo e Vaccari per meriti acquisiti sul campo contro la criminalità organizzata del periodo. Presente, con commozione, la Professoressa Maria Graziella Belcastro, moglie del dott. Michele Mammola, cardiologo e Vicepresidente dell’Associazione Culturale Kαιρός, sequestrata la sera del 26 settembre 1988 e liberata dai Carabinieri a San Luca in data 11 novembre 1988. Maria Belcastro aveva 46 anni quando fu sequestrata a Cinquefrondi, un centro della Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, ad opera delle cosche della ‘ndrangheta, avvenuto poco dopo le 21:00 nella sua abitazione. I banditi dell’Anonima, tre persone armate e mascherate, fecero irruzione nella villa, aggredendo e immobilizzando il fratello e il marito, che non ebbero neppure il tempo di tentare una reazione. Un bandito teneva sotto il tiro della pistola i due uomini mentre gli altri due complici presero con la forza l’insegnante e la trascinarono all’esterno dove era ad attenderli un’automobile a bordo della quale i banditi si allontanarono con l’ostaggio. La nuova sfida della ‘ndrangheta allo Stato riapriva un nuovo capitolo difficile per la giustizia calabrese. A centinaia i carabinieri presero parte a vaste battute e rastrellamenti nelle montagne dell’Aspromonte. Ansie e sofferenze, speranza e fede, da parte di un ostaggio in mano all’Anonima Sequestri della ‘ndrangheta. Concluderà la serata il dott. Michele Mammola e l’Autore, Luogotenente dei Carabinieri Cosimo Sframeli: “Ogni fenomeno deviante è stato sempre contrastato da forze di segno inverso. Non vi è prevaricazione che non abbia originato una reazione da parte di chi non sopporta i soprusi, ma quando essa è attuata da quello che potremmo definire il male organizzato, se manca il supporto dello Stato, ben poco può fare il singolo cittadino. La lotta vera, quella, per intenderci, dello Stato, non è stata mai costante: a volte energica, altre fiacca e, in taluni casi, dormiente, spesso basata su una erronea comprensione del fenomeno. La visione della ’ndrangheta qui esaminata non è quella sociologica, antropologica, storica, ma quella che scaturisce dal lavoro dei magistrati e delle forze di polizia; quella che si delinea analizzando rapporti giudiziari, processi penali e relative sentenze. Questi documenti raccontano la storia del contrasto alla ’ndrangheta, il contrasto vero, intendiamo, soprattutto che è stato attuato, quando ciò è avvenuto, in silenzio, con scarsi mezzi e risorse carenti, a rischio della vita. Non mancano le testimonianze dirette di coloro che si sono opposti alla triste ideologia mafiosa, che hanno vissuto la terribile piaga dei sequestri di persona, siano essi magistrati o gente comune, a volte pagandone le conseguenze, altre ottenendo piccole ma significative vittorie. Non si è resistito alla tentazione di offrirvi un viaggio breve ma suggestivo nel mondo della simbologia e del linguaggio della ’ndrangheta, convinti come siamo che per contrastarla efficacemente bisogna innanzitutto comprenderne le profonde e robuste radici culturali”.