Reggio Calabria, la triste storia della signora Carrozza: da 11 anni attende un alloggio popolare

Alloggio PopolareLe difficoltà l’hanno allenata alla tenacia per buona parte della sua vita. Per questo oggi la sig.ra Carrozza difende con le unghie il suo diritto ad un alloggio popolare e non si arrende. Suo marito, operaio agricolo, è vincitore del bando 2005 per l’assegnazione degli alloggi di Edilizia residenziale pubblica, collocato in graduatoria tra i primi sessanta. A undici anni dal bando, è riuscito ad ottenere finora, tramite un ricorso al Tar, solo un decreto di assegnazione. Nonostante il più grande dei suoi tre figli, affetto da sindrome di down, la tenga occupata incessantemente, la signora Carrozza continua a chiedere conto, negli uffici amministrativi del Comune, dei tempi necessari affinché il suo diritto venga garantito. La risposta è sempre uguale, l’ultima dalla voce del vice sindaco Saverio Anghelone. “Dicono che dobbiamo aspettare – racconta la signora - che non ci sono alloggi e che stanno lavorando”. Eppure in questi anni di attesa tante cose avrebbe voluto non vederle né ascoltarle. “Non posso accettare che per ottenere un alloggio popolare bisogna occuparlo, come ho visto fare in questi anni –spiega con convinzione - non fa parte di me agire nell’illegalità”. Intanto continua a pagare circa 400 euro per un alloggio in affitto, tagliando su tutto il resto e assistendo senza sosta e senza aiuto il suo primogenito, oggi trentenne. “La risposta del sindaco Falcomatà all’assemblea cittadina dello scorso marzo mi aveva dato speranza – racconta ancora Carrozza – per aprile mi aspettavo una risposta positiva». E invece sono arrivate le dichiarazioni pubbliche del consigliere delegato Giovanni Minniti, secondo il quale gli alloggi disponibili si conterebbero sulle dita di una mano. Eppure quanto già rilevato nella Relazione della commissione d’accesso al Comune di Reggio Calabria nel 2012 sembrerebbe ancora attuale. Non risulta infatti ancora oggi un serio «esercizio dell’obbligo di verifica e controllo dei requisiti soggettivi dei beneficiari”. E se il Comune non effettua i controlli previsti dalla legge per far decadere gli assegnatari che non abbiano più i requisiti previsti, sarà difficile che gli alloggi possano rientrare nella disponibilità dell’Ente, anziché essere illegalmente affittati o adibiti ad altri usi. “Da bambina non capivo cosa significasse avere “bisogno” – conclude con amarezza la signora Carrozza – ma oggi mi rendo conto cosa vuol dire scontrarsi con il Potere nella condizione di chi ha un diritto e non ha la forza per rivendicarlo“.