Reggio Calabria, Legambiente ribadisce il suo “no” alla realizzazione della centrale a carbone di Saline

Nuccio Barillà, dirigente nazionale di Legambiente, ribadisce la posizione dell’Associazione contro la realizzazione della centrale a carbone a Saline Joniche

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La sentenza con cui il Consiglio di Stato ha avvalorato le ragioni della SEI sulla vicenda della Centrale a carbone di Saline Joniche, ribaltando la precedente sentenza del TAR Lazio, non ci convince e ci amareggia ma non ci abbatte né ci farà indietreggiare di un millimetro nella lotta contro la realizzazione dell’impianto al veleno“. È questo il commento immediato che fa Legambiente Città Metropolitana per bocca di Nuccio Barillà che è anche tra i dirigenti nazionali dell’Associazione.
Intanto va precisato che il pronunciamento finale del Consiglio di Stato sancisce non il via libera definitivo alla costruzione della centrale ma solo la sua potenziale realizzabilità, ritenuto legittimo il procedimento seguito in riferimento specifico all’autorizzazione di compatibilità ambientale e all’autorizzazione integrata ambientale. Su questo si era espressamente focalizzato, con contrastanti pronunciamenti, il contenzioso. In realtà il positivo parere VIA, ora avallato, si inserisce quale parte integrante all’interno dell’autorizzazione unica che dovrà essere eventualmente rilasciata dal Ministero dello Sviluppo Economico, a seguito di un procedimento al quale sono, per legge, chiamate a partecipare le Amministrazioni statali e locali interessate, d’intesa con la Regione sul cui territorio ricadrebbe l’intervento. Prima della decisione finale è prevista la conferenza dei servizi presso il Ministero dello Sviluppo Economico e, soprattutto, sarà necessaria e decisiva la successiva intesa forte con la Regione Calabria. È lo stesso Consiglio di Stato ad affermare espressamente nella sua sentenza che l’autorizzazione unica e l’intesa forte sono comunque necessarie. Senza trascurare il fatto che la SEI dovrebbe in fase istruttoria, prima del rilascio dell’intesa regionale, ottemperare alle ben 59 pesanti prescrizioni disposte dalla Commissione VIA, che non sono un accessorio ma entrano a far parte del dispositivo dell’atto.
Se dunque la Regione Calabria, anche in presenza di una eventuale, non affatto scontata, conclusione favorevole della Conferenza dei Servizi, confermerà, motivandolo bene, il no alla centrale – come ha sempre fatto finora nettamente in tutti gli atti e le decisioni ufficiali adottate – si chiuderebbe per sempre una vicenda allucinante sulla quale, come ha detto, in occasione della precedente sentenza del TAR Lazio, il Presidente Oliverio, «è giunto il momento di mettere un punto finale». Rifiuto al rilascio dell’intesa significherebbe diniego al rilascio dell’autorizzazione stessa.
Tutto ciò senza considerare il fatto che ormai progetti energetici, come quello di Saline Joniche pensato addirittura quasi dieci anni fa, hanno, se ipoteticamente possibile, ancora meno senso di allora, anche sul piano strettamente economico e della stessa convenienza societaria, in uno scenario completamente cambiato grazie anche alla rilevante diffusione delle fonti rinnovabili e a fronte della crisi degli impianti termoelettrici e dei nuovi indirizzi energetici e di sviluppo individuati a livello globale e locale. Il Governo stesso ci penserebbe dieci volte prima di dare il proprio ok.
La SEI e Repower (che ormai esplicitamente ha preso da tempo atto del fallimento dell’investimento avventuroso sul carbone), mentre incassano un risultato favorevole, sanno benissimo che la sentenza del Consiglio di Stato, nella sostanza, è una “vittoria di Pirro”. Altro che “via libera” al carbone, a Saline Joniche bisogna porre fine ai giochi d’azzardo e immediatamente voltare pagina“.