Calabria, l’odissea dei precari della giustizia

processo“Rifletto sui precari della Giustizia. Quelli che prestano servizio lavorativo a tutti gli effetti nei vari Uffici Giudiziari. Per 400 euro mensili. In totale, sono circa 1.500 persone provenienti da tutto il territorio nazionale. Di loro, 650 circa sono calabresi. Che prima prestavano servizio, in qualità di corsisti e tirocinanti, nei Tribunali e nelle Procure della nostra Regione. Da fine dicembre, invece, molti sono dovuti emigrare. Un centinaio di questi, infatti, è stato costretto a trasferirsi in altre città. In Calabria, così come previsto dal bando emanato dal Ministero di Grazia e Giustizia lo scorso settembre, ne sono rimasti 23. E gli altri? Sparpagliati in tutta Italia. La loro lunga e tormentata storia verso un posto di lavoro “normale” inizia nel 2010″, scrive in una nota Filippo Pollifroni, A Testa Alta per Reggio. “Vista la forte carenza di personale amministrativo in tutti i Tribunali e le Procure d’Italia -prosegue- si procede a selezionare personale inoccupato per partecipare ad un corso di formazione per personale amministrativo nei Tribunali. Di sei mesi, per cinque ore al giorno. Che l’anno seguente diventa un “perfezionamento al corso formativo. Che dura fino al 2015. Nello scorso mese di settembre, il Ministero di Grazia e Giustizia emana un bando, riservato ai tirocinanti, per una “borsa di studio di perfezionamento al tirocinio”. Insomma, lo chiamano in tutti i modi e in tutte le salse. Cambia la forma, ma non la sostanza: precari erano e precari sono rimasti. Nonostante il settore giustizia in Italia “lamenti” una carenza di personale amministrativo di ben 9.000 unità. I precari giustizia svolgono mansioni lavorative del tutto equiparabili a quelle degli impiegati. Ma non hanno alcun diritto riconosciuto, se non la malattia. Chi mette a posto gli archivi, chi riceve il pubblico: tutti svolgono lavoro amministrativo. Dovevano essere destinati agli “Uffici del processo”. Che ancora non sono stati costituiti. Gli attuali lavoratori in pianta organica dei Tribunali italiani non riescono a compiere tutta la mole di lavoro che c’è. Ma lo Stato resta sordo alle loro richieste di aiuto. I precari continuano a rimanere precari. A 400 euro mensili. Al più presto il governo si impegni per la loro stabilizzazione“, conclude.