Reggio Calabria, sit-in di solidarietà per i magistrati e gli operatori della giustizia minorile a seguito delle minacce subite

Giustizia MinoriE’ stata numerosa la partecipazione delle associazioni provenienti da tutta la provincia di reggio ed anche dalla vicina Messina, al sit-in di solidarietà per i Magistrati e gli operatori della giustizia minorile di Reggio Calabria a seguito delle minacce subite. Le associazioni promotrici, tra cui camera minorile, Agape, Libera. Reggionontace, Agesci, Arci, Cereso,Unicef e tante altre impegnate nella tutela dei minori, hanno preparato ed affisso nel cortile del Tribunale per i Minorenni, uno striscione che riprendeva una frase pronunciata da don Italò Calabrò durante un funerale di mafia: mafiosi, fatela finita e se voi non potete tirarvi fuori, evitate almeno che i vostri figli vi entrino. E’ stata questa una risposta della società civile alle intimidazioni che fino ai giorni scorsi hanno colpito Tribunale e procura per i Minorenni, con invio di proiettili e lettere di minacce in un crescendo che sicuramente non si fermerà. Il Presidente Roberto Di Bella ed il Procuratore Giuseppina Latella, hanno salutato i partecipanti al sit-in, dimostrando il loro apprezzamento per questo gesto di vicinanza concreto da parte della società civile calabrese ed un incoraggiamento a proseguire nel loro lavoro rischioso ma importante teso a dare un futuro diverso a tanti minori. Un lavoro, hanno affermato, che sta dando i primi frutti ed in particolare hanno sottolineato l’ atteggiamento nuovo di tante donne che si stanno rivolgendo ai Magistrati minorili perché hanno capito che bisogna dare ai loro figli un futuro diverso da quello mafioso.

Un lavoro che a parere dei promotori del sit-in ora va sostenuto maggiormente dalle Istituzioni nazionale e regionali proprio nel momento in cui le famiglie reagiscono perché vedono messa in pericolo la continuità di un sistema di vita basato sull’illegalità ed i soprusi che ha permesso loro di potere contare un ricambio generazionale in grado per avere assicurata la continuità della gestione dei loro affari illeciti. Le operazioni giudiziarie, gli arresti dei latitanti, le confische dei beni, sono importanti perché portano alla disarticolazione ed in diversi casi alla decimazione delle gerarchie criminali, creano scompiglio e vuoti di potere nei territori da loro controllati e restituiscono fiducia dei cittadini verso lo Stato. Ma le famiglie mafiose sanno di potere contare sul ricambio generazionale assicurato da figli, picciotti e rampolli vari che costituiscono il loro vivaio dal quale attingono per riprodursi e garantire continuità alloro disegno criminale. Il Presidente del Tribunale per i Minorenni Roberto Di Bella ed i suoi collaboratori stanno cercando da qualche anno di fare questo. Rompendo un tabù per i quale tutti erano rassegnati al fatto che chi cresce in una famiglia di ndrangheta e condannato allo stesso destino e che lo Stato era su questo impotente, hanno buttato un sasso nello stagno decidendo di tentare di spezzare questa logica. Con i suoi collaborati e con il sostegno di alcune associazioni come Addio Pizzo, Libera, Agape, Camera Minorile e diverse case famiglia e centri di accoglienza, ha iniziato con il progetto LIBERI DI SCEGLIERE, a dare una risposta di sistema a questa problematica attraverso un approccio scientifico e metodologico adeguato finalizzato all’obiettivo del recupero sociale dei minori appartenenti a famiglie di ndrangheta. Con l’obiettivo, è stato ribadito nell’incontro dei Magistrati con le associazioni, non di strappare i figli ai mafiosi attraverso l’allontanamento coatto ma di offrire loro una alternativa di vita,una logica educativa prima che punitiva, in grado di offrire percorsi di risocializzazione a minori ad alto rischio di coinvolgimento nella criminalità organizzata Per raggiungere questi obiettivi è necessario- ha ribadito il Presidente Roberto Di Bella ed il Procuratore Giuseppina Latella di attivare una rete dei servizi e delle opportunità composta sia dalle risorse locali, pubbliche e private, sia dalle più importanti organizzazioni che in Italia operano nel campo della legalità e del recupero sociale dei minori a rischio. Enti che in particolare si dovranno fare carico di tutti quei minori per i quali l’Autorità giudiziaria riterrà opportuno il loro allontanamento dal contesto familiare e sociale ed il loro inserimento in comunità, centri, famiglie affidatarie in altri contesti. “Questa sfida- hanno detto le associazioni- riprendendo l’appello lanciato dalla Magistratura Minorile reggina, deve essere ora fatta propria dal Ministero della Giustizia e dalla Regione Calabria. Il Presidente Oliverio si era impegnato a firmare il protocollo Liberi di scegliere e di sostenerlo finanziariamente. Sarebbe questo un modo per esprimere vicinanza concreta a chi sta rischiando di persona a nome di tutta la comunità per cambiare il destino ai minori della ndrangheta”.