Bronzi di Riace: da Lagorio a Sgarbi, la storia si ripete per le opere più desiderate al mondo

Quella del trasferimento a Cosenza è solo l’ultima di una lunga serie di proposte di spostamento ricevute dai Bronzi di Riace: dal 1984 ad oggi, cambia l’occasione ma non la risposta di Reggio Calabria

Vignette bronziLo spostamento dei Bronzi di Riace non s’ha da fare: non s’ebbe da fare in passato e non s’avrà da fare in futuro. Le proposte e gli inviti che le opere continuano a ricevere dal loro primo debutto in società, avvenuto dopo otto anni di restauro che ne comportò il trasferimento a Firenze, stessa città in cui poi furono esposti per la prima volta al pubblico, mutano nella destinazione ma non nella risposta che ricevono da parte della loro città natìa: un “no” secco e insindacabile.
No, perché si teme per l’incolumità delle opere. No, perché non è giusto che altri speculino sulle bellezze di proprietà reggina. No, perché la pubblicità al territorio si può fare anche lasciandoli sui loro piedistalli al sicuro nella sala del MArRC.
Una risposta accorata e duratura nel tempo: in principio fuit Lelio Lagorio, allora ministro dello Sport e del Turismo, a proporre il primo viaggio dei Bronzi di Riace. Era il 1984, appena quattro anni dopo la loro prima esposizione, e quello su cui si ragionava non era un semplice viaggio di provincia in provincia ma un autentico giro del mondo che avrebbe portato le opere dall’estremo Sud della Calabria a Los Angeles, in occasione delle Olimpiadi.
La domanda che ci si poneva era: un’occasione unica di visibilità e pubblicità per l’Italia o il potenziale peccato di presunzione del Paese che avrebbe messo a rischio le sue opere d’arte senza un reale motivo? L’opinione degli intellettuali era divisa tra quanti difendevano patriotticamente l’idea che i bronzi dovessero rimanere in Italia e quanti, come il celebre scrittore Italo Calvino, promuovevano il viaggio considerandola una grandiosa opportunità da cogliere.
Fu effettuato anche un sondaggio telefonico dal quale emerse una netta preferenza degli italiani nel mantenere le opere a casa loro, posizione particolarmente difesa dai reggini che si dicevano più che altro preoccupati per la loro integrità.

Bronzi di RiaceUna posizione che Reggio ha continuato a difendere negli anni, attraverso anche lo schieramento del suo Primo Cittadino più amato, Italo Falcomatà, che nel 1996 si diceva contrario alla proposta di un viaggio dei Bronzi come “Testimonial” della lotta contro l’Aids.
Nel 2014 fu poi la volta della lotta per l’esposizione all’Expo 2015 di Milano, occasione in cui si mosse Sgarbi con la proposta dello scambio d’opere: due Bronzi reggini a Milano in cambio di due tele di Caravaggio in Calabria per sei mesi.
I Bronzi di Riace non hanno mai conosciuto momenti di tregua nella loro longeva seppur relativamente breve storia: una storia moderna che parte, com’è noto, dal 16 agosto 1972 quando le due statue furono ritrovate per caso da un pescatore a Porto Forticchio di Riace Marina, ma che affonda le radici in una storia molto più antica che ne vede risalire la realizzazione al V secolo a.c. per fattura presumibilmente greca o magnogreca.
Quella della proposta di Sgarbi, o per meglio dire la sua dichiarazione d’intenti, di far traslocare i Bronzi a Cosenza, nella quale lui stesso sarà assessore della giunta Occhiuto, è soltanto l’ultima lettera d’invito di trasloco.
Un invito, non un’ingiunzione. E non perché Sgarbi abbia esposto un’ipotesi probabile ma perché, come il raziocinio suggerisce, la sua è una proposta destinata a non trovare futuro, sia perché i suoi poteri politici non sono sufficienti per prendere una decisione del genere, sia perché Reggio Calabria continuerà, come ha sempre fatto, a custodire la sua più grande fortuna a casa.
Gli animi infervorati per giusto patriottismo e per giusta difesa delle risorse cittadine hanno fatto discutere l’opinione pubblica ma in realtà non è che un ciclo di storia che si ripete a distanza di trentadue anni. La paura ha gonfiato le parole, l’orgoglio le ha sferzate violente ma in realtà Reggio Calabria non ha niente da temere: non solo le valigie per i Bronzi non sono pronte ma non sono mai state nemmeno acquistate.