Una bomba sui mercati: la Brexit affosserà la ripresa?

Il Regno Unito ha deciso di abbandonare l’Unione Europea, creando un clima d’instabilità e incertezza. Ecco le conseguenze del voto, nefaste soprattutto per gli inglesi

Photo credit should read: Rob Stothard/PA Wire

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In seguito alla decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione europea, Ihs Global Insight sta tagliando sostanzialmente le previsioni di crescita del Pil del paese, all’1,5% (dal 2%) per il 2016, allo 0,2% (dal 2,4%) per il 2017 e all’1,3% (dal 2,3%) per il 2018.

Il voto referendario “è una cattiva notizia per l’economia del Regno Unito, certamente nel breve e medio termine“. Lo evidenzia a un’ora dalla diffusione dell’esito definitivo della consultazione Howard Archer, capo economista Ihs Global Insight, per Uk ed Europa. “Anche i sostenitori della campagna Leave hanno riconosciuto che ci sarà un breve periodo pesante per l’economia causato dall’incertezza relativamente alle attività commerciali e di business e dalle turbolenze dei mercati finanziari“. “I mercati finanziari – aggiunge – hanno certamente ritenuto che la decisione di lasciare l’Unione europea è una cattiva notizia per il Regno Unito nel breve termine, almeno. La sterlina è precipitata ad un minimo da 30 anni sul il dollaro (passando da 1,50 a 1,35), mentre il Ftse è impostato a subire perdite sostanziali“.

Photo credit should read: Anthony Devlin/PA Wire

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Sulla stessa lunghezza d’onda Philippe Waechter, capo economista di Natixis Am. Dopo il voto in favore della Brexit “le regole cambieranno drammaticamente, la volontà di uscire dall’Unione Europea avrà un impatto forte e duraturo sulla vita dei britannici, ma anche sull’intera Europa“. E in un periodo nel quale “il commercio globale non ha più il suo ruolo di trasmissione e acceleratore di crescita, lo shock della Brexit aggiungerà confusione e peserà sull’outlook globale“. Nel breve termine, tuttavia, “non accadrà nulla sul versante economico. Ma le aspettative cambieranno pesantemente e sarà questo a pesare sui mercati finanziari“. Le banche centrali non rimarranno “neutrali e dovranno intervenire per evitare una ricaduta dopo lo shock inglese“. Il Regno Unito ne esce ridimensionato e rappresenta, adesso, una fonte di preoccupazione per il resto del mondo, evidenzia ancora Waechter sottolineando come ciò avvenga “in un contesto di bassa crescita e dove le banche centrali hanno già adottato, e per un periodo prolungato, politiche monetarie molto accomodanti. In altre parole, uno shock negativo e persistente con poca capacità di aggiustamenti a causa della politica dei bassi tassi potrà avere un effetto duraturo sul Regno Unito e sul resto del mondo“.

Le agenzie di rating

Scanpix/LaPresse Only Italy

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L’uscita della Gran Bretagna dal Regno Unito “porterà a un lungo periodo di incertezza che peserà sui risultati economici e finanziari del Paese e avrà ripercussioni sul merito di credito sui titoli di Stato britannici“. Lo sottolinea l’agenzia di rating Moody’s. Dopo la prima reazione dei mercati, con i crolli delle azioni e della sterlina, “l’incertezza pesa anche sui futuri negoziati fra Gran Bretagna e Ue, che probabilmente inciderà sui flussi di investimento e sulla fiducia dei consumatori, e quindi sulle prospettive di crescita“. Per l’agenzia la Brexit “non avrà grandi impatti sugli Stati europei e sugli emittenti basati nella Ue“, ma l’uscita della Gran Bretagna “potrebbe aumentare il rischio di frammentazione politica“.

Diverso il parere di Goldman Sachs, che ha abbassato le stime di crescita per l’elevata incertezza. Secondo tale realtà, il comparto azionario europeo subirà “forti cali“, soprattutto dopo il netto rialzo delle ultime sedute, con il mercato britannico “che sarà più duramente colpito. Anche se le banche centrali agiranno rapidamente per garantire il funzionamento del mercato, l’impatto sui prezzi del mercato saranno ampie e rapide“.

Standard and Poor’s è pronta a declassare la Gran Bretagna. In sostanza, dichiara il portavoce Motitz Kramer al Financial Times, “l’attuale valutazione del credito di tripla A è insostenibile nelle circostanze attuali“.

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