Rissa col morto alla tendopoli di Rosarno. Pecora (Ammazzateci Tutti): “dispiace per il giovane ucciso ma sbagliato aggredire le forze dell’ordine”

Tendopoli“Su Rosarno mi dispiace per il giovane ucciso, ma licenza di accoltellare le FFOO anche no. Io sto coi carabinieri”. Lo ha scritto su Twitter il giornalista Aldo Pecora, leader del movimento antimafia ‘Ammazzateci tutti’, che nel tweet ha anche voluto anche lanciare l’hashtag di solidarietà #iostocoicarabinieri . “Ho voluto esprimere – continua Pecora in una nota – il mio dolore per la tragedia di Rosarno, dove un giovane immigrato ha perso la vita, ma contestualmente ho sentito il bisogno di ribadire la mia personale vicinanza al carabiniere aggredito dall’immigrato, e costretto a sparare per difendere la propria vita. Questa infatti è una doppia tragedia: per l’immigrato e per il carabiniere”. “Quando lavoravo in Rai – continua il giornalista calabrese – ho voluto realizzare uno ‘speciale’ sulla vergognosa tendopoli di Rosarno  e vi assicuro che chi ha visto con i propri occhi le condizioni di ‘non-vita’ in cui sopravvivono questi poveri esseri umani, tra frango, rifiuti, topi e scarafaggi, non potrà mai dimenticarlo per tutta la vita. E’ evidente che, vivendo in condizioni di degrado bestiale, una persona può impazzire e commettere gesti che di umano non hanno nulla, come tentare di uccidere un carabiniere che stava cercando solamente di riportare la calma dopo una rissa tra immigrati”. “Adesso però è francamente insopportabile che qualche ‘odiatore delle divise’ di professione cerchi di fare opera di sciacallaggio su questa tragedia, infiammando gli animi degli immigrati che stamattina pare abbiano improvvisato a San Ferdinando un corteo con cori di insulti e minacce contro i Carabinieri. Tutti gli italiani – conclude Aldo Pecora – chiediamo con forza al Governo affinché si trovi immediatamente una soluzione al problema umano di questi immigrati, perché tutti vogliamo, ed i Carabinieri per primi, il loro bene. Ma prima di tutto vogliamo il bene delle nostre Forze dell’ordine, che non possono restare con il cerino acceso in mano e scottarsi le dita dopo che questo cerino è partito da Roma, dal Governo, ed poi passato per la Regione e la Prefettura, senza che nessuno affrontasse con decisione e serietà questo gravissimo problema”.