Mala Sanitas, il movimento Collettiva Autonomia Reggio Calabria: “che la magistratura chiarisca”

LaPresse/ Adriana Sapone

LaPresse/ Adriana Sapone

“Come non indignarsi davanti a queste ultime, in ordine di tempo, novità sull’inchiesta Mala Sanitas? Leggiamo infatti che le intercettazioni che inchiodavano i medici incriminati nell’inchiesta sono state portate a conoscenza del pm Ronchi della Dda di Reggio Calabria a metà del 2010 e che si è scelto di non approfondire perché “ciò avrebbe compromesso il buon esito delle indagini relative al P.P. 7920/10 per cui si stava operando”. Non vogliamo peccare di irriverenza nei confronti di una Magistratura di cui riconosciamo il valore e le difficoltà ad operare in un territorio come il nostro, ma non possiamo di certo voltarci dall’altra parte constatando che gli errori/orrori avvenuti nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dei “Riuniti” potevano essere fermati molti anni fa”. Lo afferma in una nota il movimento Collettiva Autonomia Reggio Calabria.

“Qual è stato dunque il criterio con cui si è deciso di tenere nascosta un’inchiesta in cui si rilevava una vera e propria “macelleria” agita sui corpi di donne e bambini?Si è taciuto forse perché le donne e i loro corpi sono stati ritenuti sacrificabili sull’altare di un’ inchiesta di ‘ndrangheta? Non era forse questo un sistema altrettanto ignobile e “mafioso” da smascherare?  Quante donne e bambini si potevano salvare in questi quasi sei anni di silenzio? A quanti corpi mutilati nel fisico e nell’anima a quanti bambini resi disabili per incuria nelle manovre o nelle valutazioni poteva essere risparmiato l’abuso? No, non possiamo tacere. Troppe sono le battaglie che si sono giocate e si continuano a giocare sulla nostra pelle…è ora di dire BASTA!”

“In un momento in cui i femminicidi sono quotidiani, in cui questo sistema patriarcale disconosce la nostra “capacità” di scelta e l’autodeterminazione dei nostri corpi e delle nostre vite tutto ciò risulta INACCETTABILE. Si parla tanto di violenza sulle donne, di abusi su minori, si fanno convegni, manifestazioni, si invita ai tavoli anche la magistratura che poi, leggiamo, ci  “tradisce” rendendoci sacrificabili sull’altare di inchieste ALTRE. Chi ha deciso quali fossero le priorità? Cosa è più importante di una vita, della nostra e di quella delle e dei nostri figli? Dal 2010 sono passati sei lunghi anni che hanno visto orrori su orrori perpetrarsi nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del nostro ospedale: l’informativa della GdF lo afferma chiaramente, potevano essere fermati! Alla luce di tutto questo chiediamo alla Magistratura, che oggi se ne occupa, di accertare le responsabilità dell’accaduto e di proseguire con determinazione affinché, pur non potendo riparare ai danni già compiuti, si possa fare giustizia e soprattutto impedire che questi abusi e queste violenze si ripetano!”