A Reggio Calabria l’incontro dal titolo “70 anni di Repubblica – passato, presente e futuro”

Festa repubblica“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”. Con queste parole di Piero Calamandrei, il giornalista Alessandro Russo ha aperto l’incontro “70 anni di Repubblica – passato, presente e futuro”, organizzato dall’Istituto comprensivo “Radice-Alighieri” di Catona a ridosso della festa del 2 giugno, in una gremitissima sala “Ciprioti” del Centro civico di Arghillà. A precedere l’incontro l’inno di Mameli suonato dal Gruppo bandistico di Catona (Associazione Euterpe) diretto da Giuseppe Maira. «Abbiamo voluto fortemente questo incontro – ha esordito il dirigente scolastico Simona Sapone – proprio perché parlare della nascita della Repubblica, della Costituzione, delle conquiste civili come il voto alle donne, ha un valore aggiunto in aree periferiche come questa dove a volte i diritti elementari fanno fatica a farsi strada». Tra il pubblico tantissimi studenti delle terze classi dell’istituto, che sulla nascita dell’Italia repubblicana hanno realizzato un percorso didattico concretizzatosi in un video proiettato nel corso del dibattito.

 Il docente di storia Antonino Romeo ha ripercorso i passaggi che portarono al referendum del 2 giugno 1946, con la vittoria della forma repubblicana sulla monarchia, la prima volta del voto alle donne (in realtà c’era stato un precedente sulle amministrative) e l’elezione dell’Assemblea costituente. «Il problema della Festa della Repubblica – ha detto Romeo – è che è poco radicata nella sensibilità dei cittadini e noi dovremmo domandarci perché. Se iniziassimo da questa riflessione poi sarebbe possibile costruire qualcosa di positivo». Il professore di diritto costituzionale dell’Università Mediterranea, Antonino Spadaro, ha esaminato i profili attuali della carta costituzionale e lo stato di salute della nostra democrazia. Per Spadaro, indipendentemente dal giudizio che ciascuno può dare sulle riforme costituzionali che saranno oggetto di valutazione nel referendum di ottobre, il dato è che i principi fondamentali non vengono assolutamente toccati. Vale a dire che ciascuno – a suo avviso – potrà votare sì o no senza timori che gli assetti della nostra democrazia vengano stravolti. Il magistrato Roberto Lucisano, presidente della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, ha sviluppato il tema del futuro e dei percorsi di legalità. Percorsi che necessariamente si intrecciano in questa terra con la necessità di debellare la ‘ndrangheta, il malaffare e la corruzione, con una battaglia che non può essere vinta solo sul fronte repressivo in un’area del paese «dove esistono fortissime intelligenze individuali ma manca un’intelligenza collettiva, volta al bene comune». «La nostra – ha aggiunto – non è una democrazia compiuta nei fatti, purtroppo la Costituzione materiale non è nei termini della Costituzione formale. La cosa più importante sarebbe attuare la carta costituzionale nello spirto dei costituenti e nei principi fondamentali che l’anno ispirata». Dopo l’esecuzione del brano in tre movimenti “Crebula”, a cura del Gruppo bandistico di Catona, il sindaco Giuseppe Falcomatà ha aperto la seconda parte dell’incontro, con un parallelo di forte impatto emotivo tra la tragedia dei migranti di oggi, morti in mare per fuggire da miseria, violenza e dittatura, e l’esodo dei calabresi di ieri verso altre terre in cerca di un futuro migliore. Anche per Falcomatà uno dei mali di questa terra è l’incapacità di fare rete, di agire per il bene comune, spesso a partire proprio da chi ricopre incarichi istituzionali.

 L’assessore provinciale alla Cultura e alla legalità, Eduardo Lamberti Castronuovo, ha sottolineato come la Costituzione evidenzi il ruolo dei percorsi culturali come sale della democrazia. Grande importanza, da questo punto di vista, hanno iniziative come quelle che hanno portato allo sviluppo delle bande musicali nella provincia di Reggio Calabria o all’apertura del Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi”, con l’esposizione dei preziosi dipinti confiscati alla ‘ndrangheta. «In questo modo, grazie alla cultura – ha chiuso l’assessore Castronuovo – lo Stato ha vinto». Giuseppe Raffa, presidente di quella Provincia di Reggio Calabria che proprio in questi giorni cede il passo alla Città di metropolitana, ha affermato che le riforme istituzionali volute dal Governo danneggiano l’assetto della democrazia. Per Raffa, come per Lamberti, le migliori risposte sul piano dello sviluppo dei diritti e della lotta alla cappa mafiosa che incombe sul nostro territorio, la Provincia le ha date con le risposte concrete sul campo: le numerose opere avviate e e la realizzazione di importanti punti di riferimento culturali per le giovani generazioni. Raffa ha auspicato che la strada aperta dell’amministrazione provinciale – ormai ultima – di Reggio Calabria, non venga abbandonata ma possa essere ampliata e sviluppata per l’interesse dei cittadini. I ringraziamenti agli organizzatori guidati dalla docente Rosa Olivo, un brano in tre movimenti e nuovamente l’inno di Mameli hanno chiuso, tra gli applausi, un incontro che certamente ha lasciato il segno per la qualità e l’intensità dei contenuti.