Reggio Calabria, amare riflessioni di un cittadino: “Civilis urbis cultu quo aluntur coemeteria”

Reggio Calabria, la lettera a StrettoWeb del dott. Stefano Pellicanò sulla situazione della città

reggio calabria dall'altoIl dott. Stefano Pellicanò scrive a StrettoWeb una riflessione “amara” sulle condizioni della città. Il testo della lettera:

“Signorie Vostre Illustrissime di Palazzo S. Giorgio con molta umiltà, a capo chino da buon suddito, col cappello in mano e leggera genuflessione in segno di massimo rispetto mi permetto osare di porVi una mia umile domanda: perché andando al cimitero vecchio di Condera all’ingresso sul lato destro vicino la chiesa è tutto pulito mentre poi a pochi passi ci sono moltissime erbacce ? Qualche cittadino – elettore non so perché ipotizza che ci sono morti di serie A e morti di serie B ma ovviamente è in malafede ! (??).

Comunque egregi signori (con la esse minuscola) adesso parliamo seriamente, sarebbe ora che vi svegliaste a provvedere infatti momentanei ospiti del Palazzo memento mori [ricordati che si muore],  mors et fugacem persequitur virum [la morte raggiunge anche chi cerca di sfuggirle] e pulvis es et in pulverem reverteris [polvere sei e polvere ritornerai].

Tenete presente che i nostri (e probabilmente anche i vostri) morti si girano nella tomba per tale situazione.

Consentitemi qualche ricordo: anni fa passeggiando sul lungomare adesso a Lui intitolato incontrai il compianto prof. Italo Falcomatà (altri tempi, altre stature morali …, le frasi in latino lo farebbero felice) accompagnato da una discreta (nel senso che non gli stava appiccicata addosso) scorta col quale conversando (oggi per essere ricevuti in certe Sedi mi insegnate che bisogna passare tanti filtri, è più facile essere ricevuti dal  papa … a proposito per una risposta dal Palazzo ho dovuto insistere per molti mesi mentre papa Francesco ha risposto subito al sottoscritto) e parlando del più e del meno convenivamo che civilis urbis cultu quo aluntur coemeteria [la civiltà di una città si valuta da come è mantenuto il suo cimitero] e che purtroppo non sempre talis pater, talis filius [i figli sono all’altezza dei padri]. Ricordo anche in un’occasione la sua profonda amarezza mascherata dal suo abituale amabile sorriso perché avendo restaurato l’aquila di Piazza del Popolo danneggiata da eroici notturni ignoti che Владимир Ильич Ульянов

(Vladimir Il’ič Ul’janov o Lenin)  avrebbe definito utili idioti per rimetterla al suo posto facendo parte della nostra storia venne accusato di …. fascismo (sic !). A proposito dov’è attualmente quell’aquila ?  Così mentre la rossa Predappio vive di ricordi, ricordini, busti e mezzibusti di Mussolini senza vergogna (pecunia non olet , evidentemente)  e a  Roma ci sono mosaici inneggianti al fascismo visitati dai turisti noi distruggiamo le nostre vestigia del passato  che in ogni caso ci appartiene. Quanti reggini hanno mai visto i mosaici nell’ex Casa del Fascio di Piazza del Popolo ? Perché non  aprirla al pubblico per farli visitare dai turisti con magari una mostra permanente ad esempio sulla Rivolta o sulla storia di Reggio o su S. Paolo tenendo presente che il Cristianesimo in Europa si è propagato col suo passaggio da Reggio ? A quante famiglie si darebbe vero lavoro (custodi, guardiani, ecc.)?

A proposito per proseguire i lavori per l’intubata si sono distrutti dei reperti trovati nell’area dell’ex stazione Lido, possibile che non sarebbe stato possibile comportarsi diversamente ? In ogni caso quelle mura proseguivano verso la fontana di piazza Indipendenza, come mai nessuno ha mai pensato a fare una campagna di scavi ?

Tante domande senza risposta !.

Concludo queste mie riflessioni fatte col cuore sulla città Febea (mi auguro signori, al solito con la esse minuscola del Palazzo, sappiate cosa voglia dire), ricordandovi che prima o poi bisognerà rivotare per cui sic stantibus rebus [stando così le cose] vi invito                                                                                                  a stare tranquilli a chiedermi il voto perché  ut sementem feceris ita metes [mieterai quanto avrai seminato] e in quella occasione indosserò un paio di scarpe con la punta particolare confezionate dal mio calzolaio di fiducia e vi raccomando i pantaloni del vestito buono. Per quanto mi riguarda  chiedete che vi sarà dato ma non vi anticipo cosa ma i cittadini onesti l’hanno già capito ! Ricordate che  etiam capillus unus habet umbram suam [anche un solo capello fa ombra] e accidere ex una scintilla incendia passim [a volte da una scintilla scoppia un incendio].

Civilis urbis cultu quo aluntur coemeteria !”

Stefano Pellicanò